“Società civile sveglia!”, un grido dall’Asia

Il dibattito in vista della conferenza internazionale di Rio de Janeiro su green economy e governance ambientale si scalda. “Rio for People: Strengthening People’s Capacity for Genuine Sustainable Development” è il titolo della conferenza che si terrà nella capitale del Vietnam Hanoi dall’11 al 13 aprile, su iniziativa di APRN, network di associazioni non generative dell’Asia e del Pacifico.

Il rischio di Rio+20, affermano le ONG promotrici dell’incontro, è di avallare il modello neoliberale che è la vera causa della crisi attuale. Una green economy basata sulla trasformazione in merce della natura e dei servizi forniti dagli ecosistemi perpetua il “business as usual” e fa solo gli interessi delle imprese.

Gli interessi dei popoli, lamenta la APRN, soprattutto di quelli dell’emisfero Sud, che è il più colpito, rischiano di restare ai margini dei reali processi decisionali. Ma, ammette la rete delle associazioni di Asia e Pacifico, è anche vero che il coordinamento della società civile in vista di Rio+20 è debole e che le voci dei movimenti di base patiscono in molti casi, anche se non sempre, una scarsa capacità di “lobby”, di perorazione della propria causa e di lavoro politico.

La conferenza di Hanoi organizzata dall’Asia Pacific Research Network, dunque, mira proprio a sviluppare queste capacità, in modo da rafforzare l’impegno per uno sviluppo “davvero sostenibile”.

Da parte loro, i ministri dell’ambiente dei paesi nordici, riuniti a Oslo il 1 marzo scorso sotto la presidenza della Norvegia, hanno invitato a non dimenticare gli aspetti sociali della green economy. Che non è un fatto di “élite”, ma deve essere equa e socialmente inclusiva. Secondo il Consiglio dei Ministri nordici, il “Nordic Model”, basato sul consenso e sulla condivisione. risponde appunto a questo requisito. In questo modo, ha detto il ministro norvegese dell’ambiente e dello sviluppo internazionale Erik Solheim, i cittadini sono più aperti all’innovazione e accettano facilmente il cambiamento sociale. E in una cosa, almeno, in effetti i ministri nordici hanno ragione: la Svezia, seguita da Norvegia, Finlandia e Danimarca, sono tra i paesi del mondo con minori disuguaglianze sociali, stano al Coefficiente di Gini.

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