SOS: Stars on the Sea ci ricorda che non c’è più tempo

La quotidianità di una madre e dei suoi figli viene interrotta dall’allagamento improvviso della casa. L’unica via di salvezza sembra essere ai piani alti del palazzo in cui vivono; ma è una salvezza apparente e temporanea, perché l’acqua arriverà anche lì. Questa fuga disperata porta la madre e i suoi figli a salire sempre più in alto in cerca di un luogo in cui stabilirsi. Trovare un riparo, un luogo sicuro in cui progettare un futuro diventa però sempre più difficile. Ed ecco che allora la loro quotidianità subisce un mutamento: il continuo movimento, il cambiamento e la consapevolezza che nulla porterà mai alla salvezza sono ciò che ormai caratterizza la vita di questa famiglia. Infatti, arriverà ad un punto morto; non ci sono più scale da salire, e la famiglia si trova costretta a fermarsi sul tetto.

Palazzi galleggianti – che alludono alla fusione dei ghiacciai – si ritrovano immersi in un oceano di disperazione in cui la sventurata famiglia è costretta a tuffarsi. Da madre umana che cerca di portare in salvo la sua prole, la donna si trasforma in orso polare, madre con le stesse paure e gli stessi obiettivi, il cui destino ultimo sarà il medesimo.
Stars on the Sea” di Seung-Wook Jang riesce a raccontare con estrema delicatezza che siamo tutti connessi in questa eterna lotta contro i cambiamenti climatici e che la crisi ambientale colpisce tutti gli esseri viventi. Non importa se siamo umani o animali, se viviamo al pianterreno o all’ultimo piano del palazzo; quell’acqua raggiungerà tutti noi.

Gli esseri umani diventano orsi polari, gli orsi polari diventano stelle; stelle lontane, abitanti di un oceano che ha ormai sommerso le case di tutti, e che diventa così unico habitat in cui è necessario adattarsi per poter sopravvivere.
Se questo SOS non verrà ascoltato, molti habitat verranno distrutti e molte specie animali si estingueranno e diventeranno stelle, presto ricordate solo nei libri e nei documentari come questo.

Scrive per noi

Federica Benedetti
Ha studiato arte presso l’Accademia Albertina di Belle Arti di Torino e archeologia medievale presso la University of York in Inghilterra. È attualmente studentessa della magistrale di Antropologia Culturale ed Etnologia presso l’Università degli Studi di Torino. Ha pubblicato per Lavoro Culturale e la rivista pH.

Federica Benedetti

Ha studiato arte presso l’Accademia Albertina di Belle Arti di Torino e archeologia medievale presso la University of York in Inghilterra. È attualmente studentessa della magistrale di Antropologia Culturale ed Etnologia presso l’Università degli Studi di Torino. Ha pubblicato per Lavoro Culturale e la rivista pH.

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