La pace non va a petrolio. I social censurano i temi sociali e l’ambiente, lettrici e lettori aiutateci voi
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(Nell’immagine di apertura, uno dei post che Meta impedisce di pubblicizzare)
Meta, cioè Facebook, Instagram e Threads, dall’ottobre scorso vieta di mettere in promozione post su temi sociali, diritti civili e ambiente, oltre ad altri temi politici.
A monte c’è il regolamento europeo sulla trasparenza e il targeting della pubblicità politica (TTPA), in vigore dal 10 ottobre 2025. Questa volta, però, la colpa non è dei bistrattati “burocrati” di Bruxelles, ma delle piattaforme, che per non sobbarcarsi a fastidiose procedure di controllo sulla trasparenza (prima possibili) hanno deciso di non accettare più le inserzioni.
A farne le spese è la visibilità delle campagne di sensibilizzazione e dei movimenti civici. La limitazione della visibilità sui social costituisce, infatti, una forte penalizzazione per associazioni, ONG e movimenti che utilizzano le inserzioni per sensibilizzare e raggiungere un pubblico più vasto.
Orrore, c’è la parola “clima”

L’ultimo esempio è il dialogo che teniamo a Milano lunedì 27 aprile alle 17:00 su clima, energia e policrisi, ospiti di Chiamamilano (via Laghetto, 2). Ne parlano Stefano Caserini (coordinatore scientifico di https://www.climalteranti.it/ e professore all’Università di Parma) e Gianluca Ruggieri (ricercatore dell’Università dell’Insubria, cofondatore di ènostra, la cooperativa energetica che ci fornisce l’energia rinnovabile con cui sviluppiamo le nostre attività).
Poiché Meta ci impedisce di far circolare la notizia (basta la parola “clima” a far scattare la censura), care lettrici e cari lettori, fatelo voi.
Condividete la notizia sui vostri contatti. Passate parola.
E se siete a Milano e dintorni, venite numerosi: la pace non va a petrolio.
Grazie!
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