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Amara Lakhous scrive il noir dell’indipendenza algerina

| Valerio Calzolaio

Tempo di lettura: 3 minuti

Amara Lakhous scrive il noir dell’indipendenza algerina
Nel giorno dell’indipendenza algerina un omicidio brutale riapre ferite mai rimarginate. Tra memoria della lotta di liberazione, corruzione e potere, Amara Lakhous costruisce un noir storico che interroga il presente dell’Algeria.

Il 5 luglio 1830 i francesi occuparono la città di Algeri, il primo luglio 1962 si svolse il referendum sull’indipendenza algerina, approvata con il 99,72 per cento dei voti. Verso le 7 di mattina del 5 luglio 2018, giorno dell’indipendenza, il colonnello Karim Soltani (da qualche mese oltre la 50ina), comandante dell’Unità antiterrorismo, viene svegliato dalla compagna Mariam “Mariouma” (inopportunamente, ha un necessitato ritmo sonno dalle quattro alle nove); si trovano nell’appartamento di lei (divorziata da cinque anni, seppur ancora spiata e perseguitata dal pericoloso ex marito) ma al telefono c’è addirittura il “Capo” generale Belkasmi. 

Come accidente aveva fatto a sapere che lui era lì? Si veste in fretta, lo raggiunge e insieme arrivano alla splendida villa garçonnière di Orano del potente influente faccendiere Miloud Sabri, ex partigiano della guerra di liberazione, da poco trovato morto sul letto: nudo, mani e piedi legati, naso reciso di netto, taglio mortale da una giugulare all’altra. Occorre indagare bene, in fretta e riservatamente.

Karim coinvolge subito i propri fidati collaboratori, ovvero il capitano Samir Zayan, alto e magro, di carnagione chiara e con inflessione cabila, ottimo conoscitore di lingue e tecnologie, circa 35enne, e la tenente Malika Derraji, bruna 31enne, capelli corti, seno florido e curve incantevoli, campionessa di karate. Dovranno ripercorrere insieme i tratti salienti delle vicende politico istituzionali algerine; incontrare mogli e figli, parenti e avvocati, terroristi e vittime, segretarie e traditori; scoprire soprannomi e dicerie, ricatti e affari; affrontare altri delitti.

Nuovo romanzo, noir storico e sociale, per lo scrittore di origini algerine Amara Lakhous (Algeri, 1970), diciotto anni in Italia (anche da interessante vivido scrittore) e poi già quasi dodici negli Stati Uniti (dal 2014 docente a Yale nel dipartimento di italiano). L’assassinato Miloud Sabriera è a tutti noto come “L’Upupa”, forse per la messaggera fra Salomone e regina di Saba citata nel Corano, forse per la furbizia e le efficaci manovre ricattatorie. Nel 1858 dello stesso “gruppo di fuoco” facevano anche parte Zahra “Dolores” Mesbah, bella studentessa del liceo femminile; Abbas “la Cicogna” Badi; Idris “Falco” Talbi.

Si erano separati quando la polizia aveva arrestato il loro comandante diretto Yazid Mansouri, tradito da qualcuno di loro o a loro vicino, spirato sotto le torture e capace di resistere almeno due giorni senza rivelare il nascondiglio, mettendoli nelle condizioni di rendersi irreperibili. Miloud e Abbas avevano già abbandonato gli studi, negli anni successivi si erano ritrovati, Idris si era diplomato e indirizzato all’avvocatura, Zahra e Abbas si erano innamorati, ma poi lui era stato costretto a fuggire, lei alla fine aveva sposato Miloud.

La narrazione prosegue alternando in terza persona al passato gli undici capitoli sulle vicende convulse delle diciassette ore del 5 luglio 2018 ai dieci capitoli sui percorsi di tutti e quattro i personaggi principali, Abbas dato a lungo per morto. Il titolo fa riferimento al male “fertile” (per sé stesso) praticato da Miloud (e non solo). L’originale è in arabo, l’autore lo ha scelto in modo meditato e stimolante per raccontare il paese in cui è nato e cresciuto, l’importanza e le contraddizioni dell’indipendenza della sua nazione, quartieri e abitudini, affari e corruzione, droghe e geopolitica. 

All’inizio elenca sia la ventina di personaggi della fiction, come in un giallo classico, che la reale cronologia storica dal 1830 a quel 2010-2011, quando la Primavera araba sfiorava appena l’Algeria. Karim sorseggia del buon vino algerino e ascolta Julio Iglesias, mentre attende Mariam al termine della festa per i trentadue anni di lei. Canzoni e musiche sono circostanziate (pure talora con qualche verso), per esempio: Ahmed Wahbi, Blaoui Houari, Amar Ezzahi, Cheb Hasni, Fayrouz.

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algerina

La fertilità del male

Amara Lakhous; traduzione dall’arabo di Francesco Leggio

Giallo

Edizioni e/o, Roma

Pag. 238 euro 19

2026 (orig. in Francia 2024)

Scrive per noi

Valerio Calzolaio
Valerio Calzolaio
Valerio Calzolaio, giornalista e saggista, è stato deputato (1992-2006) e sottosegretario all’Ambiente (1996-2001). Ha pubblicato numerosi libri sul tema della migrazioni e dei profughi ambientali.