L’impronta della redazione

Detergenti ecologici per la pulizia dell’ufficio, carta riciclata o certificata FSC (Forest Stewardship Council), raccolta differenziata, stampanti in rete che supportano la funzione fronte-retro. E poi, sopra tutto, la legge incontrastata del risparmio, per combattere lo spreco, nemico primo dell’essere sostenibili. La redazione di .eco si mette alla prova per misurare – e ridurre – il proprio impatto sull’ambiente.
Leggi il numero di .eco dedicato all’impronta ecologica.

Tra Scilla della carta e Cariddi dell’elettronica

mario_salomone_-_copia A tirar su la mia impronta ecologica non saranno certo i trasporti (visto che vado prevalentemente a piedi, in tram o in treno) o l’alimentazione, essendo io se non vegetariano almeno “poco carnivoro”. Ma carta e elettronica senz’altro peseranno. Ai giornali in crisi non fa piacere che si colpevolizzi la carta e l’alternativa dell’online (che pure anche noi di .eco stiamo cercando di praticare) ci circonda di PC, telefonini e altri aggeggi. Con alta impronta di ciclo di vita e consumi energetici. Ma sono impronte che aiutano a combattere le altre: cultura e informazione sono tra gli strumenti per un futuro migliore.

Mario Salomone

Mamme a delinquere

bianca_la_placa_ridAl principio fu l’ovetto. Non quello di cioccolato con la sorpresa dentro, bensì quella specie di seggiolino per portare in auto i bambini molto piccoli. E poi tutine, body, giocattoli e accessori. In men che non si dica ero entrata nel “giro” dell’usato per bambini. E la mia piccola non era nemmeno nata! I vantaggi di questi circuiti di mamme dedite al riciclaggio con la determinazione di un’associazione per delinquere non sono pochi: dal mero fattore economico al piacere di sapere che il piumino-di-vere-piume-danesi potrà essere usato ancora un paio di volte da un altro bambino. La casa si riempie di pacchi con cartellini del tipo “troppo piccoli ma ancora decenti”, i sacchi di cellophane avvolgono palestrine e lettini in partenza per destinazioni esotiche. E davvero ci si sente in rete. Ah, se poi qualcuno ha un giaccone taglia tre anni…

Bianca La Placa

Non aprite quella porta

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Il 30% del cibo acquistato dagli italiani, quantità sufficiente a sfamare 44 milioni di persone, finisce nella spazzatura. Sono i dati di un recente studio condotto dalla Coldiretti su cui mi trovo a riflettere, orgogliosa del fatto di non poter essere annoverata tra gli “spreconi di cibo”. Grazie a piatti come il pasticcio di pasta, la torta salata e il dolce di pane riesco sempre a finire gli avanzi, riproponendoli sotto una veste nuova. L’attenzione per gli sprechi mi porta a spegnere la luce quando ritengo che quella “naturale” sia sufficiente, a staccare dalla presa il caricatore del cellulare quando non viene utilizzato e a riutilizzare l’acqua di cottura per innaffiare le piante.

Rimango soddisfatta di me stessa finché non apro il mio armadio, sigh! È pieno di vestiti, borse e scarpe inutilizzati… acquistati perché dovevano essere indispensabili, ma poi raramente usati.

Marta Taibi

Il tempo delle fragole

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Mia madre è una santa. Ormai conosce a memoria tutte le marche di prodotti che può o non può acquistare, ogni tipo di pesce considerato in via d’estinzione dal WWF o Greenpeace e non compra verdura che ha percorso più di 300 km.

In famiglia e in ufficio nessuno ha il coraggio di mangiare il tonno davanti a me – più che per ragioni etiche per non sentire le mie petulanti lamentele – e mia sorella si è dovuta piegare ai dettami della natura e mangiare le fragole, il suo frutto preferito, solo in primavera.
Compriamo sempre meno carne e se non proviene da allevamenti biologici sono pronta ad attaccare la mia litania: una solfa sulle terribili condizioni di vita degli animali tenuti negli allevamenti intensivi o sui problemi portati dalla deforestazione in Sud America, causata dalle multinazionali produttrici di carne.
Unica battaglia ancora aperta in famiglia: rinunciare completamente all’acqua in bottiglia, ma i primi segnali di cedimento iniziano a intravedersi.

Claudia Gaggiottino

Macchina o treno?

