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Cittadini attivi per la biodiversità

| Monica Bernardi

Tempo di lettura: 6 minuti

Cittadini attivi per la biodiversità
Facciamo il punto, insieme ad Andrea Sforzi (zoologo e direttore del Museo di storia naturale della Maremma) su una delle esperienze più ambiziose nel panorama della scienza partecipata in Italia. Il ruolo della Citizen Science nel National Biodiversity Future Center alla luce del primo anno del Tavolo Citizen Science del NBFC, una comunità che oggi coinvolge circa 150 ricercatori e ricercatrici. Educazione alla cittadinanza ecologica, consapevolezza, empowerment e responsabilizzazione ambientale.

Un anno fa, a Palermo, prendeva forma una delle esperienze più ambiziose nel panorama della scienza partecipata in Italia: la nascita del Tavolo Nazionale sulla Citizen Scienceall’interno del National Biodiversity Future Center (NBFC), durante il primo forum nazionale del centro (maggio 2024). L’obiettivo? Coordinare, far emergere e sostenere le numerose iniziative di Citizen Science già attive all’interno dei diversi spoke del NBFC, per costruire un’azione comune, più strutturata e visibile. Ne ho parlato con Andrea Sforzi, zoologo, direttore del Museo di storia naturale della Maremma e coordinatore del tavolo.

«Sin dall’inizio ci siamo mossi per fare una sorta di elenco delle realtà esistenti, dei progetti di Citizen Science già sviluppati da ricercatori NBFC», racconta. «Abbiamo individuato oltre venti iniziative, ma siamo certi che ce ne siano molte altre che potranno confluire nel nostro lavoro nei prossimi mesi».

La logica del tavolo non è stata solo ricognitiva, ma soprattutto generativa. A distanza di dodici mesi, durante il secondo forum nazionale del NBFC tenutosi a Milano a maggio 2025 è stato celebrato il consolidamento di questa rete. La comunità costruita attorno al tavolo oggi coinvolge circa 150 ricercatori e ricercatrici, che partecipano con diversi livelli di coinvolgimento: chi ha già esperienza diretta in progetti, chi è in fase di avvio, chi è mosso da un interesse profondo per le implicazioni educative, sociali e ambientali della scienza partecipata.

Una comunità di pratica

Questa comunità di pratica rappresenta un primo, fondamentale passo verso la definizione di una strategia condivisa di Citizen Science in un centro che punta a mettere la biodiversità al centro delle agende di ricerca, di policy e di cittadinanza.

Da questa comunità è nato anche un corso nazionale di formazione intensivo tenutosi nel novembre 2024 alla Certosa di Pontignano, vicino Siena. Due giorni di immersione, promossi con il supporto dell’Associazione Italiana di Citizen Science, e sviluppato con la supervisione del prof. Francesco Frati, coordinatore per il NBFC di spoke 3. Obiettivo del corso è stato quello di fornire a chi non aveva ancora esperienza sul campo gli strumenti fondamentali per sviluppare e gestire un progetto partecipativo.

«La formula residenziale ha favorito la creazione di una comunità, con scambi che sono proseguiti anche fuori dall’aula e che oggi rappresentano un patrimonio relazionale duraturo» spiega Sforzi.

Contemporaneamente, il tavolo ha contribuito alla definizione e valutazione dei bandi a cascata NBFC, supervisionando le proposte che includevano elementi di Citizen Science, in particolare nel monitoraggio della biodiversità in aree protette. Alcuni bandi hanno direttamente finanziato progetti di Citizen Science, mentre altri hanno premiato proposte con forte valenza partecipativa. Uno in particolare ha contribuito a finanziare lo sviluppo di una piattaforma nazionale di Citizen Science, che mancava in Italia, ed è stata creata adattando il software open source del progetto europeo EU-Citizen.Science.

«Per questo primo anno» dice Sforzi «sarà dedicata e rivolta alla biodiversità e ospiterà progetti, istituzioni, moduli formativi, strumenti, tutto ciò che può essere utile sia ai ricercatori/ricercatrici che ai cittadini/e».

La piattaforma ha già dato prova della sua utilità in occasione della Biodiversity Sampling Week (BSW), organizzata dal 12 al 18 maggio 2025. Un grande evento collettivo dedicato alla raccolta di dati sulla biodiversità da parte della cittadinanza:

«Abbiamo utilizzato la versione alfa della piattaforma per realizzare una mappa interattiva dei progetti di raccolta dati» dice Sforzi. «È stato un ottimo viatico per una partecipazione ampia e diffusa. I progetti sono stati 121, distribuiti su tutto il territorio nazionale».

Citizen Science e cittadinanza ecologica

L’impegno del NBFC si inserisce in un più ampio progetto di educazione alla cittadinanza ecologica, dove la Citizen Science è intesa come strumento di consapevolezza, empowerment e responsabilizzazione ambientale.

