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Le lucciole, piccole stelle a sei zampe che hanno bisogno della nostra protezione

| Giovanni Tinella

Tempo di lettura: 6 minuti

Le lucciole, piccole stelle a sei zampe che hanno bisogno della nostra protezione
Le lucciole brillano meno ogni anno. Scopri i segreti dei generi Lampyris e Luciola, le loro affascinanti strategie di bioluminescenza e i pericoli che affrontano, attraverso osservazioni dirette sul territorio pugliese.

Mentre il mondo in cui viviamo è sempre più illuminato, alcune simpatiche creature a sei zampe si illuminano sempre meno: stiamo parlando delle lucciole. Questi piccoli insetti affascinano da sempre per la loro straordinaria capacità di emettere luce dall’estremità del corpo. Eppure, negli ultimi decenni, è stato registrato un forte declino delle loro popolazioni a causa delle attività antropiche, ormai insostenibili.

Conosciamole meglio

Gli insetti comunemente chiamati “lucciole” appartengono all’ordine dei Coleotteri e alla famiglia dei Lampiridi, che comprende circa 2000 specie distribuite in tutto il globo. Vivono in habitat molto diversi tra loro, ma la maggior parte trascorre la vita in zone ad elevata umidità, tipicamente sotto i sassi o nella lettiera. In Italia sono presenti 19 specie, appartenenti soprattutto ai generi Lampyris e Luciola, che scopriremo nelle righe successive, con osservazione dirette sulla loro vita territorio antropizzato della Puglia.

Ciò che rende questi insetti straordinari, però, è un fenomeno biologico affascinante: la bioluminescenza. Questo fenomeno è possibile grazie alla presenza di un substrato fotogeno composto dalla proteina luciferina che, in presenza di ossigeno, viene ossidata dall’enzima luciferasi producendo ossiluciferina ed emissione di luce visibile. A seconda della specie, questa luce può variare dal giallino al verdognolo e diventa particolarmente evidente nelle serate calde di fine primavera e inizio estate.

Come tutti i Coleotteri, le lucciole sono insetti olometaboli, caratterizzati da una metamorfosi completa. . Il loro ciclo vitale comprende quattro fasi: uova, larva, pupa e adulto. Quello che sorprende è che la capacità di emettere luce persiste in tutti questi stadi vitali, dalle uova all’adulto. Tuttavia, la maggior parte della luce viene emessa dalle femmine con l’obiettivo di attrarre i maschi.

Lampyris e Luciola: due generi a confronto

Tra i generi Lampyris e Luciola vi sono numerose differenze nell’aspetto, nella scelta dell’habitat, nei comportamenti e nello sviluppo.

Le lucciole del genere Lampyris presentano femmine neoteniche, ovvero con un corpo molto simile a quello delle larve: entrambe sono sprovviste di ali, e per questa caratteristica vengono impropriamente chiamate “vermi luminosi”, pur non avendo nulla a che vedere con i vermi. La differenza più appariscente è la presenza di una colorazione più tendente al bianco/rosato rispetto alle livree più smorte tipiche delle larve.

Larva di lucciola Lampyris fuscata apuliae
(Fotografia di Francesco Salvatore Chetta)

La fase larvale può durare fino a tre anni. Durante questo periodo, le giovani lucciole crescono nutrendosi di chiocciole e limacce, che predano e digeriscono grazie all’iniezione di un succo digestivo che dissolve la preda ancor prima dell’ingestione, fenomeno molto diffuso nel mondo degli Artropodi. Come accennato, anche le larve possono emettere brevi lampi di luce di bassa intensità, probabilmente con la sola funzione di difesa nei confronti dei predatori.

Le femmine adulte, invece, sono in grado di emettere una forte luce verde che può durare fino a un paio d’ore, con lo scopo di attirare i maschi che, al crepuscolo, sorvolano il territorio.

Femmina lucciola Lampyris fuscata apuliae in bioluminescenza
(Fotografia di Francesco Salvatore Chetta)


La peculiarità delle lucciole del genere Lampyris è che, pur essendo in declino a causa dell’agricoltura intensiva, della perdita di habitat e dell’inquinamento luminoso, sembrano adattarsi meglio a contesti fortemente antropizzati rispetto al genere Luciola.

Eppure, nonostante la più severa selezione dell’habitat da parte di Luciola, questo genere è più facile da avvistare quando presente, spesso anche in gran numero (decine).
I maschi, in volo, emettono una luce giallina ad intermittenza; le femmine, alate ma generalmente ferme al suolo, rispondono da terra con lampi luminosi di risposta.

Osservazioni dal campo: comportamenti inaspettati

Le femmine del genere Lampyris emettono luce principalmente nel periodo che va dalla metà di maggio alla metà di luglio, con un picco tra metà maggio e metà giugno. L’emissione di luce inizia al crepuscolo, a partire dalle 20:40, quando le femmine escono allo scoperto Si posizionano su scarpate rocciose, fili d’erba o supporti antropici e cominciano a ruotare l’estremità dell’addome per rendersi più visibili agli esemplari maschi.

