Se i morti sono tanti, i profitti aumentano

La guerra è una catastrofe, ma non per tutti: c’è chi può guadagnarci. Come ha scritto più di venti anni fa Mike Davis, “le catastrofi naturali sono occasioni ghiotte per i superprofitti del capitale, meglio se corredati da un alto numero di morti”. Ogni anno si verificano nel mondo tra 350 e 500 catastrofi, che per la maggior parte ricevono poca attenzione.

Riprendiamo da “Strisciarossa” questo commento di Ugo Leone.

Altre guerre vi sono in tante altre parti della Terra. Altri problemi – pandemie, malnutrizione, desertificazione, siccità…- vi sono, in aggiunta in molte parti della Terra.
Né basta: vi sono anche altre catastrofi: quelle che in “The New Humanitarian” del 7 giugno 2022 vengono definite le catastrofi dimenticate.
Ne dà conto la free lance Paula Dupraz-Dobias (La maggior parte dei fondi per gli aiuti va a pochi disastri. E il resto?) che risiede in Svizzera, ma opera tra Perù e Stati Uniti, ricordando che “Ogni anno, negli ultimi due decenni, si stima che a livello globale si siano verificati da 350 a 500 disastri di dimensioni medio-grandi; numeri previsti solo in ulteriore aumento a causa della crisi climatica. Ma molti, ricevono poca attenzione al di là delle aree direttamente interessate. Di conseguenza, la risposta può essere molto inferiore a quella necessaria.”

“Meglio se i morti sono tanti”

In Nepal la stagione dei monsoni nel 2021 ha provocato 673 vittime, 18 mila sfollati e danni per 50 milioni di dollari. Nella regione amazzonica del Perù, un terremoto seguito da una serie di inondazioni ha compromesso l’unica fonte di reddito di migliaia di agricoltori.
Quello che lega i due disastri, oltre al ruolo della crisi climatica, è che difficilmente sono arrivati alle cronache internazionali.
Vi è dunque, molto “altro” come “Strisciarossa” ha già più volte ricordato, ma da quattro mesi è la guerra russo-ucraina ad attirare le totali attenzioni dei Paesi del “primo” mondo.
Perché? Una brutta, tremenda risposta l’ha data venti anni fa Mike Davis (Olocausti tardovittoriani. El niño, le carestie e la nascita del Terzo Mondo, Feltrinelli, 2001) scrivendo che “le catastrofi naturali sono occasioni ghiotte per i superprofitti del capitale, meglio se corredati da un alto numero di morti”.
Quando Mike Davis ne ha scritto pochi erano ben consapevoli che esistesse uno Stato di nome Ucraina; non pochi continuavano a chiamare la Russia Unione Sovietica; e la Russia era già pronta a prendersi la Crimea quasi senza colpo ferire: nei corpi e negli spiriti di chi vi avrebbe assistito.
Allora perché ricordarlo ora a proposito della guerra tra Russi e Ucraini?

“Nuove opportunità”

Perché anche le guerre – questa in corso ancor più di altre sia pur contemporanee – sono una catastrofe.

Il presidente di Confindustria Bonomi con il presidente ucraino Zelenski.

Non naturale, certamente. Ma, peggio, umana. E, come attesta l’ultima (solo in ordine cronologico) visita a Kiev del presidente della Confindustria italiana, gli interessi sono anche maggiori. Ne dà notizia (chi meglio?) “Il Sole24ore”: «Dopo l’incontro con il presidente ucraino Volodymyr Zelensky lunedì 20, il presidente di Confindustria, Carlo Bonomi, ha avuto una riunione con il ministro degli Esteri Dmytro Kuleba. L’incontro, ha sottolineato lo stesso Kuleba su Twitter, è stato “utile. La guerra è tempo di sfide, ma anche tempo di opportunità. Daremo il benvenuto a più imprese italiane e le incoraggeremo a esplorare nuove opportunità che l’Ucraina ha da offrire”, continua Kuleba nel suo messaggio.

Le distruzioni fanno bene al PIL

Bonomi, durante l’incontro con il presidente ucraino aveva assicurato l’impegno delle imprese italiane nella ricostruzione dell’Ucraina. Il numero uno degli industriali è andato di persona a stringere la mano al leader dell’Ucraina proprio per dimostrare che il mondo imprenditoriale italiano sarà in prima linea nel risollevare il paese dalle macerie.
“È stato un incontro molto importante, ha rafforzato lo spirito della missione che aveva già anticipato il presidente Draghi, che è solo tramite i valori di libertà e di democrazia si può avere uno sviluppo economico e sociale”, ha detto Bonomi, intervistato dal Tg1, in un collegamento dalla capitale ucraina.
Caro Papa Francesco, che ne vuoi sperare che la guerra finisca presto? Tu che, quando con la dovuta severità individui le responsabilità e accusi chi non si cura di morti e distruzioni ma va avanti a sparare e ad uccidere, chiedi sempre “per favore” di smetterla per sempre. Tu ti rendi conto che aveva ragione Mike Davis e che più edifici e città si distruggono più se ne possono ricostruire e aumenta pure il PIL?
Caro Francesco, come si dice a Napoli: chi di speranza vive disperato muore.

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UGO LEONE
UGO LEONE
Già professore ordinario di politica dell'ambiente presso la Facoltà di Scienze politiche dell'Università di Napoli "Federico II". I suoi interessi scientifici e i contenuti delle sue pubblicazioni sono incentrati prevalentemente sui problemi dell'ambiente e del Mezzogiorno. E' autore di numerosi volumi e editorialista dell'edizione napoletana del quotidiano "la Repubblica". Per molti anni è stato presidente del Parco nazionale de Vesuvio.

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Già professore ordinario di politica dell'ambiente presso la Facoltà di Scienze politiche dell'Università di Napoli "Federico II". I suoi interessi scientifici e i contenuti delle sue pubblicazioni sono incentrati prevalentemente sui problemi dell'ambiente e del Mezzogiorno. E' autore di numerosi volumi e editorialista dell'edizione napoletana del quotidiano "la Repubblica". Per molti anni è stato presidente del Parco nazionale de Vesuvio.

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