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Violenza, l’effetto dei messaggi televisivi massmediali sul comportamento

| Laura Tussi

Tempo di lettura: 3 minuti

Violenza, l’effetto dei messaggi televisivi massmediali sul comportamento
L’articolo analizza l’impatto dei messaggi televisivi violenti sui bambini, riducendo capacità cognitive e promuovendo comportamenti aggressivi.

I messaggi televisivi diventano sempre più violenti e possono influenzare l’audience, composta sia da bambini che da adulti, spingendola verso atteggiamenti di chiusura mentale e cognitiva. Spesso, inoltre, questi contenuti stimolano la tendenza a ripetere gli atti violenti mostrati nei mass media.

I bambini in età prescolare costituiscono il segmento di pubblico televisivo più ampio. Alcuni studiosi, che hanno analizzato gli effetti della televisione sui più piccoli, esprimono preoccupazioni significative riguardo alle possibili alterazioni nel funzionamento della mente. Le ricerche si concentrano, in particolare, sull’impatto di determinati contenuti televisivi e sulla loro capacità di limitare le funzioni cognitive legate all’immaginazione.

L’esposizione prolungata a materiale visivo sembra favorire un maggiore utilizzo delle funzioni iconiche, potenziando il funzionamento dell’emisfero destro del cervello. Tuttavia, ciò avviene spesso a scapito dell’emisfero sinistro, che governa le funzioni linguistiche.

L’impatto dei contenuti televisivi iconici sulle capacità cognitive e sullo sviluppo sociale

I contenuti televisivi iconici tendono a ridurre le abilità mnemoniche, di scrittura e di lettura, favorendo atteggiamenti e comportamenti plasmati dalla violenza visiva. Questo ha conseguenze negative sulla qualità della vita sociale.

I materiali scritti o registrati, che richiedono l’uso dell’immaginazione, risultano più ricchi e significativi rispetto ai contenuti televisivi. Un’eccessiva enfasi sulle funzioni iconiche può avere effetti negativi sulla capacità di elaborare e utilizzare codici simbolici, come la lettura e la scrittura. Numerose ricerche hanno evidenziato una correlazione negativa costante tra l’uso della televisione da parte dei bambini e il loro interesse per la lettura.

La violenza trasmessa dalla televisione compromette le capacità immaginative, mnemoniche, ideative e di apprendimento dei bambini, influendo negativamente sul buon funzionamento della società nel suo complesso.

Un bambino che ascolta una favola crea immagini mentali trasformando le parole in rappresentazioni personali, dando vita a uno “schermo interno” dove il suo mondo simbolico e affettivo assume un ruolo centrale. Questo processo è molto diverso da quello del bambino che osserva una trama già codificata in immagini sullo schermo televisivo, costretto a un ritmo di assimilazione imposto, che limita le sue facoltà immaginative.

Inoltre, gli stratagemmi utilizzati dalla televisione per catturare l’attenzione attivano nei bambini modalità cognitive eccitate, riducendo al minimo le occasioni di riflessione. Di conseguenza, anche le condizioni per un apprendimento significativo risultano fortemente compromesse.

L’influenza dei messaggi violenti televisivi sui comportamenti e sulle relazioni sociali

La violenza può essere innescata nei soggetti più vulnerabili e nei consumatori abituali di messaggi massmediali violenti. Questi contenuti non solo alimentano odio, aggressività e dinamiche violente a livello microsociale, ma possono anche culminare in conflitti armati su scala macrosociale.

Oltre ai contenuti esplicitamente violenti, i meccanismi narrativi della televisione stimolano comportamenti di scarico improvviso della tensione e degli impulsi aggressivi. L’alto livello d’azione e i ritmi accelerati caratteristici di molti programmi determinano uno stile percettivo e assimilativo che eleva i limiti di ciò che viene colto e percepito, spingendo il pubblico verso una costante ricerca di eccitazione. Questo si riflette negativamente sui processi cognitivi, in particolare nei consumatori abituali di televisione.

Per quanto riguarda la rappresentazione della violenza, i programmi televisivi la offrono in abbondanza, mentre altri mezzi di comunicazione adottano varie forme di censura, pur rimanendo influenzati dalle dinamiche imposte dai poteri forti.

L’assuefazione a tali contenuti deriva in gran parte dal fatto che la violenza entra direttamente nelle case e nelle famiglie, raggiungendo anche i bambini. Queste preoccupazioni hanno dato origine a numerosi studi sugli effetti dell’esposizione prolungata alla televisione, in particolare nei bambini. È ampiamente dimostrato che l’esposizione a modelli violenti televisivi influenza il comportamento sia degli adulti che dei più piccoli.

La modalità con cui la violenza viene rappresentata riduce le inibizioni morali, offrendo giustificazioni per superare eventuali remore etiche. L’aggressione fisica viene spesso presentata come una soluzione inevitabile ai conflitti, acquisendo una connotazione di giustizia e prestigio.

Il ruolo degli “eroi positivi” televisivi nella promozione della violenza e le alternative educative

Un’analisi attenta dei contenuti televisivi rivela che i principali responsabili della violenza rappresentata in televisione sono spesso gli “eroi positivi”, secondo gli schemi del sistema, e i supereroi in generale. Questi personaggi promuovono dinamiche di pensiero e comportamento che esaltano l’idea del “superuomo”.

Il messaggio esplicito trasmesso è che la violenza rappresenta lo strumento principale per far trionfare il bene sul male. Favorendo l’identificazione con modelli aggressivi, questo messaggio attribuisce un valore positivo alla violenza, enfatizzandone la presunta efficacia educativa. Nei bambini, l’esposizione a contenuti televisivi violenti può portare all’emulazione, generando comportamenti dannosi nelle interazioni sociali. Durante il gioco e lo svago, tali atteggiamenti si manifestano spesso in azioni intimidatorie, accompagnate da sentimenti di odio e vendetta tra coetanei.

I responsabili dei palinsesti televisivi dovrebbero considerare attentamente la sensibilità e l’influenzabilità dei bambini, che tendono a imitare con facilità i personaggi “vincenti” proposti in televisione. È necessario proporre contenuti alternativi che trasmettano valori positivi, come l’importanza del dialogo tra persone e personaggi diversi e la costruzione di relazioni rispettose, in cui le differenze vengano percepite come una fonte di arricchimento reciproco.

L’interazione tra individui non dovrebbe mai degenerare in violenza o competizione esasperata, ma piuttosto generare ricchezza interiore, creatività e valori fondati sul dialogo e sulla pace. Da un incontro autentico tra persone, pur portatrici di diversità implicite, possono emergere opportunità di crescita e giovamento per tutti.

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Laura Tussi
Laura Tussi
Laura Tussi, docente, giornalista e scrittrice, si occupa di pedagogia nonviolenta e interculturale. Ha conseguito cinque lauree specialistiche in formazione degli adulti e consulenza pedagogica nell'ambito delle scienze della formazione e dell'educazione. Coordinamento Campagna Internazionale ICAN - Premio Nobel per la Pace 2017 per il disarmo nucleare universale, fa parte dei Disarmisti Esigenti, gruppo membro della rete mondiale e premio Nobel per la pace ICAN.