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Biodiversità come infrastruttura di futuro

| Monica Bernardi

Tempo di lettura: 7 minuti

Biodiversità come infrastruttura di futuro
Tra ricerca, governance e transizione ecologica: il Forum del centro italiano di ricerca sulla biodiversità (NBFC) ha riunito a Milano migliaia di giovani ricercatrici e ricercatori, amministratori, cittadini e imprese, attorno all’obiettivo di tradurre la scienza in azione concreta e focus sulla biodiversità urbana e periurbana. Presentato un nuovo ecosistema digitale-fisico per la valorizzazione e disseminazione della ricerca sulla biodiversità

Dal 19 al 21 maggio 2025, l’Università degli Studi di Milano-Bicocca ha ospitato il secondo Forum nazionale del National Biodiversity Future Center (NBFC), primo centro italiano di ricerca sulla biodiversità, finanziato con fondi PNRR. L’evento ha riunito migliaia di giovani ricercatrici e ricercatori, amministratori, cittadini e imprese, attorno a un obiettivo condiviso: tradurre la scienza in azione concreta, capace di produrre impatto ambientale, sociale ed economico. L’occasione ha permesso di fare il punto sui progressi compiuti e delineare le prospettive future della ricerca e dell’azione per la biodiversità in Italia. A chiudere, il 22 maggio, in concomitanza con la Giornata Mondiale della Biodiversità, il Forum si è spostato in Triennale a Milano con l’evento “Biodiversity countering inequalities”, sottolineando il ruolo centrale delle città nella sfida della transizione ecologica.

Una comunità scientifica transdisciplinare di “biodiversi”

«Abbiamo creato una comunità di quasi 900 giovani biodiversi, dai dottorandi a ricercatori più esperti, che lavorano senza barriere disciplinar», ha sottolineato Massimo Labra, direttore scientifico del Centro. Non solo una rete accademica, ma un vero e proprio “ecosistema operativo”, come lo ha definito, che lavora – non solo nei laboratori – ma anche nei fiumi, nei mari, nei parchi, sulle coste, sulle montagne e nelle città. L’approccio pratico e collaborativo ha generato risultati tangibili delineando un modello di ricerca che integra dimensioni teoriche e pragmatiche. «Abbiamo capito davvero cosa serve per fare conservazione efficace. Abbiamo consolidato un modello di monitoraggio in rete, in cui i rapporti strutturati con enti come ISPRA e il Ministero dell’Ambiente sono fondamentali. E abbiamo capito che quasi il 65% delle attività di restauro ecologico sono funzionali, ma possiamo arrivare al 100% con strumenti che possono essere usati tanto da grandi enti quanto da piccoli comun»”, ha affermato Labra.

Le città al centro della transizione ecologica

Un momento del forum (foto di Monica Bernardi)

Un ruolo centrale nel Forum lo ha avuto la dimensione urbana. «Le città si trovano di fronte alla crisi climatica con pochi dati e strumenti inadeguati. Ora si rendono conto che la biodiversità è un tema urgente, ma spesso non hanno ancora una base conoscitiva solida», ha affermato Maria Chiara Pastore, coordinatrice dello Spoke 5 del NBFC dedicato alla biodiversità urbana e periurbana. Il lavoro dello Spoke 5 mira proprio a colmare questo vuoto, agendo da “cartilagine” – come Pastore l’ha definita – tra le amministrazioni pubbliche, il settore privato e i cittadini. «Non possiamo più pensare alla natura urbana solo come bene pubblico: il capitale naturale include anche giardini privati, aree industriali, spazi ospedalieri. È un patrimonio condiviso e complesso, che richiede approcci sistemici e science-based». Un esempio è il Living Lab della Città Metropolitana di Milano, dove dati su suoli, vegetazione e fauna vengono raccolti, condivisi e utilizzati in modo collaborativo per supportare decisioni informate. «Oggi le informazioni escono dai cassetti dei laboratori e diventano patrimonio comune. Questa condivisione è la base per soluzioni urbane realmente trasformative».

Il Biodiversity Gateway: una porta che connette e attiva

Il lancio del Biodiversity Science Gateway (BSG) ha rappresentato uno dei momenti culminanti del Forum. Definito come “la casa del NBFC”, si tratta di un ecosistema digitale-fisico per la valorizzazione e disseminazione della ricerca sulla biodiversità, che funge da moltiplicatore di impatto per tutti gli attori impegnati nella transizione ecologica.