Come dimostrano recenti studi internazionali (Hadjichambis et al., 2023; Adamou et al., 2021; Makuch & Aczel, 2020), la partecipazione a progetti di Citizen Science può trasformare i cittadini in environmental agents of change, attraverso percorsi di apprendimento partecipativo che sviluppano competenze, consapevolezza e capacità di azione. Non si tratta solo di raccogliere dati, ma di promuovere una cultura ecologica diffusa, in cui i cittadini diventano attori consapevoli del cambiamento, capaci di incidere a livello locale con effetti tangibili sul piano sociale e ambientale.

Questo approccio è oggi sintetizzato nel quadro teorico della Citizen Science for Environmental Citizenship (CS4EC), un paradigma emergente che interpreta la Citizen Science come strumento fondamentale per unire ricerca ecologica, educazione ambientale e partecipazione pubblica alla scienza in un unico processo trasformativo. Coinvolgere bambini/e, famiglie, comunità locali in progetti di monitoraggio e tutela ambientale significa costruire una nuova cultura dell’abitare la Terra, in cui conoscenza scientifica e responsabilità ecologica si rafforzano reciprocamente.

La Citizen Science non si limita a stimolare l’engagement e a contribuire alla giustizia ambientale; può anche influenzare le politiche pubbliche (Nascimento et al., 2018), e promuovere forme più inclusive di governance territoriale, integrando la conoscenza esperta con quella situata delle comunità locali, soprattutto nei processi decisionali legati alla sostenibilità e alla pianificazione urbana (Veeckman & Temmerman, 2021). In questa prospettiva, può persino generare nuove forme di ecological kin-making (Dunkley, 2023), ovvero relazioni affettive e responsabili tra esseri umani e ambiente, che rafforzano il legame tra partecipazione civica e cura ecologica.

Guardando al futuro, verso un ecosistema partecipativo della conoscenza

I dati raccolti attraverso la Citizen Science non rappresentano soltanto un’esperienza di comunità o un’occasione di educazione ambientale, bensì costituiscono un patrimonio informativo strategico per affrontare le sfide globali, contribuendo in modo diretto al monitoraggio degli Obiettivi di sviluppo sostenibile (SDGs) dell’Agenda 2030.

«Tanti dei dati raccolti servono per valutare gli indicatori degli SDGs», spiega Sforzi. «In questo senso, la partecipazione dei cittadini è cruciale per raggiungere gli obiettivi di sviluppo sostenibile. E per costruire, insieme, una nuova alleanza tra scienza e società».

In quest’ottica, il NBFC sta lavorando per sistematizzare e valorizzare queste informazioni all’interno di cornici analitiche utili alle istituzioni, promuovendo un modello di scienza aperta, democratica e orientata al bene comune; una scienza che la visione tecnocratica della ricerca, restituendole una dimensione relazionale, educativa e trasformativa. La Citizen Science, così come promossa dal NBFC, non è solo un metodo, ma un progetto culturale, una forma di eco-cittadinanza attiva capace di coinvolgere territori, comunità, scuole e amministrazioni, stimolando nuove forme di partecipazione e corresponsabilità ambientale. Le esperienze del primo anno del Tavolo nazionale mostrano come questo approccio possa generare connessioni durature, apprendimenti condivisi e innovazione sociale.

Nei prossimi anni, la sfida sarà quella di consolidare un ecosistema partecipativo della conoscenza, in cui cittadini/e, scienziati/e, ed enti pubblici condividano dati, strumenti e visioni. In questo disegno, la piattaforma nazionale, in quanto infrastruttura digitale aperta, sarà uno snodo centrale al servizio sia di chi vuole avviare un progetto, sia di chi desidera semplicemente partecipare.

Il modello promosso dal NBFC mostra che è possibile costruire una scienza connessa ai territori e orientata al bene comune, capace di affrontare la complessità ambientale con strumenti nuovi e con l’energia di una cittadinanza consapevole e coinvolta. È in questo intreccio tra conoscenza e partecipazione che può nascere una nuova cultura ecologica all’altezza delle sfide del nostro tempo.

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Monica Bernardi
Monica Bernardi
Monica Bernardi, PhD in Quality of Life in the Information Society, è professoressa associata di Sociologia dell’ambiente e del territorio presso il Dipartimento di Sociologia e ricerca sociale dell’Università degli studi di Milano-Bicocca, dove insegna Sociologia dell’ambiente e turismo urbano. I suoi interessi di ricerca si concentrano sull’intersezione tra città, sostenibilità e innovazione, con particolare attenzione alle trasformazioni urbane generate dalla doppia transizione ecologica e digitale. Indaga come questi processi ridefiniscano le forme della governance urbana, nel quadro delle città smart, sharing e sustainable. È stata Visiting Scholar a Seoul (2015), Boston (2017), Barcellona (2019) e Bolzano (2022) ed è EU Climate Pact Ambassador 2025. Per le pubblicazioni si veda: https://www.unimib.it/monica-bernardi.