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L’importanza di un’educazione affettiva e sessuale a scuola

| Michela Colpo

Tempo di lettura: 3 minuti

L’importanza di un’educazione affettiva e sessuale a scuola
Il ddl Valditara sul consenso informato limita l’educazione sessuo‑affettiva a scuola, soprattutto nell’infanzia e primaria. Qual è il ruolo della scuola e quale quello dei genitori su temi che attraversano i corpi, le emozioni e le relazioni?

Cos’è successo giovedì 4 giugno 2026?

Il Senato ha approvato in via definitiva, con 78 voti a favore e 38 contrari, il disegno di legge noto come ddl Valditara, formalmente intitolato Disposizioni in materia di consenso informato in ambito scolastico.
Il provvedimento introduce nuove regole sull’educazione affettiva e sessuale nelle scuole italiane, ridefinendo in modo significativo modalità e limiti di intervento su questi temi all’interno del sistema scolastico.

Cosa prevede la nuova legge

In concreto, nelle scuole secondarie di primo e secondo grado sarà obbligatorio ottenere il consenso preventivo delle famiglie prima di proporre attività legate a tematiche di sessualità e affettività.
Nelle scuole dell’infanzia e primarie, invece, il divieto è totale: questi argomenti non potranno essere affrontati in alcuna forma, né come progetti né come percorsi dedicati.

Proprio a proposito del ddl, il ministro Valditara ha rivendicato la volontà di tutelare i bambini “dalla confusione della propaganda gender” e di ridare voce ai genitori “sulle tematiche dell’identità di genere per i figli adolescenti minorenni”, richiamando il diritto costituzionale dei genitori a educare i figli.
Di fatto, però, il provvedimento limita come e quanto la scuola possa affrontare questi argomenti.

Ma che cos’è l’educazione sessuale e affettiva?

Non stiamo parlando solo di biologia o prevenzione sanitaria – per esempio come funziona il sistema riproduttivo umano, come prevenire una gravidanza indesiderata o le malattie sessualmente trasmissibili – ma di un percorso pedagogico più ampio, che integra la conoscenza del corpo con lo sviluppo dell’intelligenza emotiva e relazionale.

L’obiettivo è fornire a bambini, bambine, ragazzi e ragazze strumenti per comprendere se stessi, riconoscere e gestire le proprie emozioni e costruire relazioni sane, basate sul rispetto, sul consenso e sulla consapevolezza.
E sulla conoscenza.

Questo lavoro riguarda la relazione con l’altro, ma anche, e profondamente, la relazione con il proprio sé: in psicologia sociale il sé si costruisce sempre attraverso il confronto con l’altro.
Senza strumenti per leggere le relazioni diventa più difficile capire chi siamo, cosa vogliamo, quali confini vogliamo porre.

In questo quadro rientrano anche i temi dell’orientamento e dell’identità di genere, che oggi vivono più nello scontro pubblico che in un reale accompagnamento educativo.

Siamo allarmati da una persistente ideologizzazione del tema e della parola Sessualità intesa solo come mera pratica sessuale. Sessualità e affettività sono un binomio inscindibile: proprio nei primi anni di vita si pongono le basi per l’apprendimento di affettività e relazioni, sia in famiglia, sia a scuola e negli ambienti di apprendimento. Vietare l’educazione sessuale e affettiva nelle scuole dell’infanzia e primaria significa oscurare questi passaggi. Richiedere un’autorizzazione preventiva ai genitori su questi temi, con procedure così restrittive delineate dal Decreto, significa compromettere la funzione propria della scuola pubblica di contrastare le diseguaglianze, impedire di iniziare sin dai primi anni di vita a prevenire la violenza di genere.

Come ha riconosciuto Maria Sole Piccioli, responsabile area Education ActionAid, con questo decreto si rischia di rendere ancora più evidente la distanza tra l’attuale quadro normativo italiano e l’approccio della Comprehensive Sexuality Education (CSE), promosso da UNESCO e OMS.
Le linee guida internazionali sull’educazione sessuale completa insistono sull’importanza di affrontare anche identità ed espressioni di genere, stereotipi e discriminazioni, proprio per prevenire la violenza di genere e tra pari.

Secondo ActionAid e molte reti educative, togliere o ostacolare questi spazi di confronto significa lasciare terreno libero a pornografia, social e disinformazione come “educatori di fatto”, ampliando le disuguaglianze tra chi riceve strumenti di comprensione in famiglia e chi invece ne resta totalmente privo.

Da un lato, il decreto rivendica il ruolo dei genitori nei percorsi educativi dei figli; dall’altro, restringe fortemente la possibilità per la scuola di offrire strumenti comuni, accessibili a tutti e tutte, per leggere il corpo, le emozioni e le relazioni.
È giusto tutto questo?

Perché limitare, invece di educare su tematiche che esistono, che attraversano le vite delle persone e che proprio per questo meriterebbero di essere conosciute e discusse in modo serio?
È davvero tutela, o è un modo per mettere a tacere temi considerati “scomodi”, che però sono reali, ben studiati dalla ricerca educativa e sanitaria, e che non possono essere ridotti a semplici opinioni?

Se l’educazione è un diritto, lo è anche l’educazione affettiva e sessuale. Non tutti i ragazzi e le ragazze crescono in famiglie che hanno gli strumenti, il tempo o le parole per affrontare questi argomenti: proprio per questo il ruolo della scuola è cruciale, soprattutto nelle età più giovani, quando parlare di corpi, emozioni, consenso e relazioni può fare davvero la differenza.
E perché non immaginare anche percorsi costruiti con i genitori, o pensati per loro?

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Redazione
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".eco", rivista fondata nel 1989, è la voce storica non profit dell'educazione ambientale italiana. Intorno ad essa via via si è formata una costellazione di attività e strumenti per costruire e diffondere cultura ecologica e sostenibilità.