La piattaforma, nata da una intuizione di Maria Chiara Carrozza, Presidente del CNR, ha sedi fisiche a Palermo e Venezia e un’interfaccia virtuale accessibile globalmente, che integra banche dati, strumenti analitici e percorsi formativi secondo un modello di open science. «Il Gateway è una porta che si apre in due direzioni: da un lato ci si può entrare per conoscere, dall’altro per contribuire», ha spiegato Labra. «È un punto di incontro tra ricercatori, scuole, imprese e territori, dove la ricerca diventa impresa, diventa società, diventa territorio». Tra gli strumenti sviluppati emergono: il Cata-Tool per la selezione di Nature-based Solutions specifiche per l’area mediterranea; sistemi cartografici interattivi per la pianificazione del restauro marino; protocolli standardizzati per il monitoraggio della biodiversità urbana. La piattaforma incorpora inoltre narrative progettuali e percorsi didattici, trasformando la ricerca scientifica in risorsa educativa e strumento di coinvolgimento civico.

Risultati applicativi per il restauro della natura

Altro risultato tangibile del NBFC è il rapporto “Il restauro della biodiversità: esperienze e innovazioni della ricerca” che mostra il lavoro del centro, non solo in termini di metodologie e ricerca di base, ma anche nell’applicazione pratica e nella pianificazione. Include vere proprie strategie per restaurare la biodiversità, con interventi concreti che vanno dal ripristino delle praterie di Posidonia oceanica nel Golfo di Napoli, alla riforestazione urbana con specie resilienti agli stress climatici, alla gestione integrata di impianti fotovoltaici per garantire la convivenza con la biodiversità, fino al recupero di aree post-incendio o contaminate. Il rapporto si lega strettamente al contesto normativo, in particolare al Regolamento europeo sul ripristino della natura (Nature Restoration Law); l’implementazione di questo regolamento richiede infatti non solo innovazione scientifica, ma anche un profondo dialogo tra diverse discipline, compreso il diritto, per affrontare nozioni nuove come i servizi ecosistemici; a tal fine, è stato annunciato un workshop dedicato a Milano il 4-5-6 giugno, che riunirà giuristi e studiosi per confrontarsi sul quadro giuridico e le sfide poste da concetti come ripristino, restauro e riabilitazione.

Foto di Monica Bernardi

Il rapporto ha quantificato inoltre un ritorno economico compreso tra 8 e 38 euro per ogni euro investito negli interventi pilota, con il 30% dei progetti che ha già raggiunto obiettivi di resilienza ecosistemica a medio termine. Tra i tanti progetti presentati si ricordano PollinAId (strumento web per la progettazione di corridoi ecologici per impollinatori), Airfresh Floor 3 Web App (strumento digitale per la selezione di specie vegetali per l’abbattimento dell’inquinamento atmosferico testato in Regione Toscana), ForestAMI (sistema di mappatura degli ecosistemi verdi milanesi) e AirTree (un modello per la stima dei servizi ecosistemici forniti dagli alberi urbani); tutti progetti che esemplificano l’integrazione tra innovazione tecnologica e conservazione tradizionale, delineando un paradigma di “restauro adattivo” che considera le dinamiche ambientali contemporanee.

Biodiversità e salute: l’approccio “One Health” (foto di Monica Bernardi)

Contributi interdisciplinari

Tra i tanti interventi si segnalano quelli di Marco Paolini e Telmo Pievani con Atlante delle Rive, un progetto che ha saputo coniugare arte e scienza, portando i temi della biodiversità in spazi non convenzionali come il teatro; la loro narrazione ha offerto una cornice divulgativa potente, sollecitando riflessioni sulla necessità di una visione lungimirante e sull’urgenza di affrontare l’adattamento alle trasformazioni ambientali. Anche l’intervento dell’artista Michelangelo Pistoletto, introdotto da Marina Calloni, ha messo in luce l’arte non solo come espressione individuale, ma come potente strumento di trasformazione sociale ed ecologica, “opera di attività sociale” legata al “vivere comune”. Pistoletto ha invitato alla responsabilità condivisa e a integrare diversi saperi, inclusi quelli artistici, per affrontare le sfide ambientali.

