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La logica di Benedetto Croce

| Guido Gandolfi

Tempo di lettura: 9 minuti

La logica di Benedetto Croce
La Logica di Benedetto Croce, di cui si propone qui una rilettura è, forse, il classico filosofico italiano più nitido in materia di distinzione fra ragione e apparenza di ragione. Certamente oggetto di discussione, ma non riducibile a opinione e a “sapere senza fondamenti”.

Dopo più di quarant’anni di diffusione, diretta e indiretta, del “pensiero debole”1, sembrerà curiosa la riconsiderazione, qui proposta, di un esempio di “pensiero forte”, La logica come scienza del concetto puro di Benedetto Croce.
Curiosa, ma opportuna.
Perché opportuna?

Perché, oggi, il “pensiero debole” è divenuto “senso comune”; che ogni sapere e ogni pratica sia priva di fondamento razionale è considerato ovvio, scontato. Il pensiero ha perduto, dunque, le proprie armi critiche di fronte alla realtà ed è divenuto una realtà fra le altre. Vattimo e Rovatti si auguravano che, avvenuto questo, “la crisi dei fondamenti” mettesse capo a “un nuovo e più amichevole […] sguardo al mondo delle apparenze, delle procedure discorsive e delle […] vedendole come il luogo di una possibile esperienza dell’essere”.2

Il pensiero mainstream in qualche decennio, ha trasformato il “pensiero debole” nel motto del sofista Protagora di Abdera: “Rendere più forte il discorso più debole”. Quello che conta è persuadere, non dimostrare, giacché ogni proposizione e ogni azione sono infondate. È il regno della diffidenza, dell’inganno reciproco, delle fake-news, più che di un “nuovo e amichevole sguardo” sulle cose.
Chi voglia superare questo regno di opposte, infondate e infondabili persuasioni deve andare oltre il “pensiero debole”. Come?

Per esempio, rivolgendosi all’orizzonte di pensiero che meglio di qualsiasi altro, nel passato, ha operato la distinzione fra ragione e apparenza di ragione. La Logica di Benedetto Croce, di cui si propone qui una rilettura è, forse, il classico filosofico italiano più nitido in materia di distinzione fra ragione e apparenza di ragione. Certamente oggetto di discussione, ma non riducibile a opinione e a “sapere senza fondamenti”.

Italo de Feo, nella sua biografia Croce l’uomo e l’opera, ricorda che nel 1908 era stato pubblicato il testo Logica come scienza del concetto puro; l’autore riferisce le parole utilizzate dal filosofo come premessa alla terza edizione del libro; parole che riassumevano la finalità che il filosofo si era prefisso nella stesura di questo elaborato: “Quando questo libro fu la prima volta pubblicato, parve a molti ch’esso fosse in guisa precipua un’assai vivace requisitoria contro la Scienza; e pochi vi scorsero ciò che sovrattutto era: “una rivendicazione della serietà del pensiero logico”, di fronte non solo all’empirismo e all’astrattismo, ma anche alle dottrine intuizionistiche, mistiche e prammatistiche, e a tutte le altre, allora assai poderose, che travolgevano col positivismo, a giusta ragione avversato, ogni forma di logicità. In altre parole Croce imprese a studiare “come si pensa logicamente” e quale sia l’oggetto del pensiero logico, che è il pensiero stesso in quanto “universale” …”.3

La scienza del concetto puro

La Logica è denominata da Croce “scienza del concetto puro” e il suo oggetto d’indagine è la Filosofia; Logica ed Estetica costituiscono le due forme teoretiche della Filosofia dello Spirito in cui consiste l’attività conoscitiva dello Spirito stesso. La principale caratteristica della Filosofia o Logica è la conoscenza dell’universale; la seconda forma dello spirito teoretico, la filosofia, si identifica con la conoscenza intellettuale e la conoscenza dell’universale la cui funzione è quella di produrre dei concetti.4

L’estetica rivolge la propria attenzione all’”esperienza dell’individuale”, mentre “la logica è pensiero dell’universale, che si compie mediante l’impiego di concetti per formare giudizi”. Il concetto, secondo Croce, deve superare la dimensione dell’individualità e deve cogliere la realtà nella sua configurazione universale. Il concetto, dunque, deve sempre essere ancorato alla realtà concreta pur esprimendo l’universale; questa tipologia di contatto con la realtà deve essere attuata al fine di non incorrere in un vuoto processo di astrazione.5

