Riflessioni e spunti dai Parchi Lombardi dopo Marrakech

Incontro presso Università degli Studi di Milano-Bicocca – 29 agosto 2013

Alcuni spunti elaborati dalla delegazione al Congresso dei Parchi lombardi: Antonella Songia Regione Lombardia, Tomaso Colombo AREA Parchi, Susanna De Biasi Parco Groane, Lella Rossetti Parco Oglio Sud, Marta Rubolini Parco del Lura, Massimo Urso Parco Nord Milano.

PREMESSA
Di una grande iniziativa mondiale sull’educazione ambientale e lo sviluppo sostenibile, in grado di radunare migliaia di delegati provenienti da tutto il mondo, non si può dire che bene. Soprattutto di fronte alla continuità nel corso degli anni dell’evento stesso e la sua capacità di spostarsi da un continente all’altro, dando concretezza alla sua fisionomia “mondiale”. Duemila e più persone riunite tutte insieme per più giorni rappresenta una cifra importante del successo di questa iniziativa.

ALCUNE IMMAGINI TRATTE DAL CONGRESSO
– Importante è stata la ricchezza e la conduzione delle sessioni plenarie, più che nelle precedenti occasioni, con testimoni di eccezione, capaci di incarnare nella loro pelle l’idea stessa della educazione ambientale, a partire da Vandana Shiva e la sua battaglia per i semi, come Gandhi fece quella del sale, e dalla figlia di Wangari Maathai con il suo messaggio ecologista di speranza e di pace grazie al ripopolamento congli alberi del continente africano. Una particolare sorpresa l’ha destata … secondo cui il bicchiere, dal punto di vista dell’educazione ambientale non è mai né mezzo vuoto né mezzo pieno, ma è sempre pieno fino all’orlo (un po’ di acqua e un po’ di aria, in proporzioni diverse).
– I seminari sono stati mediamente molto interessanti, malgrado lo scarso tempo a disposizione per i relatori, che comunque riuscivano spesso a supplire con la propria personale capacità di comunicazione. Il pubblico attento faceva sempre domande. Emergeva costantemente la volontà di scambiarsi esperienze e opinioni.
– Interessante la sezione poster e il fatto che fosse più semplice logisticamente la presenza di chi li spiegava, con uno spazio ristretto a disposizione, ma se si pensa all’enormità inutile degli spazi di Montreal, va meglio così.
– Molto ricca e vivace la sezione delle tavole rotonde dove, putr nell’assoluta confusione è stato possibile instaurare relazioni vere tra persone, conoscersi, scambiarsi idee e opinioni.

QUALCOSA SUI CONTENUTI EMERSI
Dal punto di vista della definizione di cosa è l’educazione ambientale (non tanto in senso letterale, quanto semantico) emerge una sostanziale condivisione sull’idea che questo concetto si deve declinare sempre con altri concetti ambientali, relativi al Pianeta Terra, e dentro contesti socioeconomici concreti: sostenibilità ambientale/sviluppo sostenibile; sviluppo economico/decrescita; soglia/resilienza.

Parallelamente è emersa con maggiore forza, forse per via dei venti di crisi generalizzata, la componente socioambientale rispetto a quella ecologico-naturalistica: appare evidente come le sfide dell’educazione ambientale si giochino innanzitutto e soprattutto nelle aree urbanizzate del Pianeta, nelle megalopoli mondiali.
Un altro contenuto è senz’altro il sovvertimento dei criteri geografici validi per interpretare l’ambiente globale fino a pochi anni fa: ora non ha più senso parlare ad es. di primo/secondo/terzo mondo, di paesi sviluppati/in via di sviluppo, di città e di campagna. Semmai l’educazione ambientale è quella bussola per navigare in un unico mondo fratturato in “società parallele” e “disuguaglianze contestuali”, secondo una geografia della povertà e della ricchezza, molto più sfumata e frastagliata.

Da questo punto di vista l’educazione ambientale appare più un modo di orientare, aiutare le persone ad individuare un quadro coerente e possibile in cui riconoscersi e collocarsi che non un modo per apprendere metodi/pratiche/contenuti relativi alla sostenibilità.

Tanti gli esempi di progetti e di esperienze che, da un capo all’altro del mondo, risuonano la stessa eco:

– alcuni simili o con forti punti in comune che confermano una direzione comune dell’educazione ambientale e comuni risposte a esigenze condivise (ad es. il coinvolgimento delle popolazioni locali, la responsabilizzazione del turista, la progettazione di interventi ambientali di “sistema” e non fini a se stessi)
– altri molto diversi che tuttavia ci sembrano legati ad una concezione di educazione ambientale rivolta a mitigare quell’urgenza sociale ed economica che sta emergendo come priorità nei contesti fortemente urbanizzati.

Dal punto di vista metodologico trova conferma una visione sostanzialmente olistica dei processi educativi. Il pensiero e l’azione devono andare insieme: ad es. in ambito scolastico l’educazione ambientale non può essere semplice materia di studio ma deve riuscire a permeare la vita quotidiana dello studente mettendo in connessione riflessioni, azioni e comportamenti .