Coppia di lucciole Lampyris fuscata apuliae
(Fotografia di Francesco Salvatore Chetta)

Terminato l’accoppiamento, la femmina smette di emettere luce ed utilizza l’energie residua per la deposizione delle uova.

Considerando che gli adulti delle specie italiane non si nutrono, e vivono al massimo poche settimane utilizzando l’energia accumulata durante lo stadio larvale, ha senso ipotizzare che l’evoluzione abbia premiato un utilizzo della luce quanto più limitato possibile.

Osservazioni sul campo hanno documentato che alcune femmine riescono ad accoppiarsi anche solo pochi minuti dopo l’emissione di luce. Questa brevità potrebbe fortemente limitare la capacità di individuare le femmine adulte effettivamente presenti nell’habitat in cui si effettua la ricerca, rendendole particolarmente elusive. Non è raro osservare sotto le luci artificiali decine di maschi concentrati insieme, fenomeno che dovrebbe essere evitato o quantomeno fortemente limitato.

Per quanto riguarda la fase riproduttiva, un’ulteriore dinamica possibile è che alcuni individui si accoppino senza dover utilizzare la luce come mezzo di comunicazione, in quanto, completando lo sviluppo sotto i sassi o nella lettiera, potrebbero incontrarsi ancor prima di disperdersi.

Dunque, perché l’evoluzione avrebbe premiato una strategia così energeticamente dispendiosa?
Non è da escludere che l’emissione di luce da parte delle femmine possa spronare gli individui di sesso maschile a spiccare il volo e ad accoppiarsi con femmine distanti, prevenendo accoppiamenti tra consanguinei che si sono sviluppati nello stesso sito.

Secondo la letteratura, le Lampyris sono più osservabili in serate calme, ma osservazioni personali hanno rilevato un gran numero di esemplari anche in serate con forti venti da Nord. È plausibile che, nelle serate ventose, le femmine emettano luce per più tempo, al fine di aiutare i maschi in volo che, a causa del vento, incontrano difficoltà maggiori nel perlustrare il territorio.
Inoltre, lungo i viali illuminati nelle zone rurali, è più facile osservare femmine in bioluminescenza laddove la luce artificiale è maggiore. Questo suggerisce che le femmine prolungano e intensificano la loro emissione luminosa dove l’inquinamento luminoso è maggiore, compensando così la difficoltà dei maschi a localizzarle.

Il genere Luciola: declino e speranza

Le lucciole del genere Luciola sono un po’ più piccole delle Lampyris e possono completare un’intera generazione in un solo anno. Come Lampyris, si nutrono di molluschi gasteropodi, contribuendo al controllo delle loro popolazioni. Eppure, nella penisola italiana, il loro declino è stato molto più drastico.

Oggi in Puglia rimangono solo popolazioni localizzate di Luciola pedemontana. In Salento, per esempio, la loro presenza si limita ormai a testimonianze storiche del secolo passato.

Un’eccezione importante esiste: il Bosco Sant’Antuono a Mottola. Inserito nel Parco Naturale Regionale delle Gravine, nonché Sito di Importanza Comunitaria, questo bosco ospita ancora una popolazione vitale di Luciola, osservabili grazie all’offerta di visite guidate.

Le visite guidate al Bosco Sant’Antuono sono organizzate secondo rigide restrizioni stabilite dall’apposita ordinanza sindacale1, per proteggere questo fragile sito riprouttivo. Questi insetti sopravvivono principalmente grazie alla distanza dai centri abitati e dall’assenza di uso massiccio di pesticidi che caratterizza le zone rurali circostanti.

Possiamo affermare con certezza che le lucciole appartengono ad un gruppo faunistico che si comporta da indicatore biologico, la cui presenza testimonia un ecosistema più o meno ben conservato e poco disturbato dagli impatti negativi generati dall’attività antropica.

Trattandosi di creature particolarmente amate, possono comportarsi da specie ombrello, garantendo così la tutela degli ambienti in cui vivono e, di conseguenza, di tutte le specie che ne fanno parte, comprese quelle meno appariscenti e meno apprezzate, ma altrettanto utili al mantenimento dell’integrità e dell’equilibrio ecosistemico.

La salvaguardia di questi insetti, che rischiano di scomparire in tempi prevedibili, implica una svolta culturale profonda, soprattutto nella nostra regione, riguardante la percezione che le comunità locali hanno della natura e del territorio in cui vivono quotidianamente. Occorrono normative più stringenti, riduzione delle monocolture e dell’utilizzo di pesticidi, rinaturalizzazione di aree naturali pubbliche e private e, soprattutto, massiccia sensibilizzazione ed educazione ambientale.

  1. Inserito nel Parco Naturale Regionale – Parco delle Gravine, nel Sito di Importanza Comunitaria – Area delle Gravine e nella omonima Zona di Protezione Speciale ↩︎

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".eco", rivista fondata nel 1989, è la voce storica non profit dell'educazione ambientale italiana. Intorno ad essa via via si è formata una costellazione di attività e strumenti per costruire e diffondere cultura ecologica e sostenibilità.