Una rivista al servizio dei beni territoriali, delle aree protette e del paesaggio.

di Ippolito Ostellino

 

Nel panorama italiano esempi di riviste che hanno posto le loro radici in studi professionali, assumendo un ruolo culturale e di diffusione del sapere nel campo dell’architettura e dell’urbanistica, come nel caso di DOMUS, testimoniano come alcune esperienze professionali possano travalicare il concetto del solo impegno di professione, per estendere il loro effetto nelle politiche e nelle elaborazioni culturali frutti di quesiti di ricerca e non di soli incarichi vissuti come mere commesse.

Il caso della della Rivista “Tra il dire e il fare”, il notiziario dell’Archivio Osvaldo Piacentini (vedi scheda di presentazione in calce all’articolo) , è uno di questi, avendo le sue radici nella Cooperativa architetti ed ingegneri di Reggio Emilia (CAIRE) il cui fondatore è uno dei padri dei principi della moderna urbanistica e del pensiero territoriale italiano. Parliamo di Osvaldo Piacentini che nel 1947, insieme a un gruppo di altri studenti reggiani a Milano (Silvano Gasparini, Aldo Ligabue, Antonio Pastorini, Pasquale Pattacini, Athos Porta, Eugenio Salvarani, Franco Valli), aveva fondato uno studio professionale in forma cooperativa (Studio cooperativo di progettazione civile) e che nel 1952 assunse il nome di Cooperativa architetti e ingegneri di Reggio Emilia (CAIRE).

Osvaldo Piacentini è stato capace di costruire una esperienza disciplinare e intellettuale (oltre che umana e politica) ed una sua ‘cassetta degli attrezzi’ culturale e tecnica, ibridando le potenzialità analitiche delle scienze sociali, geografiche ed ecologiche con l’agire urbanistico. E in questo dialogo l’incontro con il sociologo Achille Ardigò è stato fondamentale, in grado di sviluppare nel 1956 la straordinaria pagina del Libro Bianco per Bologna, che vide una sinergia fra riflessione sociale e pianificazione urbanistica nel progetto ambizioso di riassetto della città, che testimoniò una proficua mutua assistenza fra l’idea di democrazia partecipata e intervento sul territorio grazie al ‘decentramento’ in quartieri.

Ma perché parlare di questa rivista e di questa esperienza in questo spazio dedicato ai parchi ed alla biosfera?

Innanzi tutto perchè una serio approccio al tema della conservazione della natura deve fondare i suoi presupposti in una cultura ambinetale e storica, senza la quale i nostri strumenti di gestione della natura restano un apparato tecnico “senza anima” e quindi incapace di poter far parte di un vero progetto culturale per l’ambiente. E poi ci sono ragioni specifiche che di seguito sono illustrate.

La sensibilità alla sfera dell’approccio ecologico dimostrato da Piacentini e dalla sua scuola di pensiero che è seguita nelle figure di Ugo Baldini ed oggi di Giampiero Lupatelli, si ritrova in molti passaggi, a partire dai contributi che si sono succeduti dal 1997 a oggi con 18 numeri pubblicati nella Rivista, che hanno toccato molti temi strettamente connessi alla sostenibilità, alle aree protette ed alla pianificazione ambientale, come si può rilevare dai titoli riportati qui incalce, a partire dai primi saggi ed articoli pubblicati nel 2002 sui temi del Progetto Appennino, nel quale l’ossatura delle aree protette costituì un elemento di primo piano. Dal 2004 nasce al suo interno la rubrica dedicata a Parchi e Comunità dove iniziano ad essere raccolti contributi sui tanti temi delle aree protette, senza limitarsi alla pianificazione ma occupandosi anche di governance e strategie politiche generali (vedi scheda articoli Rivista in calce).

