Periplo. Merci e natura attraverso gli oceani, oggi come duemila anni fa

Il racconto di un anonimo mercante greco-egiziano di duemila anni fa, che commerciava, avanti e indietro, fra Egitto, Somalia, Arabia e India, disegna una mappa di porti, di rotte, di rapporti economici e di risorse preziose valida ancor oggi (magari le merci sono cambiate, ma il meccanismo dei rapporti è sempre uguale) e ci insegna a essere curiosi (proprio come i mercanti antichi e medievali) dei popoli e paesi e delle lingue e culture di chi oggi ci vende camicette, carbone e computer – e adesso anche aglio! -, come dei tanti cittadini stranieri che sono intorno a noi, figli delle terre bagnate dagli oceani e attraversate dai deserti d’Africa e Asia, dai quali avremmo tanto da imparare.

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Baekeland: gli albori dell’età d’oro della plastica, alla ricerca di surrogati o di come usare gli scarti

“Sappi che l’avvenire è racchiuso in una sola parola, una sola: plastica”: la profezia è contenuta del film “Il laureato” del 1967. La storia del materiale che sta invadendo il mondo comincia nel 1906 con una delle tante invenzioni nate alla ricerca di surrogati di materiali diventati scarsi e costosi od osservando le proprietà di cose buttate via, rifiutate. Molti inventori, infatti, nati poveri, sono diventati persone di successo perché tenevano gli occhi aperti sul mondo circostante, che è ancora pieno di cose da scoprire, di scarti da trasformare in oggetti utili, e in occasioni di lavoro e di benessere anche personale.

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L’ecologia industriale per risolvere il conflitto tra industria e ambiente

L’industria può liberare dalla miseria, assicurare lavoro e creare benessere, ma – per ineluttabili leggi termodinamiche e chimiche – inevitabilmente altera e inquina l’ambiente. Soltanto attraverso una migliore conoscenza dei processi e delle merci, delle materie prime e dei residui si possono ottenere, insieme, cicli produttivi integrati e puliti, occupazione e benessere.

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È con il termometro in gradi Celsius che nasce l’Europa industriale moderna

Anders Celsius (1701-1744) inventò la scala per misurare la temperatura in gradi che un tempo chiamavamo centigradi e che ora per disposizione della UE prendo o il suo nome. Ne nacquero un intenso dibattito tra scienziati di tutta Europa e i laboratori che producevano e vendevano apparecchiature scientifiche, con effetti rivoluzionari sulla tecnica, sulle manifatture, sulla standardizzazione dei prodotti e dei processi produttivi. Si può dire, insomma, che Con Celsius, più che con altre invenzioni, nasce l’Europa industriale moderna.

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Sì, ora! Dal Club di Roma un invito alla mobilitazione per creare una nuova storia

Scienziati ed economisti convenuti dai cinque continenti nella capitale il 17 e 18 ottobre per i 50 anni del Club di Roma, per mostrare a che punto è arrivato l’Antropocene e cercare nuove strade. L’invito è a mobilitarsi (“Ora!) in tutto il mondo, perché il tempo è scarso. Le minacce infatti sono gravi, ma le soluzioni sono numerose, già messe in pratica in vari casi. Invocato un “nuovo Illuminismo”, non più quello etnocentrico del XVIII secolo, ma fondato sul senso dei limiti del Pianeta, nel solco dell’insegnamento di Aurelio Peccei e del primo celebre rapporto sui limiti della crescita, e dell’appartenenza alla Terra, nostra casa comune. E su un nuovo protagonismo femminile.

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Il Club di Roma, 50 anni dopo con gli stessi dilemmi

Faccia a faccia con i “dilemmi dell’umanità”. Peccei e il Club di Roma suscitarono polemiche e resistenze, a destra come a sinistra, fino a chi li considerava degli “impostori”. Ma, come scriveva lo stesso Peccei, solo con una visione d’insieme della condizione umana e delle sue alternative nell’era tecnologica “ciascuno di noi può essere preparato a contribuire a che le scelte – che inevitabilmente si dovranno fare nei prossimi anni – siano fatte con intelligenza e con intendimenti veramente civili, tenendo conto degli effetti che essi avranno negli anni o decenni a venire per noi stessi e per le generazioni che da noi erediteranno i beni naturali e culturali che noi sapremo conservare o creare”