Sul versante scientifico, l’intervento di Hellas Cena su Biodiversità per la salute planetaria ha rafforzato l’approccio One Health come paradigma integrato per la sostenibilità, evidenziando i legami profondi tra salute umana e salute degli ecosistemi.

Altrettanto rilevante anche la riflessione di Paola Branduardi e del suo gruppo sul ruolo delle biotecnologie e dei bioprocessi per la bonifica ambientale, la produzione sostenibile e la valorizzazione degli scarti urbani; un contributo concreto alla costruzione di un’economia circolare che trae valore, anche economico, dalla biodiversità cittadina.

Un ruolo sempre più centrale è quello della Citizen Science, strumento strategico per coinvolgere la società, aumentare la consapevolezza pubblica e raccogliere dati utili alla ricerca. Il NBFC sta sviluppando una piattaforma nazionale open source, interoperabile a livello europeo, che offrirà visibilità e supporto a progetti, strumenti e risorse. La prima iniziativa nazionale – la Biodiversity Sampling Week (12-18 maggio 2025) – ha coinvolto direttamente i cittadini nel monitoraggio della biodiversità su scala nazionale. È in corso la definizione di un accordo con il MUR per istituzionalizzare la Citizen Science nel sistema italiano della ricerca.

La biodiversità come infrastruttura di futuro

Guardando avanti, le priorità del Centro convergono su educazione scientifica e creazione di green jobs come pilastri strategici per la transizione ecologica nazionale. Come sottolineato da Labra, «vogliamo che la biodiversità diventi materia di studio nelle scuole, come parte dell’educazione civica. Solo così potremo generare green jobs e opportunità professionali stabili per i giovani». Anche Pastore ha evidenziato l’importante triangolazione tra pubblica amministrazione e istituzioni, cittadini e capitale privato; quest’ultimo, ancora timido rispetto alla trasformazione, sarà chiamato ad un impegno più forte e strutturato con l’entrata in vigore della Nature Restoration Law europea e, sottolinea Pastore, «il nostro compito sarà fornire gli strumenti per accompagnarlo in questo percorso».

L’intervento di Labra (foto di Monica Bernardi)

Infine, è emerso il concetto di “Nature Positive” e la necessità di vedere la biodiversità come la soluzione per un futuro sostenibile, che richiede un impegno collettivo, istituzionale e sistematico e guarda ad una presenza significativa in Europa per garantire la sostenibilità del Centro oltre i finanziamenti PNRR. Il Forum ha dimostrato la maturità raggiunta ad oggi dal NBFC, che si pone come nodo strategico nel panorama nazionale e internazionale della ricerca ambientale. La sua forza sta nella capacità di costruire ponti: tra discipline diverse, evidenziando come l’integrazione di competenze sia un risultato effettivo e un motore di progresso; tra sapere scientifico e territori, fornendo conoscenze scientifiche e strumenti per costruire politiche e progetti, per la pianificazione (anche urbana e marittima) e per l’attuazione della Nature Restoration Law; tra mondo accademico e società civile e imprese, promuovendo la traslazione della cultura scientifica nella società, il coinvolgimento dei cittadini attraverso la Citizen Science e il dialogo con il settore privato per trasferire innovazione e valorizzare tecnologie.

Scrive per noi

Monica Bernardi
Monica Bernardi
Monica Bernardi, PhD in Quality of Life in the Information Society, è professoressa associata di Sociologia dell’ambiente e del territorio presso il Dipartimento di Sociologia e ricerca sociale dell’Università degli studi di Milano-Bicocca, dove insegna Sociologia dell’ambiente e turismo urbano. I suoi interessi di ricerca si concentrano sull’intersezione tra città, sostenibilità e innovazione, con particolare attenzione alle trasformazioni urbane generate dalla doppia transizione ecologica e digitale. Indaga come questi processi ridefiniscano le forme della governance urbana, nel quadro delle città smart, sharing e sustainable. È stata Visiting Scholar a Seoul (2015), Boston (2017), Barcellona (2019) e Bolzano (2022) ed è EU Climate Pact Ambassador 2025. Per le pubblicazioni si veda: https://www.unimib.it/monica-bernardi.