Quando la cultura fa la differenza

Si celebra il 9 agosto il 14° anniversario della Giornata Internazionale dei Popoli Indigeni, indetta dalle Nazioni Unite nel 1994 per ricordare la preziosità delle culture originarie e la necessità di proteggerle dalle violazioni dei diritti umani e dall’incombente rischio di discriminazione, di esclusione sociale e di estinzione.

In una fase come quella attuale, in cui il pianeta è minacciato da catastrofi naturali, guerre e dall’incedere della povertà, è quanto mai importante riflettere sull’insegnamento proveniente dai popoli che hanno vissuto e convissuto per migliaia di anni, in assoluta armonia, con l’ambiente circostante, riconoscendo l’importantissimo ruolo che i popoli indigeni svolgono nella difesa della madre terra e delle risorse naturali, contro gli interessi economici dei governi e delle imprese transnazionali che portano avanti uno sfruttamento irrazionale e spesso selvaggio delle risorse disponibili.

Questo sfruttamento spesso provoca non solo l’irrimediabile distruzione dell’ambiente, ma anche l’annientamento della base vitale e della cultura delle comunità indigene, le vittime principali del progresso e della globalizzazione.

I popoli indigeni sono i custodi della diversità culturale del mondo. La loro ricchezza è rappresentata dalle loro diverse lingue e culture, dalla saggezza delle loro religioni e del loro rapporto con la natura. Gli appartenenti alle minoranze indigene sono, in tutto il mondo, circa 370 milioni, di cui oltre la metà bambini e adolescenti.

Nonostante la sensibilizzazione diffusa, è un dato di fatto che in tutti i continenti le comunità indigene siano sempre  più marginalizzate. Ancora oggi, e nonostante anni ed anni di attesa, le Nazioni Unite continuano a rimandare la firma della sospirata Dichiarazione dei Diritti Universali dei Popoli Indigeni, che dovrebbe ribadire e tutelare il diritto dei popoli all’autodeterminazione, alla sovranità territoriale ed alimentare, alla salvaguardia della cultura tradizionale. Il progetto è bloccato per mancanza di volontà politica e per gli ostacoli posti da Paesi come il Canada, gli USA, la Nuova Zelanda, la Colombia e l’Australia, preoccupati delle conseguenze giuridiche che tale dichiarazione potrebbe avere rispetto alle numerosissime ed atroci violazioni da essi compiute contro le popolazioni indigene negli ultimi decenni.

 

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5 agosto 2009

 

 

 

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