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“Una lingua per cantare”: quando letteratura e musica si incontrano

| Valerio Calzolaio

Tempo di lettura: 3 minuti

“Una lingua per cantare”: quando letteratura e musica si incontrano
In “Una lingua per cantare. Gli scrittori italiani e la musica leggera.” Giulio Carlo Pantalei approfondisce i legami fra letteratura e musica leggera.

Italia. 1950 – 1980, circa. Pasolini, Calvino, Caproni, Fortini, Roversi, Flaiano, Parise, Arbasino, Moravia, alcuni dei massimi autori (di romanzi e liriche) del secondo Novecento italiano hanno realizzato anche versi pensati per la musica, contribuendo in modo decisivo alla nascita del cantautorato e della canzone impegnata nel nostro paese. Ciascuno di loro si poneva la questione storica, ideologica e artistica della parola cantata, emanando poi una potente influenza sulle nuove generazioni che negli anni seguenti erano quelle di De André, Guccini, Dalla, Tenco, Endrigo, Marini, De Gregori, Margot, Gaber, Vanoni, Jannacci, Battiato, Branduardi, Pietrangeli. Soprattutto dal dopoguerra fino all’inizio della nuova stagione della televisione a colori (1975-77), sia in Francia che in Italia (forse prima là che qui), sono esistite specifiche classi di artisti aperte alla contaminazione fra i registri accanto a classi di operatori preparati con competenze trasversali, prima della progressiva trasformazione dell’industria culturale in industria dell’entertainment.

Si può ormai disegnare il ritratto di gruppo di una generazione di scrittori animati da una curiosità per le altre forme d’arte, senza invasioni di campo oppure steccati rigidi, cercando invece un uditorio più ampio per la letteratura. Cimentandosi con la scrittura per musica, alcuni storici letterati (poeti o narratori) del secondo Novecento hanno dimostrato di poter essere a tutti gli effetti “parolieri”, di poter così sperimentare a modo loro contenuti politici di sinistra e novità pertinenti di forme letterarie, conferendo un ulteriore strato di profondità alla colonna sonora di una stagione irripetibile, forse irrecuperabile, che continua però a parlarci in quella presente e viva.

Il giovane italianista e scrittore, musicista e cantautore Giulio Carlo Pantalei (Roma, 1990), con un’accurata ricerca anche d’archivio e competenze musicologiche, mette a fuoco il nesso spesso sottovalutato fra letteratura “pesante” e musica “leggera” nei primi decenni dell’Italia repubblicana. La narrazione, ricca di particolari e aneddoti, è scandita da otto capitoli, incentrati sui singoli scrittori (anche) di versi per canzoni, sulle motivazioni e sulle dinamiche delle singole opere, sugli influssi immediati e di lungo periodo.

La poesia al Festival di Sanremo

S’inizia con il grande poeta “partigiano e seminale” Giorgio Caproni (Livorno, 7 gennaio 1912 – Roma, 22 gennaio 1990), coinvolto in vari modi con il Festival di Sanremo dal 1955, sottolineando che lo chansonnier Jacques Prévert era l’interlocutore privilegiato di quella generazione. Si prosegue con gli anni di Torino (1958-60) contrassegnati dal fermento culturale intorno al gruppo dei Cantacronache e ai circoli intellettuali della città: letteratura, musica, politica, arti visive. Poi il terzo capitolo e il quarto capitolo sono dedicati a due dei torinesi più attivi e “nazionali”, al potere evocativo, eversivo quasi, della parola cantata, sollecitato da Italo Calvino (Santiago de Las Vegas de La Habana, 15 ottobre 1923 – Siena, 19 settembre 1985) e Franco Fortini Lattes (Firenze, 10 settembre 1917 – Milano, 28 novembre 1994).

Negli anni successivi ci spostiamo a Roma (1960-63), il momento di passaggio sarebbe già giunto al Teatro dei Satiri il 23 maggio 1958, dove arriva il Neorealismo in formato canzone guidato da Calvino; in prima fila Moravia, Bassani, Flaiano, Silone e, soprattutto, Pasolini accanto all’effervescente amica Laura Betti, che allestirà dal gennaio 1960 una vera e propria tournée con grande riscontro di critica e di pubblico. I capitoli sesto e settimo (il più lungo) sono dedicati ai “romani”, dopo il fondamentale Pier Paolo Pasolini (Bologna, 5 marzo 1922 – Ostia, 2 novembre 1975) sono trattati insieme Alberto Moravia, Goffredo Parise, Ennio Flaiano e Alberto Arbasino. L’ottavo e ultimo capitolo riguarda gli anni di Bologna (1973-75) e Roberto Roversi. Oltre quaranta pagine di minuziose note bibliografiche e una ricca bibliografia (senza indice dei nomi) concludono la pregevole opera.

Una lingua per cantare. Gli scrittori italiani e la musica leggera.
Giulio Carlo Pantalei
Filologia italiana
Einaudi Torino
Pag. 310, € 24,00
2025 

Scrive per noi

Valerio Calzolaio
Valerio Calzolaio
Valerio Calzolaio, giornalista e saggista, è stato deputato (1992-2006) e sottosegretario all’Ambiente (1996-2001). Ha pubblicato numerosi libri sul tema della migrazioni e dei profughi ambientali.