DAcQUA AL PO! Innaffiare semi di sostenibilità
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Prosegue il progetto della sede WEEC di Gonzaga (Mantova), che coinvolge studenti, insegnanti e associazioni dell’Oltrepò mantovano per far fronte alle emergenze ambientali legate alle terre del fiume Po, hotspot della crisi climatica in atto. Se la siccità incombe, bisogna “innaffiarla” di formazione e esperienze sul campo, con l’impegno comune di insegnanti, classi, famiglie e territorio.
“ DAcQUA al Po!”. Così in dialetto mantovano si inviterebbe a “innaffiare”, a irrigare, a dare acqua al fiume più lungo e più importante del nostro paese, a prendercene cura in senso lato. Un paradosso, in tempi sani; una corsa contro il tempo in un’epoca di ormai normale crisi climatica.
Una crisi senza precedenti, impatti su ambiente ed economia
Basti pensare al 2022, quando la siccità che ha interessato il Nord Italia e il bacino idrografico del Po è stata la peggiore mai registrata. Secondo uno studio pubblicato sulla rivista Science Advances, non si vedeva da 216 anni un periodo di magra idrologica così basso, con una portata d’acqua media inferiore del 30% rispetto alle estati dei “record” negativi precedenti; e i dati sembrano suggerire che fenomeni simili non possono fare a meno che ripetersi con frequenza e conseguenze sempre più allarmanti.
Una vera e propria situazione di emergenza, con conseguenze oltre che ambientali anche economiche, sociali e culturali. L’agricoltura e le industrie dell’area Padana sono tra i settori più minacciati dalla riduzione di portata d’acqua degli ultimi decenni che interessa il Po in virtù della loro dipendenza dal fiume e della loro localizzazione all’interno del suo bacino idrografico. Senza contare l’importanza simbolica e l’immaginario storico e culturale legato al fiume, che attraversa alcuni dei più importanti centri urbani del Nord Italia e del Paese, oltre che centinaia di città più piccole il cui sviluppo e la cui identità sono strettamente interconnesse con lo scorrere secolare delle acque del Po.
Come proteggere il Po? “Innaffiandolo!”
Come proteggere quindi un fiume così importante per il nostro Paese? “Innaffiandolo!” sembra suggerire il nome del progetto dell’Istituto Scholé Futuro-WEEC Network di Gonzaga (MN), per generare “contesti consapevoli e educanti” in grado di promuovere buone pratiche di sostenibilità e di sensibilizzare la collettività sulla situazione di emergenza ambientale, a partire dalle scuole.
Il progetto “DAcQUA al Po” nasce proprio dall’esigenza di stimolare un senso di responsabilità condiviso nella tutela del territorio e dell’ambiente: il “Da(c)Qua” del titolo fa proprio riferimento alla dimensione locale, da cui partire per poi arrivare più consapevoli e informati alla sfera globale degli effetti della crisi climatica. Un progetto che, con il coinvolgimento di dirigenze scolastiche, studenti, docenti e associazioni ed enti educativi dell’Oltrepò Mantovano, mira a educare la comunità sui problemi ambientali che affliggono il territorio, favorendo anche una riscoperta del patrimonio fluviale, rurale, sociale e culturale oltre che una sua valorizzazione.
Il progetto è coordinato dall’Istituto per l’ambiente e l’educazione Scholé Futuro-Rete WEEC di Gonzaga grazie alla delegazione lombarda della rete ed è nel pieno del suo svolgimento: dopo aver vinto un co-finanziamento di Fondazione Cariplo, e dopo un periodo di pianificazione nella seconda metà del 2023, a fine febbraio è iniziata la parte didattica che vede il coinvolgimento di alcune scuole primarie e secondarie di Gonzaga (MN) e Suzzara (MN). Quattro i momenti di formazione e di esperienze sul campo per alcune classi primarie e secondarie di 1° grado e degli istituti comprensivi dei due paesi: dopo un primo incontro a scuola con l’esperta ambientale della Rete WEEC, il progetto prevede due uscite sul territorio comunale per conoscere meglio l’ecosistema fluviale, con attività, visite guidate ed escursioni nella natura.
