Sicurezza, pace/guerra,” vetrinizzazione” sociale

Caffè filosofico 4. “La società occidentale è una buona idea” (Gandhi). Ma se basata sulla tolleranza e sulla intransigenza nella difesa dei valori democratici. Filosofi contro i foreign fighters

 

di Tiziana C. Carena

 

 

Interessante come sempre la mezz’ora di Lucia Annunziata, la rubrica domenicale su Rai Tre. Vedi il tempo che scorre, ma mentre vedi il tempo che scorre ti informi sentendo. Tempo fa erano presenti con Lucia Annunziata, Franco Gabrielli e Maurizio Molinari, già nuovo direttore de La Stampa in pectore, Gabrielli è il nuovo prefetto di Roma, funzionario dello Stato a pieno titolo, com’egli si definisce.

 

Un patto sociale per la sicurezza?

 

Si è parlato di vari argomenti di estremo interesse per l’opinione pubblica, in particolare della sicurezza, dell’intelligence, dei sistemi di protezione, di come allertare l’opinione pubblica e di quale allerta sia, comunque, in opera a seguito dei fatti noti. Si è parlato del rischio zero e della sicurezza assoluta e, nel contempo, di non essere eccessivamente tranquilli: questa è la grande sicurezza per una difesa efficace. Si è parlato, inoltre, dei flussi migratori delle persone che entrano e che escono, del ruolo persuasivo delle immagini non positive nei confronti dell’opinione pubblica, del pacifismo, delle rassicurazioni interne, dei foreign fighters, ma soprattutto si è ribadita, a più riprese, una sorta di patto sociale tra civili e sicurezza, di collaborazione dei civili con le forze di sicurezza, di una sorta di patto o di alleanza sociale.

Scenari di emergenza

 

A un certo punto Gabrielli ha osservato che il resto riguardante la protezione si vedrà, comunque, sul campo. La Nunziata ha chiesto «Sul caso?», Gabrielli risponde che non dobbiamo avere visioni fatalistiche e che non è il caso a essere in questione, qui. Però un celebre teorico della guerra (e qui si parla di guerra) nel libro primo, paragrafo 20, del trattato Sulla guerra (1832): «Non c’è attività umana che stia in contatto così costante e generale con il caso quanto la guerra». Già il commentatore di Aristotele, Alessandro di Afrodisia (II secolo d. C), distingueva accuratamente il destino dal caso: il destino è legge, regolarità, per quanto arcana, il caso è soltanto maggiore o minore probabilità. Dalle parole di Gabrielli il caso è inteso nel senso comune ove “caso” implica un discorso fatalistico, di un evento che non si può prevedere. Come a dire: fatalismo da” fatalità”, cioè un evento imprevedibile.

Lo scenario dell’emergenza di cui si parla qui si riferisce all’evento del Giubileo. E si è ribadita l’importanza di poter contare sulla presenza di professionisti preparati, con un’esperienza formata soprattutto sul campo. Molinari sollecitato dalle domande incalzanti della Nunziata sugli attacchi terroristici in Europa riporta alcuni pensieri che parlano dell’inizio di una tempesta, di questi attacchi alimentati da un’ideologia distruttiva, del fatto che l’Europa per i terroristi è una palestra usata per dimostrare al loro pubblico quello che sanno fare. È una guerra tribale, arriva a dire.

Gabrielli ha parlato a più riprese: il nostro paese è molto coinvolto nelle missioni di pace, oltre 5000 uomini operano qua e là, ruolo e modalità che i nostri militari. Il sistema sociale viene a essere ora, una tensione tra pace, sicurezza, tempeste, guerra tribale e alleanze collettive, i mezzi di comunicazione di massa dovrebbero cercare di spiegarci il mercato nero delle armi, come, da che cosa, si alimenta il terrorismo in Europa, andando un poco a vedere quello che sta sotto la punta dell’iceberg.

 

Tecnocrazia e/o libertà

 

Ma, forse, è meglio ripartire dalla rilettura dall’articolo uscito a pag. 9 de La stampa il 21 novembre 2015 proprio su questi temi o meglio gravi situazioni socio-politiche degli scenari dell’emergenza collettiva. Si richiede un’opinione pubblica preparata che sia anche collaborativa, resistente e resiliente per usare termini psicologici. Urge, in altri termini, il sostegno al sistema sociale per un’ecologia socio-politica. È noto che Habermas, nel suo Storia e critica dell’opinione pubblica, ha scritto: «Con i mezzi tecnologici di soddisfacimento dei bisogni aumentano, d’altra parte, anche i mezzi distruzione». La lotta al terrorismo, potremmo dire, non può che svolgersi all’altezza dei mezzi di diffusione della comunicazione che sono parte non piccola del progresso tecnologico.

Ritorniamo sull’importanza dell’uso controllato dei mezzi tecnologici (l’efficacia dei quali aveva già individuato, in tutta la sua importanza, la scuola di Francoforte, soprattutto Adorno). La tecnocrazia potrebbe diventare una uni-mente democratica in grado di contrastare efficacemente il fenomeno terroristico, anche sul piano mediatico, così importante in una guerra che è anche guerra psicologica. L’opinione pubblica potrebbe essere una forza decisiva, in questo senso, come aveva già intuito John Stuart Mill nel saggio Sulla libertà parlando della sintesi necessaria tra libertà individuale e libertà collettiva come anima dell’opinione pubblica stessa.

 

La vulnerabilità del terrorismo: una coscienza civile vigile

 

Proprio il sociologo Vanni Codeluppi ha parlato di “vetrinizzazione” sociale le sue ricerche riguardano, infatti, i fenomeni comunicativi presenti all’interno dei consumi, dei media, e della cultura di massa, nonché della propaganda politica. Proprio questa possibilità di utilizzare facilmente i media per comunicare con gli altri, moltiplica i messaggi che ciascuno produce su sé stesso. Il terrorismo non fa eccezione e proprio questa potrebbe essere la sua maggiore vulnerabilità: l’intervento di contrasto sul terreno mediatico ne depotenzierebbe alcuni tra i più pesanti effetti “collaterali” se accompagnato da una coscienza civile vigile. La “vetrinizzazione” sociale che è stata permessa in questi anni a tutti i livelli ha prodotto anche il marketing del male – pensiamo al reclutamento di terroristi suicidi nel persuadere al desiderio di morte. Ma è possibile invertire la funzione della “vetrinizzazione” sociale empiendola di contenuti a favore della pace e della tolleranza e dell’intransigenza nella difesa dei valori democratici. Non più quindi foreign fighters, ma foreign for freedom.

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