L’individualità è molteplicità; il pensiero la deve esprimere cogliendo l’elemento universale che sostanzia ogni realtà individuale e, quindi, cogliendo l’unità del molteplice che è composto da molte realtà individuali e l’universalità presente nella molteplicità individuale stessa. Il concetto, il cui dato peculiare è rappresentato dall’universalità, va al di là delle “singole rappresentazioni”: non solo non si esaurisce in nessuna di queste rappresentazioni ma tende a caratterizzarsi per la sua immanenza; il concetto è calato nella realtà e nulla ha a che spartire con il mondo separato nel quale erano presenti le idee platoniche.6

Le rappresentazioni o intuizioni sono il momento originario dell’attività logica o pensiero; l’intuizione è l’atto col quale si percepisce la realtà, nella sua dimensione individuale; il pensiero pensa quella realtà, cogliendone le strutture ontologiche che ci parlano della dimensione universale della individualità percepita con i cinque sensi.7

La dimensione estetica (aisthesis in greco significa “sensazione”) è, dunque, la dimensione iniziale del pensare, il primo gradino della ascesa verso l’universale, verso il concetto. Emergono due momenti del concetto puro che sono espressione della manifestazione di questa universalità: il concetto puro non è connesso ad alcuna rappresentazione e Croce parla della sua “ultrarappresentatività”; il concetto puro, inoltre, entra a far parte di ogni pensiero sulla realtà e il filosofo parla della sua “onnirappresentatività”.8

Il concetto di bellezza

Le rappresentazioni o intuizioni sono in grado di cogliere “il molteplice nella sua individualità” ad esempio, “l’albero” come questo albero; la conoscenza intuitiva che caratterizza l’estetica, pertanto, è il presupposto che legittima lo sviluppo del pensiero attraverso la logica. La conoscenza logica è in grado di individuare l’universale nell’individuale (l’albero in questo albero), l’uno nel molteplice e questo significa che la conoscenza logica coglie il concetto. Pensiamo al concetto di bellezza che è immanente in ciascuna cosa bella e traspare dalla rappresentazione sensibile senza identificarsi del tutto con la singola rappresentazione sensibile, perché nessuna rappresentazione sensibile lo esaurisce (bella è la Comedia di Dante, ma bello è anche l’Orlando furioso di Ariosto, I Sepolcri di Foscolo, l’Adelchi di Manzoni). Alla luce di quanto affermato, il concetto di bellezza, come qualsiasi altra tipologia di concetto, è un “universale concreto”. Questo fatto consente di affermare che il concetto si presenta come un concetto puro che non deriva da una generalizzazione dell’esperienza sensibile, cioè non è il risultato di un processo di astrazione, in quanto esso è all’origine dell’attività di ordinamento dei dati sensibili che noi chiamiamo comunemente pensiero. Astrazione è il processo attraverso il quale di fronte a una molteplicità di oggetti forniti dall’esperienza sensibile si selezionano gli aspetti comuni a alcuni oggetti e se ne costruisce il concetto; a esempio: ho davanti a me un pino, un pioppo, un fico; e dico che questi sono alberi, usando così il concetto generale di quello che è comune a queste tre piante.

Il concetto puro, secondo Croce, è la forza che ci permette di cogliere ciò per cui le cose che abbiamo davanti agli occhi sono sé stesse e non sono altre; il concetto puro, così, cerca di far emergere l’essenza delle cose fornite dall’intuizione sensibile. Il concetto fa emergere l’essenza delle cose sensibili, non le costruisce.

Nella Logica come scienza del concetto puro, il filosofo abruzzese affronta il problema della molteplicità dei dati sensibili sui quali argomenta il pensiero. Le intuizioni colgono ciascuna realtà di cui è fatto il molteplice sotto due aspetti: il suo essere individuo e quindi unico, irripetibile (a esempio: Socrate) e il suo appartenere a una specie, a un genere, e quindi il suo essere universale (a esempio: essere umano).

I concetti puri si identificano con le idee della filosofia (ad esempio la teoria delle Idee di Platone o la teoria delle Forme di Aristotele). Essi ci mostrano il nucleo basilare delle cose, la loro vera essenza, e sono, naturalmente, manifestazioni dello Spirito. Croce condivide il pensiero di Hegel nel momento in cui affermache il concetto puro e l’Universale concreto, sono la sintesi degli opposti: nel concetto puro non è possibile ipotizzare che uno degli opposti possa coesistere senza l’altro. Infatti quello che una cosa è, lo è grazie alla negazione di tutto quello che essa non è. A esempio, è impossibile pensare l’essere senza pensarlo come negazione del suo opposto, cioè il non essere.