Coinvolgimento attivo delle famiglie
In barca sul fiume con le famiglie, passeggiate nei giardini pubblici e visite presso strutture gestite da enti che le acque del territorio le controllano e governano (come l’impianto idrovoro “Le mondine” di Moglia (MN) del Consorzio Emilia Centrale): un modo per coordinare la conoscenza del territorio con esperienze di apprendimento outdoor, fondamentali per bambini e ragazzi segnati, quattro anni fa, dalle chiusure forzate del periodo pandemico. A chiudere il percorso, un incontro finale di restituzione nelle classi interessate e momenti di scambio con le comunità coinvolte.
La partecipazione di studenti e docenti
La responsabile e educatrice ambientale Silvia Crema, nonostante il progetto non sia ancora terminato, ha rilevato una risposta entusiasta da parte di alunni e docenti, e di riscontri finora positivi da parte delle famiglie: “Nonostante le difficoltà burocratiche iniziali – racconta – c’è stata una grande collaborazione con insegnanti e dirigenti che hanno accolto con fiducia il progetto, e questo è senza dubbio un buon segnale. Un totale di circa 400 ragazzi di Gonzaga e Suzzara è stato coinvolto, 400 ragazzi che hanno condiviso l’esperienza quindi con le loro 400 famiglie e finora abbiamo ricevuto riscontri più che positivi”. Un progetto di educazione ambientale di successo che permette la partecipazione di un’intera comunità che vuole attivarsi per tutelare e valorizzare il proprio territorio.
Fondamentale per il successo di “DAcQua al PO” anche il rapporto con i docenti. Gran parte degli sforzi è stata indirizzata anche al loro coinvolgimento nella pianificazione delle attività con gli studenti. Non solo momenti di informazione e divulgazione sull’ecosistema fluviale del Po, ma anche occasioni per offrire spunti concreti ai docenti per sviluppare i contenuti delle ore obbligatorie di educazione civica, con un focus specifico sulla sostenibilità. Sono poche infatti le risorse disponibili per sviluppare lezioni specifiche sul tema dell’ambiente e della crisi climatica, nonostante l’urgenza e importanza della questione. Per questo è cruciale mettere a disposizione la competenza in tema di educazione ambientale di professionisti e associazioni del settore, come la nostra rete WEEC, in modo tale da fornire un supporto concreto alle scuole nello scambio di conoscenza e buone pratiche in tema sostenibilità.
Un appello alla solidarietà: seminare sostenibilità
L’ultima parte del progetto che vedrà protagoniste proprio la rete di organizzazioni del terzo settore locale dell’Oltrepò mantovano prenderà avvio nei mesi finali del progetto. Momenti di divulgazione, di dialogo e di socialità rivolti alla cittadinanza, guidati da esponenti di associazioni ed enti educativi del territorio e animati dagli studenti che hanno preso parte al progetto. Questo per favorire il protagonismo delle nuove generazioni, arricchire la loro conoscenza del territorio ma anche affidando loro un ruolo attivo nella sua tutela e rafforzare il loro senso di appartenenza ad esso. Tramite world cafè, eventi di divulgazione e restituzione e tramite anche la creazione di contenuti digitali si può stimolare quel senso di responsabilità verso il proprio territorio e, eventualmente, verso l’intero pianeta.
“DAcQUA al PO” non è quindi solo un invito a dare acqua al fiume in tempi di crisi idrica: ma ad innaffiare insieme piccoli semi di sostenibilità per salvaguardare il nostro territorio. Semi piccoli, ma numerosi, che un “contesto educante” dove scuole, famiglie, cittadinanza e associazioni si intrecciano e uniscono le forze per una causa comune possa far germogliare a beneficio della comunità. La carenza d’acqua purtroppo rimarrà un problema del Po e dei tanti fiumi italiani senza soluzioni strutturali che vadano ad agire sulle cause più imponenti della crisi climatica: ma il progetto “DAcQUA al PO” ci dimostra come l’educazione ambientale, se c’è la volontà, può davvero rendere le menti un terreno fertile per una solida e sana responsabilità ambientale.
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- Federica Colucci
- Giornalista e project manager con esperienza nella comunicazione ambientale e nell’organizzazione di eventi internazionali. Collabora a progetti che promuovono la sostenibilità e l’educazione ambientale attraverso il giornalismo e la gestione di reti globali.
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