Viene altresì sottolineata l’importanza dell’approccio multidisciplinare e interdisciplinare all’apprendimento: nell’analizzare una problematica o una questione relativa alla sostenibilità ambientale, ma non solo, è necessario attivare tutte le prospettive conoscitive proprie dalle diverse discipline, umanistiche, scientifiche, espressive.

In molte esperienze presentate appare addirittura superato il concetto stesso di “multidisciplinarietà” o di interdisciplinarietà”, facendo piuttosto leva sull’emotività che le stesse discipline e gli stessi processi di apprendimento mettono in gioco nello stimolare i processi di crescita. Per non parlare dell’aumento considerevole di esperienze che tematizzano la commistione dei linguaggi nei processi educativi, rilanciando il ruolo dell’arte, della creatività, della spiritualità e della filosofia nelle pratiche di educazione ambientale.
Risulta da questo punto molto interessante la distinzione emersa a più riprese nel congresso tra educazione formale – quella scolastica – educazione non formale – quella dei contesti extrascolastici – e educazione informale o diffusa – quella dei contesti sociali “spontanei “: si tratta di una distinzione che ha il pregio di non segmentare il tessuto sociale, non è cioè esclusiva, ma è inclusiva, perché ciascun individuo si trova nell’arco della propria vita (e spesso della stessa giornata) all’interno di tutti e tre i segmenti/contesti di apprendimento. Ne consegue che l’educazione ambientale non può risolversi ad operare solo all’interno del primo ambito, quello dell’educazione formale.

UNA DOMANDA INSOLUTA
L’educazione ambientale sembra ancorata ad un rapporto tra Sud e Nord del Mondo ormai molto cambiato e in continuo cambiamento. Ma quanti sud e quanti nord del mondo esistono ora? E all’interno dei sud e dei nord del mondo, la sostenibilità ambientale è ancora vissuta come dicotomica rispetto al concetto di sviluppo? A partire dalle condizioni di vita delle persone per la strada, è percepita come necessità, come reale opportunità di cambiamento o non piuttosto come lusso di chi se la può permettere se non addirittura privilegio? E il ruolo dell’educazione ambientale è quello di far scoprire la “giusta via” –cioè l’urgenza della sostenibilità ambientale per la sopravvivenza del Pianeta – o non piuttosto l’accompagnare le persone nella navigazione dentro questa complessità che rimane comunque e pur sempre contraddittoria, nella consapevolezza che non esistono “giuste vie” ma solo vie sbagliate, anche se alcune meno di altre?

ALCUNE PROPOSTE DAI PARCHI LOMBARDI
– Creare una rete stabile tra i soggetti (università parchi associazioni enti ecc) che hanno partecipato a 7WEEC aperta anche a chi non ha potuto partecipare ma è interessato a farne parte.

– Condividere dei materiali prodotti per il congresso (relazioni, poster ecc).

– Condividere dei progetti futuri nel campo della didattica, in particolare per quanto riguarda la formazione dei docenti – punto debole del sistema scolastico primario e secondario.

– Portare al prossimo WEEC proposte coordinate e organiche per quanto riguarda la Lombardia – se non addirittura l’Italia (ad es. facendo un momento di incontro preliminare tra gli abstract selezionati dall’Organizzazione del WEEC) pur mantenendo in vita le giuste e indispensabili “biodiversità”

IN CONCLUSIONE
Infine, ecco alcune considerazioni conclusive condivise da tutta la delegazione lombarda:
– La constatazione che le attività di educazione ambientale sono riconosciute, in tutto il mondo, come strumenti fondamentali per rafforzare la partecipazione dei cittadini nei processi decisionali e quindi democratici, per favorire la consapevolezza ecologica delle comunità e per incoraggiare nuovi metodi di produzione e di consumo, usi più sensibili delle risorse (energia, acqua, materie prime, terreni, foreste, ecc.), rispetto della natura e di tutte le specie viventi: così deve poter essere anche in Lombardia!
– La condivisione, a livello mondiale, di obiettivi comuni, almeno per quanto riguarda i principi: costruire un mondo sostenibile, sia dal punto di vista ambientale che sociale, sostenere la conoscenza, le abilità e le attitudini utili per combattere il cambiamento climatico, la perdita di biodiversità, la desertificazione, la fame, la povertà, l’ingiustizia, la malattia, …
– La valutazione generale sulla fondamentale importanza dell’educazione ambientale per lo sviluppo sostenibile e la parallela valutazione che gli strumenti, l’attenzione e il sostegno adottati non sono sempre sufficienti.
– L’attenzione alle nuove generazioni, destinatari privilegiati dell’azione formativa, quali soggetti che possono fra propri nuovi valori e innescare i cambiamenti necessari.
– La conferma del ruolo insostituibile degli Enti istituzionali quali soggetti a cui sono richieste azioni di coordinamento, di concertazione (quale modello partecipativo dell’educazione ambientale), di costruzione di partenariato e di lavoro collaborativo.

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