Tanti alberi per il futuro
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Cresce la campagna di messa a dimora di specie autoctone lanciata dai Carabinieri Forestali per creare un “Grande bosco diffuso”. E insieme, messaggio vivo di legalità, prende radici in tutto il paese l’Albero di Falcone. Se ne è parlato a Milano nei giorni dell’incontro mondiale dei giovani e della pre-COP26. Mario Salomone ha portato i saluti e l’adesione della Rete WEEC.
(Immagine di apertura dal sito https://unalberoperilfuturo.rgpbio.it/)
(Milano, 30 settembre) Un grande bosco diffuso della legalità grazie alle scuole (ma anche a Comuni e altri enti) è l’iniziativa (“Un albero per il futuro”) lanciata dai Carabinieri della Biodiversità cui hanno aderito finora più di 400 istituti scolastici, invitati a mettere a dimora gli alberi forniti e prendersene poi cura seguendo i dovuti consigli.
Sul sito del progetto (https://unalberoperilfuturo.rgpbio.it/) gli alberi messi a dimora vengono georeferenziati, perché l’impegno per trattenere grazie agli alberi la CO2 e combattere il riscaldamento globale è un impegno corale, da seguire passo passo e che non si ferma qui, perché nasce da una lunga storia di tutela e di servizio, in primis nelle 130 riserve naturali statali gestite dai Raggruppamenti Carabinieri Biodiversità, Parchi e CITES (che si occupano anche della tutela dei parchi nazionali e dell’applicazione della CITES, la convenzione di Washington sul commercio internazionale delle specie minacciate di estinzione). Qui i custodi in divisa della natura fanno anche educazione ambientale, vanno nelle scuole, gestiscono laboratori e aule didattiche, entrando in rapporto ogni anno con un milione di studenti. L’affidamento delle piante (sottolinea il colonnello Raffaele Manicone, comandante del Raggruppamento Carabinieri Biodiversità) “è un percorso”.
L’Albero di Falcone cresce in tutta Italia

Alla lotta al riscaldamento climatico si unisce quella per la legalità (l’illegalità fa tanti danni all’ambiente) e il Raggruppamento Carabinieri Biodiversità ha anche provveduto a duplicare e distribuire le gemme dell’Albero di Falcone, gemme del famoso Ficus macrophillacolumnarismagnoleides che cresce nei pressi della casa del giudice assassinato nel 1992 dalla mafia. Duplicate nel moderno Centro Nazionale Carabinieri per la biodiversità forestale (CNBF) di Pieve Santo Stefano (AR), vengono date prima di tutto agli oltre centro istituti intitolati a Falcone e Borsellino e a quanti ne facciano richiesta, scuole, Comuni e altre enti.
Un progetto di grande valore educativo e simbolico, cui anche la Rete WEEC assicura il suo sostegno

Se ne è parlato a Milano al Museo di Storia naturale in occasione delle iniziative dei Carabinieri del Comando Unità Forestali, Ambientali e Agroalimentari per la conferenza dei giovani e la pre-COP26. Quasi 800 i collegamenti al webinar (per lo più collettivi, con tantissime scuole di tutta Italia, molte delle quali sono intervenute presentando i loro lavori), mentre altre scuole affollavano gli stand del “Villaggio Natura” disseminati nel polmone verde dei Giardini Indro Montanelli e il contatore del sito girava mostrando in tempo reale le nuove messe a dimora di alberi.

Un forte segnale, insomma dal corpo di tutela ambientale più importante del mondo e un contributo a una “conversione” ecologica da integrare, come ha commentato in chiusura il generale Antonio Marzo, comandante del CUFA, con la transizione ecologica. Che aiuta, ha ricordato Maria Antonietta Quadrelli del WWF nel suo intervento, “a portare la natura nel quotidiano delle scuole” e va sostenuto per il suo rigore scientifico, il messaggio educativo e la forte valenza simbolica.
Il sostegno della Rete WEEC
Parole condivise da Mario Salomone intervenuto nella sua veste di segretario generale della Rete Internazionale WEEC. A “Un albero per il futuro”, ha detto citando un antesignano dell’educazione ambientale, sir Patrick Geddes (“By leaves we live”), assicuriamo tutto il nostro apprezzamento e il nostro sostegno. L’iniziativa dei Carabinieri della Biodiversità è sinergica anche con l’idea di scuole verdi e “capitali del quartiere” che auspichiamo, anche grazie al piano RIGenerazione Scuola del Ministero dell’istruzione e ai fondi del PNRR.
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