Arriva l’anti-cinepanettone

Elisabettta Gatto

 

Ogni maledetto Natale di Giacomo Ciarrapico, Mattia Torre e Luca Vendruscolo è l’anti-commedia di Natale – o meglio commedia sul Natale – che per suscitare il riso non attinge al repertorio sessuale o gastrointestinale, piuttosto all’ironia studiata che spiazza perché mette in campo e ridicolizza le manie di ciascuno di noi.

È la storia più vecchia del mondo: due giovani innamorati ostacolati dalle differenze di classe, upper-class e ricchissimo lui, di famiglia popolare e grossolana – per usare un eufemismo – lei.

Ciò che diverte è l’enfasi sugli stereotipi e i cliché dei due diversi ambienti che mette in luce le rispettive ipocrisie.

Gli interpreti sono gli stessi, cambiati d’abito, per entrambi i contesti familiari.

Così la cena della vigilia è ambientata in un cascinale a Cucuja, un luogo di fantasia sperduto nella campagna viterberse, dove il malcapitato Massimo (Alessandro Cattelan) è introdotto ai rituali della famiglia: dalla caccia al cinghiale a un gioco di carte senza alcuna logica per gli outsider, all’uso spropositato dei fucili, alla sbornia con grappa casalinga. I parenti di Giulia (Alessandra Mastronardi) sono rozzi, stentano a fare una conversazione in italiano, il loro universo di riferimento si esaurisce nel perimetro del paesello – o meglio sono quella terra –, hanno un rispetto cieco delle tradizioni familiari. Dopo una serata in cui, per una serie di equivoci e il gioco delle parti, capita di tutto, si cambia atmosfera con il pranzo di Natale a casa della famiglia di Massimo in un palazzo affrescato nel centro di Roma. Immancabili i domestici filippini, la beneficienza per i bisognosi, una figlia mitomane, una madre nevrotica ossessionata dall’etichetta.

Divertentissimi, in particolare, Corrado Guzzanti nei panni del maggiordomo filippino e Valerio Mastandrea in quelli del fratello zotico di Giulia e del fratello di Massimo con deriva da fondamentalista cattolico.

Splendida Laura Morante sia nei panni della madre di Giulia, austera e “provata dalla vita”, sia in quelli della madre di Massimo, donna tanto borghese quanto svampita.

Protagonista assoluto è il Natale, in origine festa delle tenebre, prima della sua trasformazione in festa della luce con l’avvento del Cristianesimo. E proprio le sue radici come tempo cupo e “maledetto” sarebbero la ragione degli ostacoli che si frappongono ai due innamorati per coronare la loro storia d’amore.

Con ironia e a tratti cinismo – non dimentichiamo che gli autori sono gli stessi di “Boris” – il film rivela che dietro il motto “a Natale siamo tutti più buoni” si nascondono le fragilità, i compromessi e le verità imbarazzanti che ciascuna famiglia procura bene di celare.

 

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