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Biofilia e apprendimento, la connessione naturale nella scuola di Gressoney-La-Trinité

| Federica Colucci

Tempo di lettura: 5 minuti

Biofilia e apprendimento, la connessione naturale nella scuola di Gressoney-La-Trinité

Nel contesto sempre più tecnologico e urbanizzato in cui viviamo, la ricerca di un equilibrio e di una connessione più profonda con la natura è diventata essenziale. Ma cosa succede quando si tratta di integrare questo “desiderio” di natura con l’ambiente educativo dei bambini? Per rispondere a questa domanda, abbiamo intervistato il professor Barbiero, che con il suo gruppo di ricerca ha condotto uno studio triennale (sperimentale) sul tema della biofilia e dei suoi effetti sui bambini presso la scuola elementare di Gressoney-La-Trinité (AO), e la dirigente dell’istituto, la dott.ssa Buscaglione

Nel mondo frenetico di oggi, in cui l’affannarsi quotidiano sembra divorare ogni istante di tranquillità, la connessione con la natura diventa sempre più preziosa. È su questo presupposto che si basa il lavoro di ricercatori come Giuseppe Barbiero, professore di Biologia ed Ecopsicologia presso l’Università della Valle d’Aosta oltre che direttore del Groupe de Recherche en Education à l’Environnement et à la Nature e del Laboratorio di Ecologia Affettiva (GREEN LEAF) , che porta avanti da anni un lavoro di ricerca sul concetto di biofilia, ossia l’innata affinità umana verso la vita e la natura circostante.

Origini ed evoluzione del concetto di biofilia

Il termine “biofilia”, letteralmente “amore per la vita”, ha origini antiche ma è stato definito in termini scientifici più precisi solo negli ultimi decenni. Coniato per la prima volta da Erich Fromm negli anni ’60, il concetto ha trovato una sua collocazione nel dibattito scientifico grazie al lavoro del biologo Edward O. Wilson, che lo ha ripreso e sviluppato in chiave filogenetica nel 1984.

Da allora, la biofilia è diventata un terreno fertile per numerose ricerche interdisciplinari volte ad affrontare questioni che vanno oltre la biologia strettamente intesa. Emergono oggi idee secondo cui l’affinità per la vita e la natura sia un tratto innato dell’essere umano, plasmato dall’evoluzione stessa.

Biophilic design: creare connessioni con la natura

Uno dei settori in cui il concetto di biofilia si è maggiormente concretizzato è il biophilic design, un approccio architettonico che mira a creare ambienti artificiali capaci di stimolare e sostenere l’affinità umana per la natura. Non si tratta solo di introdurre elementi naturali negli spazi costruiti ma di progettare contesti che possano accogliere e stimolare l’innata predisposizione umana per il mondo naturale.

Il lavoro del professor Barbiero e del suo gruppo si è concentrato sul verificare l’ipotesi della biofilia nei bambini, con particolare attenzione agli effetti cognitivi ed emotivi. “Attraverso un programma di ricerca triennale – spiega Barbiero – abbiamo esaminato come l’integrazione della natura negli ambienti educativi possa favorire l’attenzione e il benessere mentale dei più giovani nel lungo periodo”.

Biophilic design, la ricerca triennale svolta nella scuola primaria Gressoney-La-Trinité

La scuola primaria di Gressoney-La-Trinité, in Valle d’Aosta, è stata trasformata in un vero e proprio laboratorio di sperimentazione per la ricerca sulla biofilia e il biophilic design. Questo progetto ha rappresentato un’opportunità unica per esplorare come l’integrazione della natura negli ambienti educativi possa influenzare direttamente l’apprendimento e il benessere dei bambini.

Riqualificazione biophilic design: creare ambienti educativi stimolanti e accoglienti

Durante il programma di ricerca triennale, la scuola è stata sottoposta a una completa riqualificazione secondo i principi del biophilic design: le aule sono state riqualificate per favorire l’ingresso copioso di luce naturale, il legno diventa materiale preponderante nella struttura in quanto capace di conferire calore e accoglienza agli ambienti ed è stata incrementata la quantità di elementi naturali come la vegetazione, sia all’interno che all’esterno dell’edificio.
“Il progetto ci ha molto interessato già dall’inizio.” ci rivela la dirigente Barbara Buscaglione. “La scuola doveva comunque essere ristrutturata e abbiamo quindi deciso di cogliere l’occasione di implementare il design biofilo e renderla adatta al progetto”.

Durante l’intervallo, nella sala comune della scuola, un grande schermo riproduceva i suoni della natura, offrendo momenti di relax e di immersione sensoriale per gli studenti. Questo ambiente stimolante e rilassante ha contribuito a creare una cornice ideale per un apprendimento più profondo e significativo. La presenza di elementi naturali non solo cattura l’attenzione dei giovani studenti, ma attiva anche quel fenomeno involontario noto come “fascinazione” che favorisce il riposo mentale e il recupero dalla fatica cognitiva.

Biofilia, miglioramenti nelle prestazioni e nel benessere degli studenti

Tramite un monitoraggio costante nel tempo delle prestazioni e del benessere degli alunni, il gruppo di ricerca ha potuto costatare un miglioramento generale nelle capacità cognitive e di attenzione, con risultati tangibili che si sono manifestati nel breve e lungo periodo.

