Terra ribelle

Christopher de Bellaigue, autore di numerosi reportage, da metà degli anni Novanta vive tra Ankara e Istanbul come inviato in Turchia per The Economist.
Vivendo nell’ambiente moderno, dinamico e laico che caratterizza la Turchia moderna, De Bellaigue si domanda se l’immagine che questa terra offre al resto del mondo corrisponda alla realtà profonda del Paese. Dopo aver scritto un articolo per The New Yorker Review of Books nel quale accenna al problema del genocidio armeno, infatti, nascono reazioni di tale violenza da parte dei lettori da fargli intuire che sotto la superficie si nascondano dei profondi problemi storici e politici irrisolti.

Decide così di approfondire la questione e per un anno si stabilisce a Varto, una piccola cittadina dell’Anatolia orientale, al confine tra Kurdistan, Armenia e Turchia. Qui conduce un’indagine sulla realtà storica, politica e sociale della Turchia di oggi e sulle grandi tragedie nascoste del passato. Parla con i residenti, incontra agenti segreti, si inserisce nei diversi ambienti sociali, descrive il rapporto fra le istituzioni e le minoranze etniche, ricostruisce la storia della regione.

De Bellaigue riporta alla luce la storia dello spaventoso sterminio della popolazione armena, le vessazioni vissute dei curdi e dalle altre minoranze della regione e rivela quella sorta di cuore di tenebra che ancora pesa come una cappa sul presente di un paese proiettato verso l’ingresso in Europa.

Terra ribelle è stato definito da Orhan Pamuk, scrittore turco e Premio Nobel per la Letteratura «un libro scritto magnificamente, coraggioso e molto personale».

 

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