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“Stare a casa”. In compagnia dell’inquinamento elettromagnetico. Sette consigli per difendersi

| Redazione

Tempo di lettura: 3 minuti

“Stare a casa”. In compagnia dell’inquinamento elettromagnetico. Sette consigli per difendersi

Con l’isolamento forzato dovuto alla pandemia di Covid-19 si resta molto più tempo nelle case, che sono ambienti saturi di elettrosmog. Sette consigli per ridurre i rischi (stress ossidativo, danni al DNA, cancro; alterazione della barriera emato-encefalica, del sistema immunitario, del sistema riproduttivo; malattie neurodegenerative precoci).

Questo articolo fa parte del Dossier speciale Coronavirus, su cui la rivista “.eco” ha aperto il dibattito, con un focus particolare sul rapporto ambiente-salute-educazione ambientale

Tra le conseguenze indirette dell’emergenza Coronavirus, che costringe la popolazione a restare a casa il più tempo possibile, c’è l’aumento dell’esposizione all’elettrosmog emanato da telefoni cellulari e cordless, smart tv, router propri e di decine di vicini.
Le difese immunitarie, così necessarie ad esempio in questo periodo, sono indebolite. Lo ha spiegato un articolo di Antonella Nappi su questo sito, nel Dossier Coronavirus.
Tra le varie gravi conseguenze delle onde elettromagnetiche troviamo stress ossidativo, danni al DNA, cancro; alterazione della barriera emato-encefalica, del sistema immunitario, del sistema riproduttivo; malattie neurodegenerative precoci.
I sintomi iniziali dell’elettrosensibilità sono disturbi del sonno, problemi cognitivi e della memoria, mal di testa, irritabilità, depressione; stanchezza; palpitazioni cardiache e altri effetti cardiovascolari; disturbi dell’udito, acufeni.

Abbiamo l’inquinamento in casa

In un alloggio, spiega Odile Nazart, le fonti maggiori di inquinamento elettromagnetico sono i cellulari (peggiori gli smartphone), il modem, i tablet in connessione wifi ed eventualmente il cordless se si tratta di modello “classico” (non “eco”). Vivere per settimane in un ambiente chiuso saturo di elettrosmog può favorire l’insorgenza di una sindrome denominata elettrosensibilità, nonché predisporre a patologie a medio o a lungo termine. L’elettrosensibilità colpisce un numero crescente di persone. Nella maggioranza dei pazienti tende a peggiorare col passare del tempo, tanto da comportare una vera e propria invalidità che impedisce una normale vita sociale: prendere un mezzo pubblico (bus, treno, aereo), frequentare luoghi di incontro (bar, ristoranti, cinema…) e perfino essere ricoverati in ospedale. Insomma, le persone elettrosensibili medio-gravi vivono una sorta di quarantena permanente e spesso perdono lavoro e affetti.

Misure di precauzione

È quindi fondamentale, ricorda Odile Nazart, sapere in che modalità di uso le nuove tecnologie producono maggiori emissioni, per ridurre la parte dell’inquinamento elettromagnetico che dipende dai nostri comportamenti. Prima che insorgano i sintomi di elettrosensibilità (descritti più avanti), si possono adottare misure di precauzione. Quando invece la sintomatologia è già comparsa, anche azzerando tutte le emissioni che dipendono da noi, potremmo continuare a peggiorare a causa di fattori che non possiamo modificare: non sopportiamo più il wifi o lo smartphone del vicino (anche se le emissioni sono basse per via della distanza), oppure il ripetitore situato a qualche centinaio di metri. Con il 5G la situazione non potrà che peggiorare ulteriormente.
Con sentenza del 15 gennaio 2019, il TAR Lazio ha chiesto allo Stato di adottare “una campagna informativa, rivolta alla intera popolazione, avente ad oggetto l’individuazione delle corrette modalità d’uso degli apparecchi di telefonia mobile e l’informazione dei rischi per la salute connessi ad un uso improprio”.

Sette consigli per difendersi

Tale campagna non è mai stata fatta. Un gruppo di associazioni ha deciso di provvedere con il pieghevole qui sotto: A.P.P.L.E. Elettrosmog (vincitrice della causa), Associazione Italiana Elettrosensibili, Alleanza Italiana Stop 5G, Società Italiana di Pediatria Preventiva e Sociale, Società Italiana di Medicina Ambientale. Hanno aderito alla campagna importanti associazioni internazionali: Environmental Health Trust (USA), Phonegate Alert (Francia,Usa), ARTAC (Francia, presidente il Nobel di Medicina Luc Montagnier).