Il mal di scuola non è responsabilità solo della pandemia

La chiusura delle scuole da nove mesi rappresenta un buco incolmabile nel percorso formativo di un soggetto in età di apprendimento. La politica non ha avuto il coraggio (e l’intelligenza) di promuovere la rivisitazione di programmi e metodi, ma le colpe ricadono anche su addetti ai lavori, gli stessi fruitori dei servizi e una società votata all’egoismo.

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Se diventa rassicurante non andare a scuola

“A che serve avere le mani pulite se poi si tengono in tasca?”, diceva don Milani. Di fronte al disastro educativo, siamo tutti chiamati a progettare e difendere il futuro. Una pandemia depressiva che si aggiunge alla pandemia, il fallimento di una nuova didattica calata in modalità vecchie, la crescita delle dispersione scolastica e dell’esercito di quanti “disimparano”: chi si assume la responsabilità di correggere la situazione?

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La Dad non è la panacea ma aiuta a meglio motivare

La pandemia contribuisce a negare ai giovani il diritto all’apprendimento, aggravando la frattura tra i pochi che sanno ed i molti che non sanno. E la scuola crea disagio: agli studenti come agli insegnanti. La Dad – pratica emergenziale e non sostitutiva di quella in presenza – allora può e deve diventare occasione di un recupero della motivazione e della finalità di un progetto educativo.

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Cercasi educatori ambientali per progetto di Asilo nel Bosco

Educatori ambientali cercasi per un “asilo nel bosco” nell’Astigiano. Un appello inaugura uno spazio di questo sito web dedicato alle opportunità di lavoro nell’educazione ambientale.

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Il vuoto formativo del dopo-Covid

Il danno maggiore e duraturo del coronavirus sarà il vuoto formativo scaturito da una scuola malfunzionante, per giustificata paura da contagio, per ingiustificabile inefficienza organizzativa, per mancanza di una visione innovativa ed anticipatoria della didattica. La ripartenza deve invece fondarsi sulla cultura, motore di ogni trasformazione. Bisogna impegnarsi a immaginare un nuovo inizio: lanciamo un appello a intellettuali, studiosi, responsabili scientifici disseminati nelle varie istituzioni e sul territorio, politici, sindacalisti, e pensionati in buona salute perché diano il loro contributo.

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