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Otto giorni a Minneapolis, un omicidio di sei anni prima

| Valerio Calzolaio

Tempo di lettura: 3 minuti

Otto giorni a Minneapolis, un omicidio di sei anni prima
A Minneapolis, tra il 2016 e il 2022, uno scrittore norvegese torna su un tentato omicidio legato al traffico d’armi per capire cosa si nasconde nella mente di un killer. In L’impronta del lupo, Jo Nesbø intreccia indagine, ossessioni personali e tensioni politiche americane in un noir teso e stratificato, dove niente è del tutto innocente e nessuno è davvero al sicuro.

L’impronta del lupo

Jo Nesbø

Traduzione di Eva Kampmann

Noir

Einaudi Torino

2026 (orig. 2025)

Pag. 411, euro 21

Minneapolis. Settembre 2022 (e ottobre 2016). Lo scrittore norvegese Holger Rudi arriva a Minneapolis dall’aeroporto di Oslo per fare ricerche su un caso di omicidi avvenuto lì sei anni prima.
Il suo romanzo di true crime è già a buon punto, si è dato otto giorni di lavoro sul campo fra quartieri, edifici, strade e locali dei fatti accertati. Del resto, la metropoli statunitense è piena di immigrati, famiglie e accenti norvegesi.
C’era già stato, si trova a suo agio.

Il romanziere intende cercare di capire meglio come e perché l’accaduto è accaduto, di entrare un poco nella testa dell’assassino e delle altre persone coinvolte, di narrare da tassidermista, di individuare forse l’umano nel disumano.

La scena torna così indietro nel tempo, al 2016 (alla vigilia del convegno annuale Nra, la lobby dei produttori d’armi): da una parte il colpevole racconta in prima persona il tentativo di uccidere un mercante d’armi legato alle gang, mirando a distanza con la carabina M24 da un palazzo dove è conosciuto come Tomas. Poi, la fuga, e il suo piano da adattare, visto che Marco Dante (grasso e scemo, che veste italiano, mangia italiano e parla con un finto accento italiano) è stato colpito ma non ucciso, ora in coma all’ospedale.

Dall’altra seguiamo i detective che indagano, in particolare l’agente investigativo della Omicidi Bob One-Night Oz (anche lui con bisavoli norvegesi, cacciati da fame e tempi grami), rabbioso dopo che Alice lo ha lasciato (insieme per dodici fedeli anni), collezionista di donne-da-una-notte e gran bevitore (formalmente così estromesso dal caso), brava persona, chiacchierone, basso e bruttino, occhi azzurri e capelli rossi, testardo più che geniale, insistente più che affascinante, sulla scia della “tosta” bartender Liza, capelli neri e frangetta, sfacciata aria sicura di sé nonostante la leggera zoppia.

L’ottimo talentuoso fortunato Jo Nesbø (Oslo, 1960), già calciatore di A, agente di borsa, giornalista, chitarrista e paroliere (spesso negli stadi con la sua band Di Derre), padre cresciuto a Brooklyn, da circa trent’anni è famoso nel mondo soprattutto per gli ottimi lunghi tredici noir (1997 – 2022) della serie Harry Hole (da tempo siamo tutti tragici holeomani), ma scrive spesso altre interessanti narrazioni di genere (quando non ha da suonare o arrampicarsi).

Ecosistema umano

Quest’ultimo godibile romanzo è ambientato a Minneapolis (la città dei noti omicidi contemporanei, George Floyd nel 2020 e ora quelli provocati dall’ICE), a inizio 2026 ecosistema umano complessivamente meno violento di altri, con popolazione molto eterogenea dal punto di vista etnico (ben spiegata).
Del resto, probabilmente non c’è connessione tra l’incidenza del crimine in un luogo e la sua capacità di ispirare buone storie noir e crime, o gialle.

Le peculiarità stilistiche restano efficaci: la narrazione alterna una terza persona varia al passato (Bob più spesso) a una prima persona al presente (più rara e breve, lo scrittore nel 2022 e l’assassino nel 2016).

Frequenti i riferimenti alle presidenze Usa di Obama e Trump in quel decennio, oltre che al sindaco e agli amministratori pubblici di Minneapolis.

Nesbø non è certo di centrodestra, apprezza Piketty, si documenta, mira comunque all’intrattenimento e ritiene saggiamente che “la postura didascalica è sempre pericolosa per i romanzi”.

Utili riflessioni sull’ideazione, su pregi e difetti, richiami e rischi, colori e rumori dei centri commerciali, a partire dal Southdale Mall.

Come altre volte, la gestione dei diabetici gioca un certo ruolo.
Whisky a gogo.
Bob Dylan e Prince sono nativi del Minnesota, considerati di Minneapolis, lo scrittore ben lo sa.

Oz guadagna un punto con la playlist del cellulare (versione di Emmylou Harris di Tougher Than The Rest, a volume basso).

Scrive per noi

Valerio Calzolaio
Valerio Calzolaio
Valerio Calzolaio, giornalista e saggista, è stato deputato (1992-2006) e sottosegretario all’Ambiente (1996-2001). Ha pubblicato numerosi libri sul tema della migrazioni e dei profughi ambientali.