Siamo nati per camminare: l’opuscolo sul progetto-gioco a tema relazione tra bambini e spazi pubblici

Dal progetto Siamo nati per camminare, rivolto ai bambini e alle bambine che frequentano le scuole primarie e l’ultimo anno delle scuole d’infanzia, ai loro educatori e alle loro famiglie e impostato in modo da rendere più sostenibile la mobilità casa-scuola e da contribuire a costruire una relazione sana tra bambini e spazi pubblici, nasce il libretto “Siamo nati per camminare – a che gioco giochiamo?”. L’opuscolo, composto da poco più di 30 pagine, ha come scopo quello di sensibilizzare bambini e adulti sul modo migliore di vivere gli spazi, e aiutarli a riflettere su quanto il contesto urbano debba e possa essere facilitante del livello di qualità della vita dell’intera comunità attraverso il gioco.

La copertina del libretto

Il contenuto del libretto

Il libretto “a che gioco giochiamo?” è reperibile online a questo indirizzo, e contiene, tra gli altri, un contributo della sociologa Letizia Montalbano, che collabora regolarmente con .eco, dal titolo “Tante strade per giocare”. Nelle sue parole risuona la necessità di un ritorno alla socializzazione non solo negli spazi virtuali, ma anche in quelli reali, soprattutto nel contesto post-pandemico in cui ci troviamo e in particolare in riferimento alle categorie più vulnerabili, come quella dei bambini e quella degli anziani.

La ricchezza del volume “Siamo nati per camminare – a che gioco giochiamo?” risiede nella varietà dei suoi contenuti, che spaziano da immagini e fotografie che esemplificano l’oggetto dei contributi a esempi di esperienze concrete, come gli Spielplatz in Germania o l’esperienza di Reggio Emilia del progetto Coriandoline, dove quella porzione di quartiere è nata dalla progettazione partecipata e la consultazione di oltre 700 bambini; da prospettive più teoriche, come il testo del Game designer e Ph.D in Culture della comunicazione Mauro Salvador dal titolo “Il secolo ludico, fra giochi urbani e progettazione condivisa”, a veri e propri spunti di lavoro, come un auspicato ritorno ai giochi con i gessetti sull’asfalto o alla creazione di una relazione dei bambini con, per esempio, i negozianti di quartiere davanti alle vetrine dei quali i bambini devono riprendere a giocare.

Il libretto nella sua totalità, dunque, costituisce uno strumento fondamentale non solo per le persone a cui è direttamente rivolto, cioè i bambini, i loro educatori e le loro famiglie, ma per tutti quanti, poiché stimola la riflessione sulla necessità di una riappropriazione degli spazi e di un nuovo modo di attraversarli e di viverli, in modo che tra persone e ambienti nascano delle relazioni e si abbattano le distanze che la pandemia ha contribuito a creare.

Scrive per noi

Chiara Pedrocchi
Laureata in Lettere Moderne all’Università di Siena, si sta laureando in Antropologia Culturale ed Etnologia all’Università di Torino. Oltre che per .eco scrive per Scomodo, e in passato ha collaborato con Lo Sbuffo e ViaggiNews.com. Aspirante giornalista, si interessa di ambiente, diritti umani e sessualità.

Chiara Pedrocchi

Laureata in Lettere Moderne all’Università di Siena, si sta laureando in Antropologia Culturale ed Etnologia all’Università di Torino. Oltre che per .eco scrive per Scomodo, e in passato ha collaborato con Lo Sbuffo e ViaggiNews.com. Aspirante giornalista, si interessa di ambiente, diritti umani e sessualità.

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