Tierra: una tazza di sostenibilità

“Partners for Sustainability. Insieme per il cambiamento sostenibile”. Questo il titolo del convegno organizzato il 26 ottobre scorso da Lavazza all’interno del Salone internazionale del gusto di Torino. Un dibattito sui modi concreti di fare impresa a partire dall’esperienza di Rainforest Alliance, l’ONG americana che da 25 anni opera nel campo della sostenibilità ambientale, sociale ed economica e che da 10 anni collabora con Lavazza per il progetto ¡Tierra!

Alla tavola rotonda, moderata dal giornalista di RAI 3 Oliviero Bergamini, hanno partecipato Giuseppe Lavazza, vicepresidente di Lavazza, Carlo Petrini, fondatore e presidente di Slow Food, Daniel R. Katz, fondatore di Rainforest Alliance e Ana Paula Tavares, vice presidente esecutivo di Rainforest Alliance.

Ma che cosa significa “cambiamento sostenibile”?

“In un mondo in cui anche le grandi multinazionali parlano di sostenibilità – ha precisato Carlo Petrini – dobbiamo ricordarci che la parola sustainable, che noi traduciamo con sostenibilità, in francese viene tradotta con durable cioè duraturo, durevole. Significa cioè dare benefici duraturi alle generazioni future Bisogna creare le condizioni perché le comunità possano avere una dimensione di coesione sociale, felicità, equità. Questo è il tipo di sviluppo che vogliamo far durare”.

Come si coniuga tutto ciò con le politiche aziendali? “Si tratta di realizzare i giusti profitti – continua Petrini – non i profitti ingordi. Le risorse naturali non sono infinite, bisogna cambiare atteggiamento: ridurre lo spreco, pagare meglio i contadini. Quando un’azienda si pone questi problemi allora inizia un processo virtuoso. Come ha fatto Lavazza con il progetto Tierra, un prototipo da clonare anche su altri alimenti e aziende”.

Tierra, è infatti un progetto di sostenibilità che, dal 2002 a oggi, ha coinvolto sei comunità produttrici di caffè in Honduras, Perù, Colombia, India, Brasile e Tanzania.

Incentrato sui tre aspetti fondamentali, quello della qualità del prodotto finale, dell’attenzione verso le condizioni di vita delle popolazioni dei paesi produttori di caffè e della tutela dell’ambiente, ha visto divenire autonome le comunità sudamericane di Perù, Honduras e Colombia, capitalizzando gli interventi sociali, formativi e ambientali attuati sul campo. Interventi che hanno portato alla nascita e alla distribuzione internazionale di un prodotto d’eccellenza: 100% arabica, 100% da coltivazione sostenibile certificato dall’ONG Rainforest Alliance.

Le prime tre comunità coinvolte nel progetto hanno raggiunto l’autonomia completa nel 2009, mentre gli interventi in atto in Brasile, India e Tanzania, stanno guidando le comunità verso il raggiungimento di questo obiettivo.

Certificare la sostenibilità

lavazza_tierra_colombia_4L’ONG internazionale Rainforest Alliance è il partner che Lavazza ha scelto per la certificazione di Tierra. La certificazione permette ai coltivatori di vendere il caffè a un prezzo superiore e accedere al mercato internazionale dei prodotti certificati. Inoltre, il rispetto dei parametri per la certificazione li aiuta a ottimizzare l’efficienza delle coltivazioni e a proteggere l’ambiente, fattori che contribuiscono al miglioramento delle loro condizioni lavorative e di vita.

“Il nostro metodo è quello di costruire relazioni, trovare soluzioni anche insieme ad aziende come Lavazza” spiega Daniel Katz, Board Chair di Rainforest Alliance.

Rainforest Alliance collabora infatti con multinazionali e con cooperative locali, per introdurre beni e servizi prodotti responsabilmente sul mercato globale.

“Il nostro obiettivo è quello di spingere le aziende verso la sostenibilità sociale e ambientale – aggiunge Ana Laura Tavares –. Oggi il 15% della produzione mondiale di banane è certificata Rain Forest Alliance e anche il 10% del tè. La sostenibilità è un valore economico e sociale. Vogliamo migliorare la produttività e la qualità del prodotto insieme ai produttori. La certificazione risponde a precisi indicatori ambientali e sociali che vanno dalla tutela dell’acque e della biodiversità alla presenza di scuole e cure mediche, al giusto salario, al rispetto delle comunità locali alla riduzione o eliminazione di prodotti chimici”.

Costruire insieme

Gli stessi principi condivisi dalla Fondazione Lavazza che vuole costruire progetti economici, ambientali e sociali in grado di rendere autonome le comunità locali. “In Tanzania – spiega Giuseppe Lavazza – sono previsti interventi sul campo che coinvolgeranno 750 produttori locali e le loro famiglie: la costruzione e l’inaugurazione della MaseRing Nursery School a Kirua, nel villaggio di Maande (regione di Kirua, a 1.200 metri di quota sul Monte Kilimangiaro). Inaugurata lo scorso luglio la scuola, che adotta il metodo Montessori, diventa il fulcro della comunità, permette di accudire i bambini durante le ore di lavoro, garantisce un’istruzione adeguata, i locali della scuola diventano anche il luogo dove incontrarsi e organizzare momenti di formazione per gli adulti su tecniche e pratiche agricole. È importante anche riuscire ad entrare in contatto con le vere esigenze delle comunità, superare le loro diffidenze realizzando le promesse, rendendo concrete le cose”.

“Dobbiamo essere protagonisti del cambiamento – aggiunge Carlo Petrini – ma la strada da percorrere è ancora lunga e difficile. Il caffè e il cacao per tre secoli sono stati rapinati dai paesi che li producevano e portati in occidente. Il 60% dei produttori di cacao non ha mai assaggiato una tavoletta di cioccolato. Mi auguro che nascano dieci, mille progetti Tierra”.

 

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