Il concetto e la concretezza sono la medesima cosa. Il concetto, sostiene infatti Croce, è il concreto. Che cosa significa “concreto”? Come per Hegel, concreto è il concetto inteso come sintesi degli opposti. Che cosa significa “sintesi degli opposti” per Hegel e per Croce? Significa che quello che una cosa è (il cosiddetto “positivo”) dipende dal fatto che in questa cosa è inglobata la sua negazione negata; questo pensiero si trova già nei frammenti di Eraclito cui Hegel dedica molto spazio nelle Lezioni di storia della filosofia. Per fare un esempio: l’albero è sé stesso in quanto esclude dal proprio concetto tutto quello che non è albero (uomini, animali, pietre, ecc.).

Sintesi degli opposti

I concetti puri sono, quindi, sintesi – la negazione della negazione è detta “sintesi” da Hegel e da Croce – degli opposti.

La controparte teorica dei concetti sono gli pseudo-concetti, piuttosto comuni nel linguaggio quotidiano e nel linguaggio della scienza. Essi servono all’interesse puramente pratico di conservare le conoscenze acquisite, e sono “aiuti al ricordo”. Questi sono dei concetti o finzioni concettuali, utili, non vere.

“A tal fine si costruiscono gli strumenti delle finzioni concettuali, che rendono possibile, per mezzo di un nome, di risvegliare e chiamare a raccolta moltitudini di rappresentazioni, o almeno di indicare con sufficiente esattezza a quale forma di operazione convenga ricorrere per mettersi in grado di ritrovarle e richiamarle”.9

Giuseppe Renzi sostiene che l’errore di Croce non sta tanto nel ritenere ateoretico l’errore, quanto nel ritenere teoretica la verità. Sta nel pretendere di porre tra certe idee affermate come vere e certe altre affermate come false la distinzione che le prime derivino unicamente dal puro pensiero e le seconde dalla passione.10

Nella Logica di Croce non c’è posto per l’universale astratto che è espressione sia della metafisica classica sia di quel complesso di scienze che sono considerate come scienze positive; il filosofo codifica queste tipologie di forme della conoscenza come “pseudo-concetti” sostenendo che sia per quanto riguarda la struttura, sia per il metodo di questo ramo della conoscenza, non appaiono in grado di fare chiarezza sulle problematiche gnoseologiche che caratterizzano questo scenario.11

La Scienza esula dalla conoscenza teoretica; i concetti utilizzati rappresentano esclusivamente una schematizzazione finalizzata ad indirizzare l’azione dell’uomo. Non si tratta, pertanto, di concetti in quanto sono rappresentazioni che non rispondono a criteri di universalità e concretezza, e vengono chiamati pseudo-concetti, perché sono soltanto formalmente simili ai concetti. I concetti che informano le scienze naturali non hanno i caratteri dell’universalità, ma solo quelli della concretezza; essi hanno come obiettivo la classificazione dei fatti osservati; i concetti della matematica, al contrario, sono considerati privi di verità e di concretezza ma hanno una valenza universale pur essendo astratti.12

La funzione pratica, dunque, è la chiave di lettura dei concetti delle scienze naturali.

La difficile sfida della verità

Un interrogativo a cui rispondere è quello di quale debba essere la verità che sia la filosofia, sia le scienze empiriche, vogliono raggiungere. È presente il rischio di arrivare a forme di scetticismo assoluto o, per lo meno, relativo di cui nella Logica come scienza del concetto puro (1908)il filosofo sviluppa la critica. Lo scetticismo assoluto manifesta l’impossibilità di pensare la verità, di conoscere la verità. Tale tipologia di scetticismo va respinta in quanto si contraddice da sé: chi nega la verità deve considerare vera la propria negazione, ma per lo scetticismo assoluto la verità non esiste, dunque costui non può considerare vera la propria negazione. Per quanto concerne l’argomentazione dello scetticismo relativo, è possibile sostenere che non è possibile cogliere la verità attraverso l’universalità del concetto.13

Nella Logica come scienza del concetto puro del 1909 (seconda edizione, 1920) si trova, ampiamente sviluppata, la celebre teoria dell’identità tra filosofia e storia: la filosofia è, infatti, comprensione dello Spirito e lo Spirito è il processo immanente nella storia.14