Un aspetto innovativo da sottolineare è come la tematica delle aree protette sia stata utilizzata in accoppiamento con i temi delle Comunità e del Paesaggio, denotando una lettura olistica della questione del rapporto dei parchi con il territorio, ed aprendo nel contempo questo tema ad un dialogo serrato e continuo con i temi della sostenibilità: un approccio innovativo, che segna una profonda coerenza di pensiero con l’approccio di Valerio Giacomini di Uomini e Parchi, e proponendo ancora un modello interpretativo “fuori dai recinti” della politica di conservazione della natura, tanto cara anche a Roberto Gambino.

E dunque la Rivista dell’archivio (edidata dall’Editore Consulta, libri e progetti, di Reggio Emilia), che ora esce con due numeri all’anno, raccoglie saggi e articoli di docenti, professionisti e amministratori provenienti da tutta Italia, sui diversi temi del territorio anche con una sezione dedicata ai Parchi e dal paesaggio, oltre a inediti estratti dal patrimonio documentario dell’Associazione, consigli di lettura e schede informative che promuovono progetti già attuati o in fase di attuazione in collaborazione con enti, Pubbliche Amministrazioni e altre istituzioni culturali.

Il comitato di redazione è stato recentemente affiancato da un comitato scientifico autorevole composto da Sonia Cantoni (oggi consigliere di IREN componente dell’Organismo di vigilanza della Fondazione Cariplo, e un lungo curriculum di presenze in agenzie e associazione per l’ambiente), Giuseppe Dematteis ( docente di Geografia – economica, urbana e regionale –  dal 1968 al 2009 presso la Facoltà di Architettura del Politecnico di Torino, corrispondente dell’Accademia delle Scienze di Torino, ed autore di circa 400 pubblicazioni scientifiche), Oberdan Forlenza (Magistrato amministrativo con incarichi per il parlamento e il governo, docente all’Università Iuav di Venezia), Patrizia Gabellini  (architetto e professore ordinario di Urbanistica al Politecnico di Milano dal 2000, già direttore di Urbanistica, rivista storica dell’Istituto Nazionale di Urbanistica (INU), Marco Magnani ( Responsabile del Servizio studi della Banca d’Italia).

E’ utile a questo punto, per chi voglia approfondire di più l’esperienza intellettuale di Osvaldo Piacentini e nel contempo comprendere meglio il progetto editoriale della Rivista prima descritta, guardare con maggiore dettaglio i perché dell’originalità di questo intellettuale del territorio, come lo ha chiamato Marzia Maccaferri che ha scritto di lui: “ …. sta nell’aver aperto i confini dell’urbanistica in anni nei quali il credo era rappresentato dai piani di fabbricazione, in una Italia tutta votata al solo pensiero dell’espansione”.  Egli affermava: “L’analisi che abbiamo fatto a Reggio sul problema edilizio – l’indagine preliminare al Prg – ci ha convinti che non è possibile affrontare frammentariamente un singolo problema, ma che bisogna studiare tutta una nuova vita della società dove ogni manifestazione si inserisca in un addentellato organico di funzioni […] Può darsi che qualcuno pensi che noi siamo degli utopisti poiché queste cose oggi non sono realizzabili e lo saranno molto gradatamente. Noi rispondiamo che prima di mettersi per una strada bisogna sapere dove si vuole arrivare. Questa è la pianificazione […] noi vorremmo che tutti gli urbanisti italiani si facessero promotori e animatori della pianificazione nazionale […] Solo allora l’urbanistica potrà essere effettivamente l’arte di far vivere gli uomini.”

E di qui il passo a considerare lo stretto dialogo tra urbanistica e questioni ambientali, nel loro stretto nesso con i problemi sociali e dello sviluppo, è davvero breve.

