Un nuovo modo di vivere vecchio come il mondo

I quartieri cooperativi a servizi condivisi sono una delle strategie più sostenibili per affrontare i problemi sociali e ambientali di oggi. Il concetto è nato verso la fine degli anni ’70, in Danimarca, e ha poi preso piede nel resto d’Europa e negli Stati Uniti, dando vita a un vero e proprio revival del borgo tradizionale.

I pionieri del cohousing sperimentarono un modo di vivere più articolato rispetto alla nuclearità della famiglia, meno consumistico e più creativo, meno costoso e più armonioso, facilitando l’accesso alla casa. Il cohousing, a distanza di qualche decennio, si ripropone come stile di abitazione collaborativo, che mira a combattere l’emarginazione dell’individuo nella città contemporanea, dove è spesso carente il senso di identità e di appartenenza a una comunità e manca una conoscenza approfondita tra vicini di casa.
Le comunità cohousing offrono innumerevoli spazi comuni dove poter sopperire a tutte queste lacune: cucine, soggiorni, camere da riunione, biblioteche, salotti per la TV, laboratori per il fai da te, palestre, spazi gioco-studio per i ragazzi. Inoltre, spesso ci sono un orto e un giardino, lavatrici, camere per gli ospiti e, in alcuni casi, la co-proprietà di alcuni autoveicoli.

Vantaggi del co-abitare

Una tipica comunità cohousing comprende 20-40 abitazioni private, per famiglie e single. I residenti, impegnati in un processo continuo di progettazione e gestione partecipate, hanno la possibilità di prender parte a cene sociali, tornei o altre iniziative, ma senza alcun obbligo.
Il vero vantaggio sono, però, le relazioni informali che si sviluppano al suo interno, che consentono ai bambini di vivere liberi e spensierati senza la sorveglianza diretta del proprio genitore, in quanto ogni adulto diventa responsabile della salute e del benessere di ogni bambino.
Il senso di condivisione e di collaborazione è potenziato al massimo per mettere in circolo più risorse possibili e far sì che ognuno possa contare sul sostegno e l’assistenza di tutti gli altri. Ciò permette di alleggerire le tensioni e ridurre la complessità della vita, dello stress, dei costi e dei tempi di gestione delle attività quotidiane, evitando gli sprechi e il ricorso a servizi esterni, con evidenti benefici economici, oltre che risparmi energetici.
Il cohousing è un modello di vita sociale capace, in sostanza, di garantire: uno stile di vita pratico e genuino, progettazione partecipata, condivisione di spazi, attrezzature e risorse, strutture di gestione locali e non gerarchiche. Luoghi dove è ancora possibile instaurare un rapporto di “vicinato elettivo”, caratterizzato dal senso di appartenenza a una comunità intergenerazionale e da un ritrovato equilibrio tra il privato e il sociale, con riduzione della solitudine e delle patologie ad essa associate. Anche il design, in queste realtà, conferisce priorità all’individuo e all’uso degli spazi aperti, progettando ambienti accoglienti per bambini e anziani, dove la sicurezza è un valore aggiunto.

E in Italia?

Negli ultimi anni il cohousing si è diffuso anche in Italia, come opzione privilegiata tra le forme possibili del convivere. Tuttavia, l’evidente disparità tra la motivazione delle persone interessate al cohousing e la scarsa disponibilità degli enti pubblici e delle istituzioni locali a fornire sostegno normativo e strutture e immobili dismessi, hanno fatto maturare l’esigenza di raccordare tutte le esperienze esistenti per rinforzare il comune impegno e pervenire a maggiore concretezza.
Il 10 aprile 2010 è nata a Firenze la “Rete nazionale per il cohousing e l’abitare solidale”, un organismo libero, nato dal basso, apartitico e senza scopo di lucro, con la missione di interfacciarsi con enti locali, Regioni, progettisti, costruttori, giuristi e realtà del territorio per promuovere la co-abitazione solidale. L’obiettivo è coinvolgere e consigliare, fornendo un punto di riferimento per tutti coloro che desiderano sperimentare questo nuovo stile di vita e hanno bisogno di risorse, consulenza, appoggi ed esperienza quotidiana. L’entusiasmo individuale, come sappiamo, da solo non basta per vincere le maglie della burocrazia e la diffidenza. Servono contributi concreti e dotati di fattibilità, non utopie, per costruire una società più serena e sostenibile, con un focus particolare sul rispetto per l’ambiente.
Hanno aderito alla “Rete nazionale per il cohousing e l’abitare solidale“, tra le altre, le seguenti associazioni: “Coabitare” a Torino, “Mondo Comunità Famiglia”, presente su tutto il territorio nazionale, “L’Isola che non c’è” a Varese, “Luoghi Comuni” a Como, “Le case Franche” a Forlì, “Cohousing Solidaria” a Ferrara, “Cohousing in Toscana” a Firenze, “Casa sull’albero” ed “Ecoabitare” a Roma, “È cohousing” e “La pillola coworking” a Bologna.

Progetti nel mondo

Quayside Village in Canada
Swan’s Market, Cotati  e Doyle Street  in California
Eastern Village Cohousing  in Washington
PinaKarri Community  in Australia
Gemeenschappeliik wonen project nei Paesi Bassi
Older women’s Coho in Gran Bretagna
Ibsgaarden cohousing project in Danimarca
Tutte le comunità negli USA
Tutte le comunità in Canada

Per approfondire

Bibliografia
“Cohousing: a contemporary approach to housing ourselves“, KathrYn McCamant e Charles Durrett, Ten Speed Press negli Usa (venduto su internet da Amazon);
“The cohousing handbook:building a place for community“,Chris e Kelly ScottHanson, 2004, New Society Publishers (Usa).
Cohousing e condomini solidali“,Matthieu Lietaert, Terra Nuova Edizioni

Sitografia

www.cohousing.it
www.cohousing.org

www.cohousingbologna.org
www.cohousingintoscana.it
www.co-housing.it
www.sostenibile.org
www.cohousingnumerozero.org
www.cohousingresources.org
http://www.for-mother-earth.it/cohousing.php

 

Giulia Maringoni

4 giugno 2010

 

 

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