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Speciale Salone del libro/Spazio virtuale: una manciata di parole

| Redazione

Tempo di lettura: 4 minuti

di Tiziana C. Carena e Francesco Ingravalle

Vito Mancuso, Questa vita, Milano, Garzanti, 2015 – Incontro con l’autore.

 

Torino. Arriva un minuto prima delle 11. Non vuole essere didascalico, ma il suo incontro, come preciserà per chiarezza espositiva, ma per affrontare un tema filosofico-teologico occorre un’efficacia comunicativa schematica, per punti. Soprattutto in quest’epoca di grandi connessioni è opportuno procedere così.

I punti sono dieci ed è una vera lezione che riguarda il suo nuovo libro.

Vuole chiarire anzitutto perché scrive: per passione.

 

di Tiziana C. Carena e Francesco Ingravalle

Vito Mancuso, Questa vita, Milano, Garzanti, 2015 – Incontro con l’autore.

 

Torino. Arriva un minuto prima delle 11. Non vuole essere didascalico, ma il suo incontro, come preciserà per chiarezza espositiva, ma per affrontare un tema filosofico-teologico occorre un’efficacia comunicativa schematica, per punti. Soprattutto in quest’epoca di grandi connessioni è opportuno procedere così.

I punti sono dieci ed è una vera lezione che riguarda il suo nuovo libro.

Vuole chiarire anzitutto perché scrive: per passione.

 

Il primo punto riguarda il vero problema che ogni essere umano in quanto essere pensante dovrebbe porsi: la relazione dell’essere umano con il processo cosmico. Queste forze cosmiche sono quelle che ci hanno permesso di venire al mondo e sono quelle che ci toglieranno dal mondo. Che relazione abbiamo con l’essere? Il processo che ci ha portato all’essere è energia e processo di formazione. Il secondo punto è Dio: Dio è il “di più di essere”, in senso stesso del processo cosmico. Terzo punto: flessione e ri-flessione; non tutti gli esseri umani pensano la loro relazione con il processo cosmico; non tutti, peraltro, vivono una relazione inconsapevole con il processo cosmico; noi esseri umani esistiamo proprio nella misura in cui siamo consapevoli del processo cosmico cui apparteniamo. Il sapere umano coincide con la consapevolezza dell’essere umani, dell’esistenza, delle relazioni. La mente umana è comunque incline a farsi un’idea dell’universo. Del resto, noi siamo quella particella dell’universo che è l’unica ad avere la capacità di pensare l’universo stesso: copula mundi nello splendore del pensiero. L’universo si flette nella mente e si spinge e spinge la mente a flettere e a riflettere. Una sorta di logica dialettica guida alla riflessione e alla nascita del pensiero compiuto. La filosofia, la teologia, la volontà di disporsi al divino a partire dal lògos è il dilatarsi a qualche cosa di più grande. Quarto punto: le visioni muovono dalle sensazioni; esistono diverse possibilità di percepire visioni del mondo a partire da visioni – o flessioni della mente- negative (paura, dolore, protesta, rabbia, vuoto, insensatezza, lamento) o da visioni – o flessioni della mente-  positive (gioia, allegria, stupore, quiete, ringraziamento, estasi, pace, bene, senso di giustizia) che danno luogo, poi, a riflessioni. Tutte le posizioni che privilegiano un polo a scapito dell’altro sono false. Ciascuno di noi vibra, esprime una musica che è data proprio dall’incontro con il mondo. Sia la filosofia, sia la teologia assumono senso soltanto quando portano a questa “vibrazione musicale”. Non è una scelta, né una modalità: prima si è disposti esistenzialmente; le scelte vengono dopo “se sei teista devi avere anche dentro di te la posizione ateista per avere una posizione piena, completa. L’onestà interiore vuole la verità, l’essere vero, trasparente, mediante il mio pensare, il mio agire. Essere ecumenico, avere un’anima vasta. Ho imparato queste cose dal cardinale Martini. Martini ripeteva che quest’antinomia credente/non credente deve essere interna al credente e al non credente.” Quinto punto: se questo è vero, se esiste a possibilità della mente che sviluppi questa ri-flessione, la questione diventa: qual è la tesi e quale l’antitesi? Vita, morte, cambiamento, evoluzione, mutazione….. Si tratta di un movimento dialettico, oppure di un caso, di un insensato accidente? Sesto punto: il mistero. La ragione offre dati per sostenere entrambe le tesi. Quando pensa questi dati, la ragione produce orientamenti contraddittori. Ciascuno valuti da sé il suo senso. Quando la ragione pretende di sapere, di chiudere, abbiamo il dogmatismo. Dogmatismo: sappiamo già tutto, abbiamo soltanto certezze. Io “chiudo” con il mistero, che non è un enigma; il mistero, se lo si pensa bene, diventa sempre più fitto, si rivolge alla nostra volontà, al sentimento. Mistero dato dalla diversa possibilità di sintesi: Norberto Bobbio, padre del pensiero laico, ha scritto nelle sue Ultime volontà, pubblicate da “La Stampa” il 10/01/2004: “Non mi riconosco né ateo, né agnostico; mi considero un uomo di ragione immerso nel mistero.”

Più eserciti la ragione, e più il mistero cresce; sia Kant, sia Wittgenstein, sia Pascal, hanno parlato di questo senso del mistero; Wittgenstein nel Tractatus afferma che “la vita è fuori rispetto allo spazio e al tempo.” Proprio il corsivo ci parla del senso del mistero. Nel settimo punto, l’azione si presenta come cura. Non siamo fatti solo di ragione, di pensiero; in noi c’è anche il sentimento che ci fa sentire una musica che vibra. La spiritualità e, appunto una colonna sonora, una musica interiore che ci spinge all’azione. la ragione ci consegna al mistero. Se si riflette sull’azione, si vede che essa è quello che ognuno è felice di ricevere quand’è caratterizzata da gentilezza, educazione, quando essa concilia forma e contenuto (la forma è la gentilezza, il contenuto è il bene), esattamente come quando ci si dispone verso qualcuno a cui si vuole bene (cure amorevoli e intelligenza). del resto don Lorenzo Milani scriveva che bisogna prendersi cura degli altri. Si può trovare la possibilità, la strada; non è la ragione che ci fa rispondere, ci fa agire, è piuttosto l’azione virtuosa, quando la riceviamo e la ricambiamo. Ottavo punto: la logica della vita e dell’intelligenza della cura; la logica della vita si compie nell’intelligenza della cura, oppure l’intelligenza della cura snatura la logica della vita? Il nono punto: il lato oscuro della vita che è innegabile, quale che sia l’angolo visuale dal quale si guarda. Esso è stato evidenziato già da Darwin (Struggle for Life), e, prima ancora, da Hobbes (guerra di tutti contro tutti). Ma il senso della lotta è la vita stessa: la continuazione della specie.  La vita contiene la lotta come momento necessario, ma nella sua essenza, la vita è altra cosa: cura, relazione, cooperazione, armonia (come si vede anche negli aspetti ‘famigliari’ della vita animale: la tigre, necessitata ad azzannare per vivere e per riprodursi, è tuttavia, madre affettuosa. Parlando degli affetti, la maternità è biologicamente potente). Decimo punto: Charlie Chaplin. Viene ricordato il discorso che il barbiere fa nel film Il grande dittatore “io non voglio fare il dittatore….” pensiamo troppo e sentiamo poco: occorrono umanità, bontà ed intelligenza. Questa è la vita per Vito Mancuso.