Nell’interessane lavoro prodotto di Marzia Maccaferri sulla relazione tra pianificazione ordinaria e ambientale in Piacentini, colpisce infatti quanto descritto in ordine alla nascita della sensibilità ai temi vasti del Pianeta del pianificatore Emiliano-Lombardo. In particolare è importante il riferimento alla frequentazione con Dossetti che lo portò alla scoperta di Johan Huizinga (La crisi della civiltà , pubblicata da Einaudi nel 1937) che con la sua critica alla società  industriale sfociava nella teorizzazione della dissoluzione della civiltà e preannunciava future catastrofi e il tramonto progressivo ma ineluttabile dell’Europa la cui causa principale era il progresso scientifico. L’interpretazione della responsabilità personale e collettiva di fronte ad una società in affanno nella transizione alla modernità che Piacentini mutuerà dal discorso di Huizinga, caratterizzerà la tensione intellettuale con cui egli guarderà al territorio da urbanizzare o alla regione da pianificare, portandolo a considerare il territorio e il suolo una «risorsa scarsa» e a lungo andare esauribile, acqua compresa. E a proposito di Huizinga ancora più influente fu la lettura de “Lo scempio del mondo” (che Huizinga scrisse nel 1943, qualche mese prima di morire mentre era al confino e pubblicato nel 1948 da Rizzoli). In esso fra le «perdite morali» della società occidentale Huizinga includeva anche il «tramonto del paesaggio».

Così appunto s’intitolava il paragrafo nel quale lo storico si interrogava sulla «scomparsa di quella natura immediata che una volta circondava quasi dappertutto le dimore umane». La scomparsa della natura intatta era un fenomeno che era apparso in tutta la sua estensione allo storico olandese quando nel 1926 assieme al sociologo T.H. Marshall e all’economista Luigi Einaudi attraversò Gary, sulle rive del fiume Michigan. Più volte ‘accusato’ di elaborare un «moralismo estetizzante», in quest’occasione al contrario fra i tanti tramonti della civiltà occidentale, per Huizinga il tramonto del paesaggio non era soltanto la perdita di un valore estetico: alla consapevolezza che non sarebbe stato possibile dichiarare parco nazionale tutta la Terra Huizinga – e con lui i suoi lettori fra i quali OP – opponeva, citando J.M. Burgers, il rapporto fra il concetto di entropia e le funzioni vitali. «La Terra è per noi un ambiente chiuso. La spensierata demolizione, e in special modo lo spreco inconsiderato dei prodotti di demolizione e di rifiuto senza che si badi alle conseguenze celano il pericolo di un impoverimento e di un intossicamento della cui gravità quasi non ci rendiamo conto». E ancora: “(…) abbiamo già detto che violando la natura intatta l’uomo perde più che la sola bellezza del paesaggio. Ma anche questa bellezza è un elemento molto importante e chi l’ha veduta nella sua purezza sa quale valore rappresenti nella vita. Con la mutilazione di un paesaggio non scompare soltanto uno sfondo idillico o romantico; si perde una parte di ciò che costituisce il senso della vita (…)”.

Sono elementi tutti questi che nel loro insieme permettono di capire come già da tempo la contaminazione tra scienze della natura e scienze del territorio sia una componente strategica e di assoluto valore nel poter dotare le nostre competenze di tutti gli strumenti adeguanti per affrontare la sfida della gestione del territorio e quindi della natura e pertanto della sua biodiversità e delle sue caratteristiche principali. Unire le competenze è la risposta e non tenere separate. Grazie Osvaldo Piacentini e grazie a chi prosegue il suo impegno intellettuale.

Dunque buone letture e se si volesse ricevere la Rivista ecco il link per scaricare il modulo di l’adesione.

 

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SCHEDA ARCHIVIO OSVALDO PIACENTINI

L’Archivio Osvaldo Piacentini è un’Associazione senza fine di lucro costituita il 13 febbraio del 1993 a Reggio Emilia con la partecipazione del Comune e della Provincia di Reggio Emilia e della Cooperativa Architetti e Ingegneri.

Scopo dell’Associazione è quello di raccogliere e ordinare la documentazione della attività di Osvaldo Piacentini in campo urbanistico, politico ed ecclesiale (di cui la denominazione di “Archivio” data all’Associazione) e di svolgere un’attività di promozione culturale e di ricerca nel campo delle scienze del territorio, con una particolare attenzione ai temi del sociale, della qualità della vita, dell’integrazione e della partecipazione, svolgendo un importante ruolo di animazione culturale.

