Disoccupazione, povertà, emigrazione, stress, relazioni sindacali, welfare, protesta sociale e distacco dalla politica: sono alcuni degli impatti della crisi del debito nei paesi dell’Eurozona, studiati da ventisei scienziati sociali provenienti sia dai paesi più ricchi sia da quelli sotto la spada di Damocle della “troika”. Ovvero, gli effetti devastanti di un “Ordoliberismo”, la teoria che rigetta l’idea keynesiana di intervento statale nell’economia per propugnare un ordine (“Ordo”) che lasci le forze del mercato libere di dispiegarsi.
Gli interventi sono raccolti in un volume curato da George Tsobanoglou e da Nicholas Petropoulos e si conclude con una serie di raccomandazioni ai decisori politici, come la riduzione della povertà e della disoccupazione, il rafforzamento del welfare, la lotta a razzismo, xenofobia e fascismo, la transizione verso uno sviluppo sostenibile, il ruolo positivo del conflitto sociale, la necessità di ridurre la disaffezione dalla politica e la sfiducia verso le istituzioni.
Tsobanoglou G., Petropoulos N., The social impacts of the Eurozone debt crisis, Gordios Books, Athens (Greece), pp. 683, 2014
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