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Sobrietà e sostenibilità: la bomba sociale e ambientale è pronta a esplodere?

| Laura Tussi

Tempo di lettura: 5 minuti

Sobrietà e sostenibilità: la bomba sociale e ambientale è pronta a esplodere?

Francesco Gesualdi, fondatore del Centro Nuovo Modello di Sviluppo, sostiene che la bomba sociale e ambientale può essere neutralizzata mediante il recupero del concetto di limite, la riduzione del consumo di risorse e una distribuzione più equa. Il Centro, impegnato a livello internazionale, promuove campagne di pressione contro multinazionali, sostenendo il consumo critico come strumento di cambiamento. La sfida principale è superare la resistenza alla sobrietà, affrontando le preoccupazioni sulle conseguenze sociali e pianificando una transizione economica sostenibile.

La minaccia imminente rappresentata dalla bomba sociale e ambientale è pronta a esplodere. Esiste la possibilità di neutralizzarle? Francesco Gesualdi, attivista, saggista e fondatore del Centro Nuovo Modello di Sviluppo, ritiene che sia essenziale recuperare il concetto di limite, ridurre il consumo di risorse e distribuirle in modo più equo. Questo perché le risorse offerte dal nostro pianeta non sono infinite.

Conosciuto anche come Francuccio Gesualdi (Francesco all’anagrafe), è una figura di riferimento in Italia per coloro che si occupano di economia, diritti, povertà ed equa distribuzione delle risorse.

Abbiamo avuto l’opportunità di incontrare Gesualdi durante il nostro primo viaggio in camper. In questo periodo, caratterizzato da sfide storiche per molte comunità nel mondo, abbiamo nuovamente interpellato Francesco per comprendere le dinamiche in corso. Egli spiega: “Studiando i processi di impoverimento, abbiamo identificato rapidamente le responsabilità delle imprese. Abbiamo quindi deciso di elaborare proposte per trasformare il consumo da strumento di complicità con le nefandezze delle aziende a strumento di liberazione a fianco degli oppressi”.

Con il Centro Nuovo Modello di Sviluppo pensate in una dimensione planetaria? o meglio universale? o internazionale?

Con l’avvento del Centro Nuovo Modello di Sviluppo, ci siamo posti l’interrogativo di orientare il nostro impegno a livello planetario, universale o internazionale. Nel momento della sua fondazione nel 1985, il Centro ha focalizzato la propria attenzione sulle disuguaglianze sociali ed economiche, sia a livello nazionale che internazionale.

Ancora oggi, oltre due miliardi di persone vivono in condizioni disumane, non come conseguenza del caso, ma piuttosto a causa di precise scelte economiche. L’analisi dei processi di impoverimento ha portato alla luce le responsabilità delle imprese, spingendoci a formulare proposte concrete per trasformare il consumo da strumento di complicità nei confronti delle azioni negative delle aziende a un mezzo di liberazione a sostegno degli oppressi.

Il nostro impegno si propone di affrontare e superare le disuguaglianze, sia a livello locale che globale, ponendo al centro la responsabilità delle imprese e promuovendo un cambiamento positivo nei modelli di consumo.

Quali sono le vostre campagne di pressione più rilevanti contro le multinazionali?

Tra le diverse iniziative promosse nel corso degli anni dal Centro, spiccano le campagne di pressione che hanno mirato a sensibilizzare l’opinione pubblica su questioni rilevanti. Un esempio noto è la campagna contro Del Monte, volta a sostenere i diritti dei lavoratori impegnati nelle piantagioni di ananas in Kenya. Altrettanto rilevante è stata la campagna contro Chicco Artsana, finalizzata a sostenere le vittime dell’incendio che ha colpito la Zhili, una fabbrica cinese operante in subappalto per Chicco.

Un’altra strategia adottata è stata quella del consumo critico, che implica una riflessione approfondita durante gli acquisti. Si tratta di superare i tradizionali criteri di scelta basati esclusivamente su prezzo e qualità dei prodotti, integrando anche considerazioni sulla loro storia sociale e ambientale, oltre al comportamento generale delle imprese. Questa prospettiva promuove un approccio consapevole al consumo, incoraggiando la selezione di prodotti che rispettano valori etici e sostenibili.

Cosa intendete per consumo critico?

Adottare un approccio critico al consumo equivale a esercitare il proprio voto ogni volta che facciamo la spesa. In questo contesto, stiamo effettivamente esprimendo giudizi sul comportamento delle imprese, premiando quelle che adottano pratiche etiche e penalizzando le altre. Nel lungo periodo, le imprese interiorizzano le preferenze dei consumatori, adattando il loro comportamento e instaurando così una nuova forma di concorrenza.

Questa competizione si discosta dai tradizionali parametri basati sulle caratteristiche estetiche ed economiche dei prodotti, concentrandosi invece sulle scelte sociali e ambientali. In questo modo, il potere del consumatore diventa un motore per incentivare le imprese a adottare pratiche più sostenibili e responsabili, contribuendo a plasmare un mercato guidato da valori etici.

Quali sono state le principali preoccupazioni e sfide iniziali che avete riscontrato?