Nata con le poche risorse che l’attività volontaria dei soci e l’iniziale attenzione delle Istituzioni fondatrici ha consentito di rendere disponibili, l’Associazione ha mosso i suoi primi passi iniziando un paziente e complesso

lavoro di raccolta e catalogazione del vasto e disperso materiale documentario che testimonia della vicenda umana e professionale di Osvaldo Piacentini; l’apertura dal 1997 alla consultazione del patrimonio documentario (Archivio personale di Osvaldo Piacentini e Fondo Cooperativa Architetti e Ingegneri), dopo un primo Inventario di consistenza, va nella direzione della scelta dell’Associazione di fornire essenzialmente servizi ed occasioni di elaborazione culturale e di dibattito all’utenza, mentre il lavoro di catalogazione procede contestualmente e a supporto dell’attività di ricerca e di promozione culturale.

Nella medesima direzione va letta la pubblicazione annuale del Notiziario dell’Archivio Osvaldo Piacentini con saggi e articoli di docenti, professionisti e amministratori provenienti da tutta Italia, inediti estratti dal patrimonio documentario dell’Associazione, consigli di lettura e schede informative che promuovono progetti già attuati o in fase di attuazione in collaborazione con enti, Pubbliche Amministrazioni e altre istituzioni culturali.

La ricerca e gli approfondimenti tematici sono ideati e sostenuti dall’apporto volontario degli associati che, incontrandosi sotto forma di gruppi di studio, danno vita a progetti e collaborazioni in convenzione con Istituzioni ed Enti. Numerosi Enti hanno deliberato la loro adesione all’Archivio: oltre al Comune e alla Provincia di Reggio Emilia, la Regione Emilia-Romagna, che ha aderito all’associazione ed ha contribuito alle attività per tramite dell’Istituto per i beni Artistici, Culturali e Naturali (IBACN), le Province di Piacenza, Parma, Modena, Bologna, le città di Bologna, Parma, Modena, Cesena, Ravenna, Reggio Emilia, altri Comuni e Comunità Montane in ambito regionale, enti pubblici ed istituzioni quali l’INU Emilia Romagna, oltre a circa 260 soci a titolo personale, espressione di un esteso e vario mondo professionale, accademico e amministrativo diffuso nelle regioni del Paese.

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SCHEDA RIEPILOGO ARTICOLI SUI TEMI AREE PROTETTE E PAESAGGIO DELLA RIVISTA

Numero 6, Anno 6 – Dicembre 2002 DOSSIER PROGETTO APPENNINO

  • L’occasione del Progetto Appennino, C. Truffelli
  • L’attualità del Progetto Appennino per una strategia delle opportunità per la montagna, G. Vianello
  • Cosa insegna il Progetto Appennino, M. Pirazzoli
  • Il Progetto Appennino: la prova che può esistere un piano realizzabile, L.Di Bello
  • Osvaldo Piacentini e il Progetto Appennino: l’esperienza di un agronomo, A. Barilli
  • Occasioni della programmazione, E. Bussi
  • L’unicità geopolitica, produttiva ed esistenziale dell’Appennino, L.Cangini
  • Emilia-Romagna: dal Progetto Appennino ad A.P.E., E. Valbonesi
  • Progetto Appennino: da rilettura a nuova opportunità, G. Gonzi

Numero 7, Anno 7 – Maggio 2004

PARCHI E COMUNITA’

  • Lezioni di piano nel parco, G. Bettini
  • Agricoltura e città: parchi agricoli e aziende multi funzionali nelle aree urbane e periurbane, G. Cafiero
  • Il Parco delle Radure: un parco di comunità, F. Fortunato

Numero 8, Anno 8 – Agosto 2005

PAESAGGIO, PARCHI E COMUNITA’

  • Il Po e l’ambiente naturale, E.Coffrini
  • Sulla pianificazione ambientale, R. Moschini
  • Un progetto, magari non perfetto, D. Ferrari

Numero 9-10, Anno 9 – Giugno 2007

  • Il nuovo regolamento LIFE + per la sostenibilità ambientale e la conservazione della natura e

della biodiversità. Agire localmente in una strategia Europea, Stefano Corazza

ALL’INSEGNA DELLA SOSTENIBILITA’