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Il pensatore che guardava al futuro. Per non farci precipitare nell’abisso

ll 17 e il 18 ottobre 2018 si tiene all’Istituto Patristicum Augustinianum (via Paolo VI, 25) il Summit per il 50esimo Anniversario del Club di Roma, organizzato dal Club of Rome in collaborazione con la Fondazione Aurelio Peccei, il WWF, Novamont e Asvis. Sarà l’occasione per fare il punto sullo stato delle policy e dei trend ambientali ed economici su scala mondiale, sulle sfide della sostenibilità per un mondo che si avvia a ospitare 10 miliardi di persone. Tra i relatori, i maggiori esperti mondiali dello sviluppo sostenibile.
I 50 anni di vita del Club di Roma, fondato da Aurelio Peccei, sono stati 50 anni di crescita economica e della popolazione, con un forte aggravamento delle crisi sociali e ambientali. La celebrazione del cinquantenario è l’occasione per riconoscere la giustezza delle proiezioni e degli allarmi lanciati da una serie di rapporti, tra cui il celebre “Limiti della crescita”, e la validità delle soluzioni proposte. Prima che l’abisso si apra irrimediabilmente davanti a noi.

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Quel profumo del pane nasconde molti segreti (e qualche pericolo)

Che cosa hanno in comune il cuoco del ristorante, il pizzaiolo, la massaia distratta che lascia la pentola sul fuoco o la signora che si spalma crema abbronzante sulla pelle? La reazione di Maillard, dal nome dello scienziato francese che nel 1912 diventò celebre per i suoi studi sulle reazioni generali degli amminoacidi con gli zuccheri, che si manifestano in molti fenomeni naturali e commerciali. Le troviamo nel mais abbrustolito, nelle bistecche, nella crosta del pane, nel caffè e nell’orzo tostato, nella birra scura o nell’aceto balsamico e da loro dipende se sono di gradevole profumo e sapore, oppure sgradevoli. Alcuni composti sono però sono tossici e cancerogeni e possono provocare malattie professionali.

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GEO&GEO di RAI3 nei Parchi d’Italia.

Una nuova rubrica condotta da Andrea Gennai presidente nazionale dell’Associazione dei Direttori e funzionari dei parchi d’Italia. (AIDAP)

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Fumare fa male. Anche all’ambiente, specialmente marino

Ecologia dei circa due milioni di tonnellate di mozziconi di sigaretta gettati ogni anno. Si sa che il fumo delle sigarette fa entrare nel corpo umano sostanze tossiche e cancerogene, nonostante il filtro. Oltre al catrame, la nicotina, altri composti volatili fra cui ossido di carbonio e metalli tossici fra cui cadmio, piombo, arsenico e anche il polonio radioattivo, presenti nelle foglie del tabacco, oltre a molti additivi e ingredienti segreti aggiunti dall’industria del tabacco per rendere più gradite ai consumatori le sigarette (nel mondo circa seimila miliardi di sigarette l’anno). Le sostanze rimaste nei mozziconi avvelenano l’ambiente, danneggiando soprattutto la vita acquatica. Mentre le fibre del filtro si decompongono soltanto dopo alcuni anni.

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L’ingegnoso Cowper, precursore dell’economia circolare

Come e perché la lavorazione dell’acciaio è tremendamente inquinante. Ma già nell’Ottocento l’ingegnere londinese Edward Alfred Cowper (1819-1893), che fin da ragazzo aveva dimostrato una grande attitudine all’innovazione e alle invenzioni, si applicò nel trovare soluzioni per il risparmio energetico, dagli stabilimenti siderurgici alle locomotive. E pochi sanno che il perfezionamento da lui apportato agli ingranaggi delle biciclette le fece uscire dalla loro infanzia.

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Inquinamento di 500 anni fa: le attività minerarie e metallurgiche

“Le attività minerarie e metallurgiche danneggiano gli alberi e i campi e distruggono gli uccelli”: l’accusa, attualissima, risale a cinquecento anni fa. L’umanista tedesco Georg Bauer, detto Agricola (1494-1555), nel “De re metallica”, un grande trattato sull’arte mineraria di enorme successo, descrive le dure condizioni in cui viene svolto il lavoro dei minatori e delle malattie e intossicazioni a cui sono esposti, i danni dell’inquinamento e quali conoscenze devono possedere i funzionari addetti alla vigilanza.

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Il futuro dell’Unione Europea: stabilità e benessere. Dimenticando il PIL

Un appello (sensato e urgente, che chiama in causa anche tutti noi) di 238 accademici pubblicato su “The Guardian”: bisogna impegnarsi per un futuro di benessere ecologico e umano basato sul superamento della crescita e non sulla crescita del PIL. Occorrono nuovi indicatori e un patto tra tutti gli Stati membri per assicurare stabilità e benessere, soddisfacendo i bisogni essenziali dei cittadini europei, riducendo il consumo di risorse, i rifiuti e le emissioni inquinanti.