Quando iniziammo a promuovere il consumo critico, le principali problematiche erano gli squilibri Nord-Sud, la violazione dei diritti dei lavoratori e la corsa agli armamenti. Tuttavia, oggi il panorama delle emergenze si è ampliato ad altre questioni, inclusa la crisi delle risorse, l’eccesso di rifiuti e l’esproprio dei beni comuni. Per questo motivo, la nostra proposta nel contesto dei consumi si è estesa alla necessità di mettere in discussione l’intero stile di vita. Dobbiamo passare dal consumo critico al consumo responsabile, dove la sobrietà è il fondamento di ogni scelta.

La bomba sociale e ambientale è pronta a esplodere??

La bomba sociale e ambientale è pronta a esplodere. Gli opulenti, non accetteremo di ridurre il consumo di auto, luce, gas, acqua, cibo, vestiario e carta. Ridurre il consumo è essenziale per garantire un pianeta vivibile alle future generazioni e per consentire agli emarginati di superare rapidamente le difficoltà. I meno fortunati, che non hanno ancora sperimentato il senso della dignità umana, hanno il diritto di avere più cibo, abiti, calzature, cure, opportunità di studio e possibilità di viaggio. Tuttavia, ciò sarà possibile solo se coloro che godono di maggiori beni materiali accettano di consumare in modo più responsabile.

Usiamo una metafora?

Volendo utilizzare un’immagine suggestiva, potremmo dire che il mondo è abitato da pochi individui sovrappeso che convivono con un esercito di persone magre. Questi ultimi necessitano di un maggior apporto alimentare, ma possono ottenerlo solo se gli individui sovrappeso accettano di seguire un programma dimagrante, poiché sta emergendo una competizione per le risorse limitate. Si assiste a una lotta per le risorse energetiche che porta persino a conflitti armati. La competizione coinvolge l’acqua, i pesci, le foreste, i minerali e, naturalmente, la produzione di rifiuti.

Ad esempio, i cambiamenti climatici ci ricordano che per preservare il nostro pianeta dobbiamo ridurre drasticamente le emissioni di anidride carbonica. La morale della favola è che non è più possibile discutere di giustizia senza considerare la sostenibilità. L’unico modo per conciliare equità e sostenibilità è che le persone abbienti adottino uno stile di vita sobrio, caratterizzato da comportamenti personali e collettivi più parsimoniosi, puliti, lenti e integrati nei cicli naturali.

Consumando in maniera critica è come se andassimo a votare ogni volta che facciamo la spesa

Di quali aspetti dobbiamo farci promotori?

Dopo esserci impegnati a favore della sobrietà, abbiamo realizzato l’importanza di promuovere un nuovo modello di economia e società. Un numero sempre maggiore di individui comprende che, per garantirci un futuro sostenibile, dobbiamo abbracciare il concetto di limiti, poiché il pianeta non dispone di risorse infinite e non può assorbire rifiuti in modo illimitato.

Tuttavia, molti esitano nell’adottare stili di vita più sobri a causa di preoccupazioni persistenti: se consumiamo meno, come sarà possibile mantenere il funzionamento dell’economia e cosa accadrà ai nostri posti di lavoro?

Qual è la ragione che impedisce a molti la svolta verso il consumo critico e la sobrietà?

In altre parole, ciò che impedisce a molti di abbracciare la sobrietà non è tanto l’incapacità di vivere con meno, ma la paura delle conseguenze sociali che potrebbero derivarne. In particolare, preoccupa la prospettiva della perdita del lavoro, il quale rappresenta la fonte fondamentale per garantirsi una vita dignitosa. È pertanto urgente indirizzare gli sforzi verso vie che permettano di uscire dall’economia basata sulla crescita.

La sfida consiste nel passare da un’economia incentrata sulla produzione e il consumo incessante a un’economia che tenga conto dei limiti imposti dalla sostenibilità. Ciò richiede un impegno doppio. In primo luogo, è necessario indicare come organizzare un sistema economico in grado di garantire a tutti una vita dignitosa e soddisfacente, nonostante una produzione e un consumo ridotti. In secondo luogo, è essenziale pianificare la transizione senza arrecare danni alle fasce più deboli.

Nel primo caso, si tratta di rivalutare non solo il concetto di lavoro, ma anche il ruolo del mercato e dell’economia pubblica. Nel secondo caso, è cruciale identificare le azioni immediate da intraprendere a livello fiscale, legislativo e di spesa pubblica. L’obiettivo è che, nonostante il cambio di paradigma, nessuno venga privato delle proprie sicurezze di vita, che comprendono il lavoro, il soddisfacimento dei bisogni fondamentali e la garanzia dei servizi essenziali. Attualmente, ci concentriamo maggiormente su questi due aspetti, auspicando che diventino argomenti di discussione all’interno dell’intera società civile.

Scrive per noi

Laura Tussi
Laura Tussi, docente, giornalista e scrittrice, si occupa di pedagogia nonviolenta e interculturale. Ha conseguito cinque lauree specialistiche in formazione degli adulti e consulenza pedagogica nell'ambito delle scienze della formazione e dell'educazione. Coordinamento Campagna Internazionale ICAN - Premio Nobel per la Pace 2017 per il disarmo nucleare universale, fa parte dei Disarmisti Esigenti, gruppo membro della rete mondiale e premio Nobel per la pace ICAN.