  • Sostenibilità e immaginario, Mario Virano
  • Cesenatico: fra memoria, crescita urbanistica e rispetto del territorio, Piero Piraccini

Paesaggi e parchi

  • I “nuovi” piani paesistici del Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio, Paolo Rigamonti
  • Ripartire dai parchi, Renzo Moschini
  • Fiumi: laboratori per la rivalutazione identitaria dei territori di “margine”, Ippolito Ostellino

Numero 11-12, Anno 10 – Aprile 2008 – tomo2

ALL’INSEGNA DELLA SOSTENIBILITA’

Il Po e le sue Agende

  • Scenari di evoluzione dell’agricoltura padana e gestione della risorsa idrica, Giovanni Galizzi
  • I contratti di Fiume: una lunga marcia verso nuove forme di pianificazione territoriale?, Alberto Magnaghi
  • Per un governo “federato” del Bacino Padano, Giuseppe Gavioli
  • Una Agenda, cento Agenzie. La valle dei Lamber, Mariella Borasio
  • Il paesaggio del Po o un paesaggio senza Po?, Pier Luigi Dall’Aglio

Paesaggi e Parchi

  • Il tema del degrado paesistico nell’aggiornamento del Piano del Paesaggio Lombardo, Mario Prusicki
  • La riproposizione del paesaggio nella nuova pianificazione regionale, Patrizia Chirico
  • Paesaggi e Paesaggio, Gioia Gibelli
  • Paesaggio? Che sapia mi, qua no ghe ne xe, Giancarlo Poli
  • La festa itinerante dei Centri Storici minori, Manuela Ricci

Numero 13, Anno 11 – Dicembre 2009

Il governo delle aree protette

  • Aree protette in crisi: una possibile via d’uscita, Antonello Nuzzo
  • Fare a pezzi il Parco dello Stelvio per gestirlo meglio? Giovanni Bettini

ALL’INSEGNA DELLA SOSTENIBILITA’

  • Condizioni e requisiti della città sostenibile, Gabriele Bollini
  • La dimensione ambientale di un paesaggio: studi e valutazioni preliminari per la rete ecologica locale, Patrizia Chirico e Francesca Finotto

L’orizzonte della green economy

  • Il ruolo dei territori montani, Enrico Borghi
  • Risorse naturali: di chi e per chi? un’opportunità per la società o un business per pochi? Michele Piano

Paesaggi e Parchi

  • Professione paesaggista: promuovere la formazione per favorire la partecipazione, Costanza Pratesi
  • Dal terremoto del paesaggio al paaesaggio del terremoto, Massimo Quaini
  • In Toscana il Piano Paesistico c’è, ma non si vede, Claudio Greppi
  • Il corpo e l’anima del Lario. Il lago dei poeti e degli scrittori, Pierfranco Mastalli
  • Il paesaggio, la memoria, il futuro: le voci divergenti, Dario Rei
  • Un patto per il paesaggio del Piemonte, Francesco Alberti La Marmora
  • Il paesaggio nella pianificazione locale, Maria Quarta

Numero 15, Nuova Serie Anno I – N.1(4)- Novembre 2017

Tre parti della stessa medaglia: territori rurali, città, governo del territorio, Antonio Minetti

I Territori UNESCO MaB e l’esperienza delle Aree Protette nel quadro delle strategie locali e nazionali, Ippolito Ostellino

Il governo del territorio sempre più allo sbando, Renzo Moschini

Intorno ai Parchi periurbani: tra Piano e Progetto culturale per la Natura, Ippolito Ostellino

MAB uomini e biosfera un logo, un orizzonte di senso, una sfida per i giovani, Fausto Giovannelli

Numero 18, Nuova Serie Anno III – N.4 (7) – Dicembre 2019

Paesaggi e parchi

I riconoscimenti UNESCO: dall’effetto marchio all’obiettivo identitario e di comunità, Andrea Colombelli, Monica Mantelli, Ippolito Ostellino, Claudio Tensi (leggibile a questo link https://issuu.com/iostellino/docs/articolo_ostellino_con_indice_1_ )

