Edipo re nell’Antropocene

Nell’Edipo re di Sofocle il cieco, alla lettera, è l’indovino Tiresia. Ma è Edipo che, pur avendo il dono della vista, non riesce a vedere la terribile verità che gli sta davanti. Nell’èra dell’Antropocene, come nella tragedia di Sofocle, il sapere che “non giova a chi sa” è il sapere aggiogato allo sviluppo infinito, faustiano, della tecnologia e dell’economia che aggrediscono la madre Terra.

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Israele e i palestinesi nel prisma della comunicazione pubblica, echi di potere

Il ruolo della comunicazione pubblica nel plasmare le opinioni emerge chiaramente quando consideriamo gli interessi politici ed economici dietro le notizie che riceviamo. “Israele e i Palestinesi in poche parole” di Marco Travaglio ci invita a sviluppare una visione critica, capace di cogliere le dinamiche di potere presenti nella comunicazione contemporanea. È importante riflettere anche sull’incapacità delle istituzioni internazionali nel promuovere efficacemente la pace globale

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Transizione verde: qual è la vera ideologia da evitare

L’approccio ideologico da evitare nella transizione verde è l’ideologia liberista, che pone il profitto al vertice dei comportamenti produttivi ed è fondata sul dogma di fede della crescita: la sostenibilità ambientale è, nel migliore dei casi, uno degli obiettivi tra i tanti, nel peggiore dei casi, un ostacolo.

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Noam A. Chomsky: le dieci leggi del potere. Requiem per il sogno americano

I dieci modi in cui il potere convince i cittadini a permettergli di opprimerli. Le strutture istituzionali devono giustificare razionalmente la loro esistenza: se esse sono nocive ai cittadini, non sono legittime, e, se non lo sono, è legittimo contestarle.

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Eclissi o distruzione della ragione?

Qualche annotazione sul presente del mondo. La politica e il diritto dovrebbero essere chiamati a realizzare principi morali. La realtà però è ben diversa, con governi legati a complessi produttivi e finanziari che mirano alla realizzazione del profitto per investitori nazionali e, sempre di più, esteri e guerre diffuse. Andiamo verso una società oligarchica fondata sulla manipolazione delle masse e crescono le disuguaglianze, tanto da chiedersi “Si tratta di una eclissi della ragione o di una sua distruzione?”. La via di uscita è rimettere in armonia microcosmo umano e macrocosmo naturale.

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Marc Augé (1935-2023), antropologo della contemporaneità

Ci ha lasciato all’età di 86 anni lo studioso dei “non luoghi” di circolazione, consumo e comunicazione e del vissuto delle popolazioni metropolitane. Allo sguardo di Augé non sfugge nemmeno la “perdita del futuro” che caratterizza la nostra epoca. Ma, diceva, “l’avventura umana è un’avventura, collettiva e comune”, su cui l’antropologia può darci uno sguardo critico.

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Un’urgenza: la scienza unificata. Gli effetti sociali dell’Antropocene richiedono un sapere unitario

La comunità umana è non soltanto una “comunità di destino”, ma soprattutto una “comunità di pericolo”. La società moderna vive una crisi complessa e l’Anrropocne è anche un Thanatocene. Sul volume di Edgar Morin Risvegliamoci!.

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I nuovi intrecci globali tra pace e diritti

Una rilettura di Norberto Bobbio, L’età dei diritti (1992). Sullo sfondo, l’ombra di Kant, il Kant di Per la pace perpetua. La pace è il presupposto necessario per il riconoscimento e la garanzia effettiva dei diritti dell’uomo. Oggi questi diritti includono anche quelli di vivere in un mondo non inquinato, i diritti che riguardano i la manipolazione del patrimonio genetico e i diritti relativi alla scelta del genere e alla possibilità di creare famiglie omogenitoriali.

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Morale e scienza della politica

Le opere di Machiavelli fotografano la violenza degli Stati, vero cui lo stesso Segretario fiorentino, fondatore della moderna scienza della politica, come nel ritratto di Andrea del Castagno, sembra mostrare un’espressione di disgusto.

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Come sta l’Europa, a settantatré anni dalla Dichiarazione di Robert Schuman

Il subcontinente europeo non dispone dell’unità politica necessaria a fronteggiare le sfide della crisi climatica e dell’emergenza-flussi migratori.

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La globalizzazione oggi

Un fenomeno contradittorio, che “divide mentre unisce” (Bauman), non ha reso il mondo più pacifico. Il risultato della globalizzazione è ad alto potenziale polemogeno, perché i fattori dominanti delle relazioni internazionali sono economici, radicati in alcuni grandi complessi statali.

