Se la pace diventa una casa al Salone del libro di Torino

È proprio Nicola Lagioia a svelare uno dei successi della XXXIV edizione del Salone Internazionale del Libro di Torino: si sono portati i problemi che dalla guerra alla crisi climatica tuonano fuori dal Salone, al suo interno, facendone oggetto di discussioni. «Parlare dei problemi ci fa sentire meno soli.» È su questa idea che è nata, come grande novità di quest’anno, La Casa della Pace.

Alla Casa della Pace, nei cinque giorni di Salone, si sono alternati incontri e dibattiti a cura di associazioni e istituzioni sui temi dell’educazione alla pace e al dialogo. Come tutte le case che si rispettino, la Casa della Pace voleva essere uno spazio di confronto e condivisione, per affrontare, attraverso il dialogo, come sia cambiata la nostra realtà a partire dallo scorso 24 febbraio. La volontà è stata quella di dar voce ai reporter di guerra, ai geopolitici e allo stesso popolo ucraino, rappresentato, in collegamento, dagli scrittori Jurij Andruchovyč, Andrei Kurkov e Sergi Zhadan.

Le testimonianze della guerra dei giornalisti e i bigliettini di pace dei bambini

Tante le testimonianze dei giornalisti che si sono recati in Ucraina, facendosi testimoni di quella che noi continuiamo a definire guerra ma che la giornalista Francesca Mannocchi, durante il suo incontro, ci ha invitato a definire invasione.

La giornalista Francesca Mannocchi dialoga con il direttore de La Stampa Massimo Giannini. Le foto del Salone sono di Chiara Pasqualini, Alessandro Fucilla, Ernesto Ruscio/MIP.

La guerra avviene solo quando entrambi i territori se ne fanno scenario, in questo caso, invece, solo il territorio ucraino ne sta riportando le conseguenze.

E poi le testimonianze di Lorenzo Cremonesi, inviato per Il Corriere della Sera e di Annalisa Camilli per Internazionale. Cecilia Sala, invece, ha saputo raccontare, attraverso un podcast quotidiano, Stories, gli aggiornamenti e le storie di vita comune sconvolta, durante le sue trasferte in territorio ucraino.

L’attenzione per l’educazione alla pace passa per l’educazione alla storia, alla conoscenza approfondita e alla geopolitica. Per questo motivo, uno degli ospiti più attesi è stato Dario Fabbri, geopolitico e direttore della rivista Domino. Nel suo incontro ha voluto ripercorrere i legami tra Ucraina e Russia dalla storia antica a quella moderna e contemporanea. Convinto che non sia mai vero che vi sia solo un uomo a modificare la storia, Dario Fabbri dimostra come anche questa invasione sia “una perfetta incarnazione della mentalità russa, paranoica e convinta di voler diventare ed essere una grande potenza.”

Più di 168.000 i partecipanti all’ultima edizione del Salone del libro. Le foto sono di Chiara Pasqualini, Alessandro Fucilla ed Ernesto Ruscio/MIP.

A questo punto, il testimone passa direttamente ai lettori che, nella Casa della Pace, hanno potuto scegliere tra oltre 500 titoli sui temi trattati e sulla letteratura ucraina. Vicino alla libreria, era inoltre presente uno spazio per chi volesse scrivere un messaggio di Pace su delle cartoline. Tanti i bambini che hanno voluto lasciare il loro pensiero, che verrà spedito in diversi centri di accoglienza.

Un’idea di pace che ci riporta a trent’anni fa

Il tema della pace è stato uno dei temi più importanti dell’edizione. Lo dimostra il primo incontro che ha dato inizio al Salone: Maria Falcone ha incontrato i ragazzi delle scuole per commemorare la morte di suo fratello, nel suo trentesimo anniversario. Oltre ai simpatici ricordi personali, come Giovanni che da piccolo amava travestirsi da Zorro, e che giocava all’oratorio con quelli che sarebbero poi divenuti boss mafiosi, sono tanti i messaggi che Maria Falcone ha voluto lasciare ai ragazzi. A partire da quella frase di Kennedy che suo fratello teneva sempre nel portafoglio:

Un uomo fa quello che è suo dovere fare, quali che siano le conseguenze personali, quali che siano gli ostacoli, i pericoli o le pressioni. Questa è la base di tutta la moralità umana.

Per poi passare all’unico grande monito del suo intervento: l’educazione alla pace e alla giustizia deve passare attraverso le nuove generazioni. Perché se è vero che la mafia sia un fenomeno umano e come tutti i fenomeni umani avrà una fine, è anche vero che questa fine dipende dalla società e da tutti i cittadini.

Maria Falcone dialoga con il direttore de La Stampa Massimo Giannini. Le foto del Salone sono di Chiara Pasqualini, Alessandro Fucilla ed Ernesto Ruscio/MIP

E Maria Falcone ha le idee molto chiare su chi puntare per lottare e sconfiggere la mafia. Lo dice chiaramente alla fine dell’incontro: “Io lascio il testimone a voi, a voi giovani.” A seguire, c’è un lungo applauso per lei, per le sue parole e per il giudice Giovanni Falcone.

Scrive per noi

Carola Speranza
Carola Speranza
Dopo aver conseguito la doppia laurea triennale nel dipartimento di Lettere moderne all’Università degli studi di Torino e Université Savoie Mont-Blanc, ottiene la laurea magistrale binazionale in Filologia moderna all’Università Sapienza di Roma e Sorbonne Université di Parigi. È fondatrice e autrice del blog “Grandi Storielle”.

Carola Speranza

Dopo aver conseguito la doppia laurea triennale nel dipartimento di Lettere moderne all’Università degli studi di Torino e Université Savoie Mont-Blanc, ottiene la laurea magistrale binazionale in Filologia moderna all’Università Sapienza di Roma e Sorbonne Université di Parigi. È fondatrice e autrice del blog “Grandi Storielle”.

Carola Speranza has 24 posts and counting. See all posts by Carola Speranza

Parliamone ;-)