Living planet report

Il rapporto viene pubblicato ogni due anni, a partire dal 1998, da WWF International (e tradotto per la versione italiana da WWF Italia) per indicare los tato di salute degli ecosistemi, dellle popolazioni animali e vegetali (l’indice del pianeta vivente) e l’impatto delle attività umane su di esso (l’impronta ecologica). Focus del Rapporto del 2010 è stato ovviamente il tema della perdita della biodiversità (il 2010 è l’anno internazionale della biodiversità) e dello stile di vita delle nazioni più ricche. “Grazie a un ampio set di indicatori complementari, il rapporto documenta i cambiamenti avvenuti nella biodiversità, negli ecosistemi e nel consumo delle risorse naturali da parte dell’umanità ed esplora le ripercussioni di tali cambiamenti sul futuro della salute, della ricchezza e del benessere umano.”, così si legge nell’introduzione del Rapporto.
Le conclusioni non sono per niente incoraggianti: tra vent’anni ci serviranno le risorse di due Terre, per continuare il nostro modello di sviluppo e stile di vita. Come può l’umanità vivere bene e nello stesso tempo sostenere le altre specie mantenendoci con le capacità di un solo pianeta? La buona notizia è che abbiamo già le tecnologie che possono alleggerire la nostra impronta ecologica, tra cui quelle che possono ridurre sensibilmente le emissioni di CO2 che minaccio l’equilibrio climatico, continuando a migliorare gli standard di vita delle popolazioni che solo ora possono aumentare il proprio livello di benessere. Si parla anche di crisi economicacome opportunità per rimettere in discussione gli atteggiamenti alla base dell’utilizzo delle risorse naturali globali.
La sfida lanciata dal rapporto è chiara: se non si trovano soluzioni comuni per salvaguardare il pianeta e permettere allo stesso tempo lo sviluppo socio-eonomico dei Paesi in difficoltà, l’umanità si troverà ad affrontare sempre più emergenze ambientali senza via d’uscita.

Per approfondire: www.wwf.it

Romina Anardo
14 ottobre 2010

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Romina Anardo
Laureata in Scienze internazionali e diplomatiche con una tesi in Storia e istituzioni del mondo musulmano, dal titolo “I presupposti ideologici della rivoluzione iraniana”, lavora presso l’Istituto per l’Ambiente e l’Educazione Scholé Futuro Onlus.

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