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Vernadskij, lo scienziato che scoprì l’unità del mondo biologico e inanimato

È Vladimir Vernadskij (1863-1945), geochimico, prima oppositore degli Zar, poi coraggioso difensore dell’indipendenza della scienza nella Russia di Stalin. A Parigi ebbe tra i suoi allievi il gesuita Teilhard de Chardin. Già nel 1926 parlava di effetto serra e buco dell’ozono. Suo il merito di aver scoperto che la vita sul pianeta si basa sulla circolazione degli elementi, dall’atmosfera alle piante, agli animali, al suolo, e poi di nuovo all’atmosfera e alle acque; di questi cicli vitali fanno, naturalmente, parte gli esseri umani. Il suo testamento scientifico e spirituale è un saggio sulle modificazioni operate sulla biosfera dalle attività derivate dalla mente umana.

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Le Riserve della Biosfera MaB (Man and Biosphere) in crescita.

Un progetto di etica ambientale, non solo di tutela, in aumento in una Italia troppo poco attenta ai progetti di tutela del territorio, denunciati da WWF Italia.

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Autarchie e ecologia. Le tre “età autarchiche” e la crisi attuale

Caratterizzate da stupidità e furbizie, si sono avvicendate almeno tre età autarchiche, sia in paesi democratici, sia totalitari. Ma alcune soluzioni “autarchiche” presentano di nuovo interesse proprio per motivi ecologici, nell’era della globalizzazione, di fronte ai problemi di scarsità di materie prime e di impoverimento ambientale. Il petrolio ha fatto dimenticare materiali e tecniche dimenticate e pochi sanno che nel sud Italia si può coltivare la pianta della gomma.

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Le immagini uniscono, le parole dividono: la comunicazione ecologica secondo Otto Neurath

L’ISOTYPE, Linguaggio per immagini di Otto Neurath (International System Of Typographic Picture Education) è il tentativo più maturo di democratizzare il sapere usando una forma di comunicazione estremamente inclusiva: il linguaggio per immagini. L’ISOTYPE è un linguaggio di aiuto, pensato anche per i “Bisogni Educativi Speciali” e per iniziare un’educazione attraverso l’occhio: segni, colori, associazioni fra immagini compongono una sintassi e un lessico capaci di superare molte delle barriere che impediscono la reale socializzazione del sapere, come, ad esempio, informare su dati statistici chi non ha mai avuto modo di ricevere una formazione statistica e di contribuire a formare un’opinione pubblica, sufficientemente svincolata dalle barriere educative e culturali, e politicamente consapevole.

Otto Neurath (1882-1945), filosofo, economista e sociologo austriaco, è stato autorevole componente del “Circolo di Vienna”, promotore dell’educazione per immagini con attività museali e ideatore del Linguaggio internazionale per immagini (ISOTYPE).

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I materiali del Ponte. Segreti e debolezze del calcestruzzo

Migliaia di lavoratori sono stati impegnati nella progettazione, nelle cave di sabbia e argilla, nei cementifici, nelle acciaierie, nei cantieri, per produrre calcestruzzo armato, con fatica, dolore, talvolta morte, che sono il costo delle strade e dei ponti indispensabili per il movimento delle merci e delle persone. Ma il calcestruzzo armato, soprattutto nelle strutture all’aperto come ponti e strade, è esposto a dilatazioni col caldo e contrazioni col freddo, alle pressioni dovute al traffico, alle infiltrazioni dell’acqua e del sale sparso come antigelo d’inverno, alla formazione del ghiaccio, eccetera, che comportano corrosione e ossidazione dell’acciaio, distacco dell’acciaio dal calcestruzzo e frantumazione del calcestruzzo. Se non c’è manutenzione succede come a Genova.

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Politiche del rattoppo. Dietro il tragico crollo del ponte Morandi un troppo ignorato e trascurato allarme

Il tragico crollo del ponte Morandi a Genova è frutto della mancanza in Italia di manutenzione e prevenzione e di una politica del rattoppo che l’indomani di un disastro mette pezze, tampona falle, ma non rimuove le cause dei disastri, in attesa di contare i morti di un altro rattoppo. È stato troppo ignorato l’allarme sulla durata del materiale utilizzato per le costruzioni che dal dopoguerra hanno caratterizzato ricostruzioni e costruzioni in edilizia. La nostra solidarietà va alle vittime, ma l’indignazione deve tradursi in politiche continue e organiche

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