È ora del solito dilemma: macchina o treno? Vivo in campagna, mi scaldo con la legna, coltivo molto del cibo che consumo e il resto lo compro a km 0… La mia impronta ecologica potrebbe essere molto bassa non fosse che ogni giorno, dopo aver portato le bimbe a scuola, devo raggiungere la città. Alla stazione posso arrivare solo in auto e la quotidiana tentazione di proseguire fino a Torino senza dover parcheggiare, correre a prendere il treno, aspettare se è in ritardo e poi correre dalla stazione all’ufficio è sempre forte… Come mi raccontava Lester Brown nella sua ultima visita a Torino, i trasporti sono l’aspetto che più incide sulla nostra impronta ecologica. Potenzialmente, un cittadino di New York che vive in un palazzo costruito secondo criteri di risparmio energetico, che fa la spesa in uno dei numerosi mercati rionali e si muove con mezzi di trasporto pubblici produce meno CO2 di me, che mi sono spostata in campagna per condurre uno stile di vita più sostenibile. Paradossale, no?

Laura Coppo

Belle al naturale

I prodotti naturali ed ecologici costano sicuramente di più rispetto a quelli che si trovano abitualmente negli scaffali dei supermercati, ma i vantaggi sono numerosi e molto interessanti. Per esempio, da quando uso il detersivo ecologico per il bucato la vaschetta dell’ammorbidente non è più intasata e la lavatrice non allaga più il bagno. Invece, a proposito di cosmetici, usando un semplice sapone naturale al cento per cento (fate molta attenzione alle case produttrici che spacciano per naturali prodotti che non lo sono affatto) non ho più bisogno di usare altri 10 prodotti per idratare la pelle. Questi sono solo due esempi ma ne potrei fare molti altri…

Romina Anardo

Una vita a basso impatto

Da circa cinque anni ho cambiato il mio stile di vita e sto bene con me stessa e quasi in armonia con il mondo che mi ospita. Cerco di essere attenta a ciò che consumo e a scovare nei gesti quotidiani il modo più facile per diminuire la mia impronta ecologica. Ho iniziato a eliminare l’automobile e lo scooter per spostarmi da una parte all’altra della città. Mi muovo solo in bici o utilizzando i mezzi pubblici in caso di pioggia o neve. Poi ho apportato modifiche nel mio stile di vita domestico. Cerco di utilizzare l’acqua necessaria per la pulizia della casa. Ad esempio l’acqua di cottura della pasta con un cucchiaino d’aceto è efficace per lucidare i fornelli della cucina. La raccolta differenziata è d’obbligo a casa mia e ho ridotto notevolmente il consumo dell’usa e getta. Non acquisto più acqua confezionata e mangio carne o pesce solo una volta a settimana. Ho sostituito la maggior parte delle lampadine di casa con quelle a basso consumo e sto attenta a utilizzare in modo corretto gli elettrodomestici. L’unica pecca è che ancora non ho smesso di fumare, ma nel frattempo posso dichiarare di avere una vita a basso impatto.

Elena Giardina

La moda del riciclo

Essere leggera sulla Terra anche nella moda è stata un’ardua sfida, essendo la moda per antonomasia il settore dei consumi più esposto all’obsolescenza. Riciclare è il primo passo, ma non solo. Unendo l’utile al dilettevole, ho reso il riciclo una pratica proficua, non solo per l’ambiente e le mie tasche, ma anche per la mia creatività. Scampoli di stoffa, avanzi di lavoro da cucito, abiti dismessi, bottoni recuperati da camicie e cappotti, maglioni infeltriti, vecchie t-shirt: tutti materiali preziosissimi, salvati dalla spazzatura, per ricrearmi il guardaroba in modo originale e unico. Gli scambi con le amiche, poi, sono un ottimo stratagemma per ridare vita a un capo che per me ha perso il suo fascino o è diventato troppo stretto, mentre allestire una bancarella ai mercatini dell’usato è diventata un’abitudine a cui non so più rinunciare.

Giulia Maringoni

Eco friendly a Milano

laura_travierso

Riuscire a conciliare i ritmi di una grande città come Milano con comportamenti eco friendly non è sempre facile. Non volevo limitarmi alla sola raccolta differenziata, così pian piano ho cambiato alcune piccole abitudini. Bevo acqua dal rubinetto, lavatrice e lavastoviglie partono a pieno carico e solo la sera, tutte le prese di casa sono collegate alle ciabatte e vengono accese solo se utilizzate. E poi con due bimbi piccoli è divertente andare a piedi fino all’asilo e preparare il pane e la pizza in casa.