Attraverso la storia, lo Spirito conosce sé stesso in tutti i suoi momenti di sviluppo nel tempo. La filosofia non è possibile senza dimensione storica, poiché ogni filosofia nasce all’interno di una concreta realtà storica cui essa necessariamente si riferisce con i suoi giudizi. Croce afferma: “ogni giudizio implica un fatto” e continua sostenendo che “non si può pronunciare nessun giudizio se non ricorrendo al fatto, vale a dire ricorrendo alla storia”; quindi la storia è Spirito e lo Spirito è storia. Se questo è vero, come lo Spirito è contemporaneo sempre, anche la storia è sempre contemporanea: ricostruire la storia di un’epoca significa rivivere le fasi dello Spirito in quell’epoca.15

Giudicare la storia è giudicare come le cose si sono svolte e come gli eventi si svolgono cioè esporre la vicenda dell’umanità. Lo svolgimento storico è uno svolgimento necessario ma anche libero; libero perché è la manifestazione dello spirito che assolutamente libero necessario perché i singoli individui che lo spirito muove nella storia sono oggettivamente obbligati a compiere determinate azioni libertà e necessità, dunque, coincidono nello stesso senso in cui coincidevano secondo Hegel; ma questa coincidenza fra assoluto e sviluppo storico e anche la coincidenza fra filosofia, logica e storia; naturalmente questa è la logica del concetto, è la logica della assoluto, è la logica dello Spirito, tutt’altra cosa dalla logica formale familiare alle scienze positive. Il giudizio sulla storia è il giudizio su come le cose sono state e come le cose sono, nella vicenda dell’umanità.


  1. Il pensiero debole, a cura di Vattimo G. e Rovatti P. A., Feltrinelli, 1983, 2010. ↩︎
  2. Il pensiero debole, cit., p. 9. ↩︎
  3. De Feo I., Croce L’uomo e l’opera, Arnoldo Mondadori Editore, Prima edizione agosto 1975, pp. 151-152. ↩︎
  4. Abbagnano N., Fornero G., La filosofia 3A. Da Schopenhauer a Freud, Paravia Pearson Bruno Mondadori Editore, Milano-Torino, 2009, p. 325. ↩︎
  5. Ferraris M. e Laboratorio di Ontologia, Pensiero in movimento. Decostruzione. 3B La filosofia dallo storicismo ai dibattiti contemporanei, a cura di Enrico Terrone, Daniela Tagliafico, Ernesto Sferrazza Papa, Paravia Pearson Italia, Milano-Torino, 2019, p. 37. ↩︎
  6. Occhipinti F., Uomini e idee 3 Dal Romanticismo ai dibattiti attuali, Einaudi Scuola, Torino, p. 594. ↩︎
  7. Cambiano G., Mori M., Storia della filosofia contemporanea, GLF Editori Laterza, Roma-Bari, Prima edizione aprile 2014, pp. 247-248. ↩︎
  8. D’Angelo P., Benedetto Croce La biografia I. Gli anni 1866-1918, Società Editrice il Mulino, Bologna, 2023, p. 264. ↩︎
  9. Croce B., Logica come scienza del concetto puro, Laterza, Bari, 1920, p. 23. ↩︎
  10. Rensi G., Benedetto Croce e l’ateoreticità dell’errore in “Rivista di filosofia neo-scolastica”, 30 agosto 1917, vol. 9, f. 4, pp. 366-369 (testo fortemente polemico, ma, certamente, chiarificatore). ↩︎
  11. Perotto A., Storia della filosofia 3, Società Editrice Internazionale, Torino, 1969, p. 237. ↩︎
  12. De Bartolomeo M., Magni V., Storia della filosofia 4 Filosofie contemporanee, Diretta da Fausto Presutti, Istituto Italiano Edizioni Atlas, Bergamo, 2012, p. 348. ↩︎
  13. Bontempelli M., Bentivoglio F., Il senso dell’essere nelle culture occidentali 3. Filosofie delle culture e delle scienze contemporanee, Trevisini Editore, Milano, Anno non reperito, pp. 335-336. ↩︎
  14. Goffredo A., La storia nella filosofia di Benedetto Croce in “Rivista di filosofia neo-scolastica”, 1927, pp. 431-443. ↩︎
  15. Giacobello M. L., Una questione di giudizio (breve nota su Benedetto Croce e Hannah Arendt), in “Diacritica”, anno X, n. 53, 25 agosto 2024. ↩︎

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