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Alla ricerca dell’ordine mondiale. Alcune riletture

La guerra è un complesso di azioni criminali, in cui l’essere umano è ridotto a mezzo, come esito, anche nella via civile, di una economia orientata al profitto. Dunque, lo sviluppo dei rapporti economici e commerciali non porta la pace e, infatti, tra XVI e XXI secolo è aumentato il militarismo. Il quadro sempre più instabile minaccia anche la biosfera. Occorrerebbe un’autorità mondiale capace di conciliare gli interessi di tutti, controllata, “dal basso”, da cittadini formati alle competenze necessarie per giudicare l’operato delle classi politiche: competenze umanistiche e competenze scientifiche.

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Il circolo vizioso della guerra. Su Edgar Morin, “Di guerra in guerra”

La guerra è un conflitto dove politica e interessi economici giocano un ruolo cruciale: un demone che si ripresenta ostinatamente, sicché un testimone del XX secolo come Edgar Morin può intitolare il suo ultimo lavoro Di guerra in guerra. Dal 1940 all’Ucraina invasa.

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Edgar Morin: sapere e formazione

Le possibilità di intervento sul cambiamento climatico dipendono da un sapere effettivamente unitario che integri scienze naturali e scienze umane, ma i nostri attuali sistemi di formazione – la scuola, l’università – non rispettano il carattere sistemico del nostro essere-nel-mondo. Edgar Morin, figura di statura mondiale, ha sistematizzato incisivamente questa esigenza in un saggio tuttora attuale, in cui invoca un sapere che permetta di vedere “le interazioni, le retroazioni e le interferenze”.

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Davvero tutta colpa della burocrazia? Il confuso mosaico del Leviathan italiano

Il recente lavoro di Sabino Cassese sulla crisi della burocrazia e i suoi rimedi va ad arricchire il non affollato panorama della storia della pubblica amministrazione italiana, oggi sottodimensionata e messa a dura prova da privatizzazione e delegificazione. L’argomento è di primaria importanza, perché si intreccia con la crescente disuguaglianza, le cui cause si annidano nell’intera storia italiana. La cultura amministrativa va ripensata così come tutti i nostri apparati di formazione, perché altrimenti il Paese non sta in piedi. E occorrerebbe un’opinione pubblica ecologista, politicamente forte e organizzata.

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Ecologia, ecologia sociale e democrazia liberale

Il discorso di fine anno 2022 del presidente della Repubblica: pace nella giustizia e nella libertà, battaglia ecologica, importanza della scienza, sanità, riequilibrio tra Nord e Sud, ruolo dei giovani, partecipazione, tutto alla luce della Costituzione che ha appena compiuto 75 anni. E quanto si potrebbe aggiungere: i condizionamenti geopolitici, la mancanza di controlli da parte del potere pubblico, la mano degli interessi privati sulla ricerca, i movimenti giovanili senza sponda politica, gli interrogativi su formazione e digitalizzazione (sempre più intrecciati). La Costituzione non meno che la scuola, insomma, hanno di fronte avversari difficili da fronteggiare.

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Scienza, uomo, natura in scena

Galilei è un nuovo Prometeo che apre in modo decisivo la via al homo faber; ma il suo impatto sociale è, quanto meno, problematico. Luci e ombre della scienza (o meglio tecno-scienza) diventano un’opera teatrale. Abiura della verità o abiura di libertà, uguaglianza, fraternità in nome del governo totale dell’ambiente?

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Alika Ogorchukwu

Una aggressione come “spettacolo”: i prassanti di Civitanova Marche riprendono l’omicidio di Alika Ogorchukwu senza intervenire. C’è qualche cosa che non funziona se un uomo di 32 anni compie un gesto simile. Il problema è la facilità dell’uccidere come dato emergente da numerosi (ormai) fatti di cronaca. Occorre una svolta innovativa nella creazione delle basi di un dialogo razionale e sociale.

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Italia 21 luglio 2022. Tempesta perfetta

È dal 1861 che la storia italiana è storia di esecutivi estremamente volatili e da oltre trent’anni si susseguono soluzioni ‘irregolari’ delle crisi politiche (Ciampi, Monti, Draghi). E i fattori divisivi che hanno portato alla crisi del governo Draghi rimarranno anche dopo le elezioni anticipate: crisi economica e finanziaria, crisi climatica, guerra, disagio sociale.

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