Laura Travierso

Dalla Puglia con furore

Da quando i miei genitori hanno deciso di coltivare un piccolo orto, le mie frequentazioni con i G.A.S. locali e con il banco frutta e verdura del mercato si sono di gran lunga diradate. Il tutto ha avuto due conseguenze principali: siamo diventati più attenti alla stagionalità dei prodotti e abbiamo aumentato il consumo di ortaggi, riducendo ulteriormente il già limitato apporto di carne.

Zucchine, melanzane, pomodori, cavolfiori, fagiolini: a seconda di ogni stagione c’è la verdura giusta. Certo, ogni tanto l’attenzione di mio padre per il mantenimento delle varietà locali “cozza” con le sue origini. L’ultima? A Bonzo, una piccola frazione delle piemontesi Valli di Lanzo, a 973 metri di altitudine, è riuscito a piantare la pugliesissima “ruca di ciuccio”. Quando si dice il richiamo della terra (madre)…

Marika Frontino

Bene i trasporti, disastrosa l’alimentazione

Che delusione: quando ho calcolato la mia impronta ecologica è emerso che è equivalente a due pianeti. Questo significa che ha un valore almeno doppio rispetto a quello che dovrebbe avere. Se tutti facessero come me, la Terra dovrebbe avere un fratello gemello per sostenerci tutti! Proprio io, che ho imposto ai miei genitori la raccolta differenziata, che ho convinto il mio fidanzato ad andare a lavorare in bici, che ho stimolato i miei colleghi a tenere la luce spenta quando bastano i raggi del sole.

Analizzando nel dettaglio le mie abitudini, emerge che il mio comportamento è virtuoso per quanto riguarda il trasporto, infatti mi sposto praticamente solo in bici o a piedi. Anche sul tema energetico sono sostenibile, perché ho il riscaldamento autonomo in casa e tengo la temperatura interna sempre contenuta, piuttosto mi metto addosso un maglione in più. Ma è l’alimentazione il mio cruccio: mangio troppa carne e troppi latticini, che sono i principali responsabili dell’elevato valore della mia impronta ecologica. Giuro che da domani cercherò di limitarmi per il bene del pianeta.

Elisabetta Cimnaghi

Adrenalina a cielo aperto

isola_palmaria

Amore e rispetto per l’ambiente, un modo nuovo di intendere lo sport e di migliorare il proprio rapporto con la natura tramite attività a bassissimo impatto ambientale, in altre parole “ecosport”.
Non più emozioni chiuse fra quattro mura, non più barriere architettoniche che limitano la fantasia, ma avventura, divertimento, adrenalina; il tutto all’insegna del rispetto per la natura e della valorizzazione del territorio e delle aree protette.
Nell’ampia scelta di discipline sportive che si possono praticare è pressoché impossibile non trovare quella che più si adatta al proprio gusto: dalla mountain bike al canyoning\rafting, dallo snorkeling alla canoa, dal parapendio allo sci\snowboard passando per il running/trail, il trekking, il nordic walking e tanti altri.
Personalmente è dall’ormai lontano 1996 che sono innamorato dell’acqua. Un amore difficile e complesso e forse proprio per questo unico, da curare con rispetto e coltivare nel tempo per poterlo mantenere vivo.
Dopo i primi anni di studi e tanta pratica sopra e sotto la superficie dell’acqua sono arrivati i risultati: brevetti subacquei, patentino nautico (che uso per timonare solo e rigorosamente barche a vela) e le prime opportunità di lavoro e da allora non mi sono più fermato. Ma ora è giunto il momento dei saluti e come si usa tra gli uomini di mare…buon vento!

Stefano Moretto

Calcola anche tu la tua impronta ecologica sul sito del WWF Svizzera e scopri come puoi ridurla.

 

Scrive per noi

Romina Anardo
Laureata in Scienze internazionali e diplomatiche con una tesi in Storia e istituzioni del mondo musulmano, dal titolo “I presupposti ideologici della rivoluzione iraniana”, lavora presso l’Istituto per l’Ambiente e l’Educazione Scholé Futuro Onlus.

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Laureata in Scienze internazionali e diplomatiche con una tesi in Storia e istituzioni del mondo musulmano, dal titolo “I presupposti ideologici della rivoluzione iraniana”, lavora presso l’Istituto per l’Ambiente e l’Educazione Scholé Futuro Onlus.

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