La scuola sul Paesaggio del Parmigiano Reggiano, Gabriella Bonini

La montagna e la città, Fausto Giovanelli

Piazza San Francesco ed il pulpito di San Bernardino in Montepulciano, Roberto Biagianti

 

Scrive per noi

IPPOLITO OSTELLINO
Ippolito Ostellino nasce a Torino il 16 agosto 1959. Nel 1987 si laurea in Scienze Naturali e opera come prime esperienze nel settore della gestione e progettazione di Giardini scientifici Alpini. Nel 1989 partecipa alla fondazione di Federparchi Italia. Autore di guide botaniche e di interpretazione naturalistica e museale, nel 1997 riceve il premio letterario Hambury con la guida ai Giardini Alpini delle Alpi occidentali. Dal 2007 al 2008 è Presidente nazionale AIDAP, Associazione italiana dei direttori dei parchi italiani. Dal 2009 partecipa come fondatore al Gruppo di esperti nazionale sulle aree protette "San Rossore". Nell'area torinese opera in diversi campi: è il promotore del progetto Corona Verde dell'area metropolitana torinese per la Regione Piemonte, e svolge attività di docenza presso il Politecnico di Torino; nel 2008 progetta il format della Biennale del Paesaggio Paesaggio Zero; nel 2009 è autore con i Prof. Pala e Occeli del progetto della ciclovia del canale Cavour ; nel 2011 ha ideato il marchio di valorizzazione territoriale “CollinaPo” sul bacino di interesse dell'area del fiume Po e delle colline torinesi e nel 2016 porta a riconoscimento UNESCO Mab il territorio di riferimento; nel 2016 coordina il tavolo Green infrastructure nel III Piano strategico dell'area metropolitana. Autore di saggi, contributi congressuali e libri sul tema Natura, Paesaggio e Ambiente, nel dicembre del 2012 è stato insignito del premio Cultori dell'Architettura da parte dell'Ordine degli Architetti della Provincia di Torino. Vive e lavora a Torino, dove dirige l’Ente di gestione regionale piemontese “Parco del Po e Collina torinese”.

IPPOLITO OSTELLINO

Ippolito Ostellino nasce a Torino il 16 agosto 1959. Nel 1987 si laurea in Scienze Naturali e opera come prime esperienze nel settore della gestione e progettazione di Giardini scientifici Alpini. Nel 1989 partecipa alla fondazione di Federparchi Italia. Autore di guide botaniche e di interpretazione naturalistica e museale, nel 1997 riceve il premio letterario Hambury con la guida ai Giardini Alpini delle Alpi occidentali. Dal 2007 al 2008 è Presidente nazionale AIDAP, Associazione italiana dei direttori dei parchi italiani. Dal 2009 partecipa come fondatore al Gruppo di esperti nazionale sulle aree protette "San Rossore". Nell'area torinese opera in diversi campi: è il promotore del progetto Corona Verde dell'area metropolitana torinese per la Regione Piemonte, e svolge attività di docenza presso il Politecnico di Torino; nel 2008 progetta il format della Biennale del Paesaggio Paesaggio Zero; nel 2009 è autore con i Prof. Pala e Occeli del progetto della ciclovia del canale Cavour ; nel 2011 ha ideato il marchio di valorizzazione territoriale “CollinaPo” sul bacino di interesse dell'area del fiume Po e delle colline torinesi e nel 2016 porta a riconoscimento UNESCO Mab il territorio di riferimento; nel 2016 coordina il tavolo Green infrastructure nel III Piano strategico dell'area metropolitana. Autore di saggi, contributi congressuali e libri sul tema Natura, Paesaggio e Ambiente, nel dicembre del 2012 è stato insignito del premio Cultori dell'Architettura da parte dell'Ordine degli Architetti della Provincia di Torino. Vive e lavora a Torino, dove dirige l’Ente di gestione regionale piemontese “Parco del Po e Collina torinese”.

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