La cognizione incarnata e il docente inclusivo
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L’embodied cognition science (ECS) è un approccio delle scienze cognitive secondo cui il processo di conoscenza avviene attraverso l’interazione tra mente, corpo e ambiente. Secondo questa prospettiva, pensare non significa soltanto elaborare informazioni “nella testa”, ma anche utilizzare sistemi sensomotori, emozioni, posture e azioni come parte integrante della cognizione.
Le neuroscienze offrono numerose conferme a questo paradigma, dimostrando che comprendere – concetti, parole o situazioni – attiva, in forma simulata, le aree cerebrali coinvolte nel percepire e nell’agire. Conoscere il mondo non è un’attività puramente astratta, ma un processo radicato nell’esperienza corporea: la cognizione è, in questo senso, incarnata.
Dalla teoria alla scuola: l’embodied cognition nella formazione dei docenti
Quali sono le ricadute di tale assunto nella didattica, e in particolare nella formazione di docenti inclusivi?

È questa la domanda che si pone Paola Damiani nel suo testo “Formare insegnanti inclusivi alla luce dell’embodied cognition” (Pensa Multimedia Editore, 2022). Per rispondere e comprendere come l’ECS possa inserirsi fruttuosamente nel contesto didattico e formativo, l’autrice offre basi teoriche, metodologiche e operative per costruire una professionalità docente realmente inclusiva.
L’inclusione scolastica in Italia è il risultato di un lungo percorso legislativo che, dagli anni Settanta a oggi, ha progressivamente abolito un paradigma basato sulla segregazione delle persone con disabilità, approdando prima a un modello di integrazione e poi a quello di inclusione.
Il modello ICF e l’inclusione come prospettiva pedagogica globale
In questo percorso si inserisce il modello ICF, classificazione internazionale che descrive il funzionamento della persona come risultato dell’interazione tra dimensioni biologiche, psicologiche e sociali, sostituendo il precedente approccio medico centrato principalmente sul deficit e sulla diagnosi. Secondo la nuova interpretazione, la persona è un organismo bio-psico-sociale, il cui funzionamento non dipende solo dalla condizione individuale, ma anche dall’interazione con l’ambiente. Il contesto diventa quindi un fattore cruciale dell’apprendimento, ponendosi come barriera o facilitatore: la normativa ha recepito le innovazioni dell’ICF con i Decreti 66/2017 e 96/2019, introducendo un approccio didattico che valorizzi le capacità, i contesti e la partecipazione.
L’inclusione pertanto, come sottolinea l’autrice, non è una risposta a esigenze specifiche o “speciali”, ma una prospettiva pedagogica globale, che riguarda tutti gli studenti e l’intera comunità scolastica. In questa ottica, la pedagogia speciale, che fonda le sue basi sui concetti di inclusione, relazione d’aiuto e cura educativa, rappresenta il riferimento imprescindibile per un’efficace pedagogia inclusiva.
Se l’inclusione si propone di valorizzare le specificità di ciascuno, abbandonando l’idea di “normalità” e “diversità”, l’approccio embodied va esattamente in questa direzione, valorizzando il corpo, la storia, la sensibilità e le modalità individuali di apprendere.
Tuttavia, per poter impostare la didattica secondo tale approccio, il docente deve a sua volta sperimentarne gli effetti nell’ambito della propria formazione.
L’insegnante, dunque, non può essere preparato solo attraverso la trasmissione di contenuti teorici, ma dev’essere coinvolto in percorsi esperienziali, riflessivi, corporei e relazionali, capaci di trasformare non solo le sue competenze tecniche, ma anche la sua identità professionale.
Il modello di Damiani: partecipazione, esperienza e relazione
Damiani propone un modello formativo integrato e ricorsivo, in cui teoria, pratica e riflessione si alimentano a vicenda. Il docente in formazione sperimenta attività che lo mettono in relazione con il proprio corpo, le proprie emozioni e il contesto educativo, per comprendere dall’interno ciò che poi dovrà promuovere all’esterno con gli studenti. L’obiettivo è sviluppare competenze complesse: non solo disciplinari o metodologiche, ma anche emozionali, comunicative, incarnate appunto, indispensabili per costruire ambienti di apprendimento accoglienti e significativi. La formazione, da percorso di acquisizione di conoscenze, diventa un processo di trasformazione personale, che permette all’insegnante di diventare mediatore attivo di inclusione.
Da qui l’importanza di pratiche didattiche partecipative, attive, basate sull’esperienza e sulla relazione, che permettano a ciascuno di costruire conoscenza in modo personale e condiviso.
A tal fine, l’autrice enuclea i contesti, le modalità e i principi chiave che orientano la costruzione di esperienze formative coerenti con il paradigma ECS. Nella progettazione di questi percorsi, corpo e movimento devono assumere una nuova centralità, riconoscendo che non sono “(…) l’estensione biomeccanica di una persona, ma entità cognitivamente appartenenti alla persona”.
Attraverso una formazione radicata nell’esperienza corporea ed emotiva, capace di integrare sapere e relazione, è possibile sviluppare figure professionali in grado di promuovere l’inclusione autentica, la partecipazione e il benessere scolastico. Realizzare una scuola inclusiva richiede un cambiamento culturale profondo, che deve passare attraverso la formazione degli insegnanti come spazio di ricerca, sperimentazione e crescita identitaria, in cui il paradigma dell’Embodied Cognition Science offre una cornice teorica solida e coerente.
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- Annalisa Russo
- Annalisa Russo, architetta di formazione, classicista e scrittrice per passione, è docente specializzata in Sostegno e formatrice. Ha pubblicato Mnemosine (Bookabook, 2020), si è occupata di progetti culturali con l’associazione ArteSera e conduce ricerche indipendenti su miti, archetipi e simboli, nella convinzione che il pensiero antico sia una bussola ancora valida per orientarsi nel presente.
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