L’esposizione quotidiana alla natura all’interno e intorno alla scuola ha infatti prodotto effetti sorprendenti: i bambini hanno dimostrato una maggiore concentrazione in classe, un recupero più rapido dalla fatica mentale e una maggiore predisposizione all’apprendimento. I casi di disturbi legati all’attenzione hanno registrato miglioramenti significativi, confermando l’efficacia del biophilic design nel supportare anche gli studenti con esigenze di apprendimento specifiche.

Impatto emotivo: un legame più profondo con l’ambiente naturale

Anche l’impatto del design biofilo sulla sfera emotiva è stato notevole. Dopo circa diciotto mesi dall’inizio della ricerca, è emerso un legame più profondo e una maggiore sensibilità verso l’ambiente naturale da parte dei bambini. Questo si è tradotto in una maggiore curiosità per la natura circostante e un atteggiamento più responsabile verso la conservazione dell’ambiente.

La ricerca ha inoltre sottolineato notevoli differenze rispetto alle scuole di aree urbane: “Attraverso un monitoraggio individuale della durata di tre anni – ci racconta il Prof. Barbiero – siamo riusciti a “isolare” il contesto socioculturale dei bambini oggetto della nostra ricerca. Il confronto con dati provenienti dai gruppi di controllo di istituti scolastici in aree urbane che non implementano il biophilic design ha evidenziato un miglioramento più marcato nelle prestazioni degli alunni di Gressoney rispetto ai loro coetanei delle scuole di città”.

Elemento cruciale per il successo della ricerca è stata la collaborazione attiva della scuola, delle insegnanti e dei genitori. Nonostante un’iniziale diffidenza e resistenza, il progetto ha dimostrato chiaramente i suoi benefici e la dirigente stessa ha sottolineato come la trasformazione degli spazi educativi abbia portato a un evidente miglioramento nell’apprendimento e nell’animo dei bambini.

“La letteratura scientifica indica che il periodo più critico per l’imprinting con la natura si verifica tra i tre e i nove anni – spiega il professor Barbiero -. Questo non significa che dopo questo periodo non sia possibile creare un legame con la natura, ma diventa meno probabile e più difficile. È importante creare un ambiente naturale in cui i bambini si sentano sicuri e protetti, pur senza impedire ai bambini di entrare in contatto con gli aspetti più autentici della natura”.

Nuove frontiere della progettazione educativa: la biofilia come guida per il futuro

I risultati della ricerca hanno confermato quanto già ipotizzato: stabilire un rapporto precoce e positivo con la natura può avere un impatto significativo sulle percezioni e sulle disposizioni dei bambini verso l’ambiente, favorendo comportamenti ecologici anche da adulti.

L’integrazione della biofilia e del biophilic design non è una mera questione estetica, ma una scelta che può trasformare radicalmente l’esperienza di apprendimento dei bambini; e i risultati della ricerca condotta a Gressoney-La-Trinité lo hanno dimostrato, ponendo le basi e aprendo le porte verso una nuova frontiera della progettazione degli spazi educativi.

Uno dei frutti della ricerca è stata la creazione di un protocollo gestito dal Green Building Council, il quale, oltre a considerare la qualità energetica degli edifici, si concentra sulla qualità della vita delle persone che li abitano. Questo protocollo, nato dall’esperienza accumulata attraverso studi condotti in varie sedi, fornisce agli architetti e ai progettisti uno strumento pratico per creare ambienti che favoriscano il benessere psicofisico degli individui.

Il successo del progetto di ricerca sulla biofilia nella scuola di Gressoney ha offerto nuovi spunti per indagare il rapporto tra uomo e natura. Attualmente, il professor Barbiero e il suo gruppo di ricerca stanno conducendo un innovativo programma di ricerca che esplora questo legame, concentrandosi sull’effetto del contatto continuativo con l’ambiente naturale sulla salute e sul benessere umano. Questo approccio multidisciplinare cerca di individuare la durata ottimale di tale contatto per promuovere un sentimento di affiliazione significativo. Le risposte raccolte finora stanno contribuendo a delineare una comprensione più approfondita di questa dinamica, mentre ulteriori indagini sono in corso su altri temi correlati.

La trasformazione dell’educazione: dalla teoria alla pratica della biofilia

In un’epoca in cui il nostro stile di vita spesso ci allontana dalla natura, queste scoperte ci ricordano l’importanza di riconnetterci con il mondo naturale, soprattutto durante gli anni formativi dei bambini. Creare ambienti educativi che promuovano una relazione profonda e positiva con la natura non solo migliora il loro apprendimento, ma li prepara anche a essere cittadini consapevoli e responsabili del nostro pianeta.

La biofilia nell’educazione non è solo una teoria, ma una pratica che può trasformare radicalmente il modo in cui viviamo e apprendiamo. Le ricerche del professor Barbiero e del suo gruppo offrono una guida preziosa per la progettazione di scuole e ambienti educativi che favoriscano una relazione profonda e positiva con la natura.

L’attenzione posta sulla progettazione degli spazi educativi secondo i principi della biofilia apre nuove prospettive per il futuro delle nostre abitazioni, dei nostri luoghi di lavoro e, soprattutto, delle nostre scuole. Guardando avanti, possiamo immaginare una società in cui la connessione con la natura è al centro di ogni decisione progettuale ed educativa, garantendo un futuro più sano e sostenibile per le generazioni a venire.

Scrive per noi

Federica Colucci
Federica Colucci
Giornalista e project manager con esperienza nella comunicazione ambientale e nell’organizzazione di eventi internazionali. Collabora a progetti che promuovono la sostenibilità e l’educazione ambientale attraverso il giornalismo e la gestione di reti globali.