Arte e scienza raccontano l’emergenza climatica attraverso la fotografia
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C’è tempo ancora fino al 29 luglio per visitare la mostra “Impronte” di James Balog, uno dei fotografi più influenti e premiati nell’ambito della fotografia ambientale. Molto più che una mostra fotografica, il progetto include anche cortometraggi e video installazioni.
L’evento è inserito all’interno del programma Extra di EXPOSED Torino Photo Festival, un importante festival internazionale di fotografia, ricco di mostre indoor e outdoor diffuse nella città di Torino.
La mostra, a cura di Silvana Dalmazzone e Monica Poggi, è allestita negli spazi interni ed esterni del MAcA (Museo A come Ambiente).
James Balog
Non solo fotografo ma anche attivista climatico e con una formazione scientifica nell’ambito della geomorfologia, è oggi, a tutti gli effetti, fotogiornalista naturalista.
Balog è inoltre fondatore dell’Earth Vision Institute la cui mission è «integrating art and science to reveal environmental change & inspire a balanced relationship with nature». È infatti impegnato fin dai primi anni ’80 nel diffondere un concetto chiave dell’ambientalismo: il legame, cioè, fra componente umana – nonché ciò che spesso identifichiamo con il concetto di “cultura” – e componente naturale.
Impronte. Fotografie di James Balog.

La mostra si apre proprio sottolineando questa sua visione:
Non esiste alcun confine, né alcuna zona di contatto, che separi gli esseri umani dalla natura. Non esiste un’opposizione tra “esseri umani” e natura, ma solo uno stato unificato dell’essere. Nel danneggiare la natura, danneggiamo noi stessi. Nel proteggere la natura, proteggiamo noi stessi.
Si tratta di un concetto tanto semplice quanto complesso da assimilare. Considerare natura e umani come due entità distinte è infatti un errore che spesso anche alcuni di coloro che lavorano nel mondo dell’ambiente commettono. Scardinare la dicotomia natura/cultura è un obiettivo tutt’altro che semplice da raggiungere.
Il titolo della mostra, che sottolinea l’impatto della specie umana sul Pianeta Terra, si sviluppa in tre filoni, nonché tre progetti:
Extreme Ice survey, Survivors e The Human Element.
Extreme Ice survey

Il cuore della mostra è il ghiaccio. Extreme Ice Survey si riferisce infatti al più importante progetto realizzato dallo stesso Balog all’interno dell’Earth Vision Institute. Lo scopo è quello di documentare con rigore scientifico da un lato, e sensibilità artistica dall’altro, uno dei fenomeni più drammatici del nostro tempo: lo scioglimento dei ghiacciai.
Il lavoro nasce dall’esigenza di rendere visibile ciò che spesso rimane astratto nei dati e nelle statistiche, trasformando i numeri del riscaldamento globale in immagini capaci di parlare direttamente all’osservatore.
Il progetto è stato realizzato tra le catene alpine, l’Artico e l’Antartide, sia attraverso la fotografia più tradizionale che, in un secondo momento, attraverso l’utilizzo del time-lapse: una metodologia che permette di osservare, quasi in presa diretta, il ritiro dei ghiacciai anno dopo anno. Il time-lapse ci aiuta infatti a renderci conto di quanto lo scioglimento avvenga rapidamente, senza sosta: un processo tangibile, da cui difficilmente si torna indietro.
Camminando nella sala principale, alzando lo sguardo, è possibile vedere alcuni di questi video che vengono proiettati in maniera ciclica.
Survivors e The Human Element
Il resto della mostra è dedicata ad altri due progetti: Survivors e The Human Element, rispettivamente l’uno dedicato agli animali e l’altro alla specie umana.
Survivors propone ritratti ravvicinati di animali appartenenti a specie minacciate, in contesti di cattività o all’interno di aree protette; in parallelo fotografie di alberi secolari dal carattere unico.
Sono immagini che fanno riflettere molto sulla nostra percezione degli animali e sul trattamento che viene tristemente riservato ad alcuni di loro. L’effetto è senz’altro una sensazione di straniamento e di estraneità, in cui l’animale appare palesemente estraneo rispetto al contesto in cui si trova.

The Human Element è invece ospitato negli spazi esterni del museo e propone l’essere umano come “quinto elemento”, insieme a terra, acqua, aria e fuoco; ancora a sottolineare il fatto che gli esseri umani sono parte di un tutto e non distaccati dalla natura.
Le fotografie mostrano alcune situazioni di estrema difficoltà ed emergenza a causa della crisi climatica, come casi di incendi, deforestazione e inondazione e gli effetti che questi eventi estremi hanno avuto sulle persone.

Il percorso espositivo si conclude con la proiezione di tre documentari – Chasing Ice (2012), The Human Element (2019) e Chasing Time (20024) – prodotti in collaborazione con il Festival CinemAmbiente.
Scienza e arte per la crisi ambientale
Impronte. Fotografie di James Balog dimostra come tutti e tutte siamo coinvolti nelle conseguenze dell’emergenza climatica: piante, animali e umani e gli ambienti che abitiamo insieme, nessuno escluso.
Unendo precisione documentaria, rigore scientifico e sensibilità artistica, questa mostra si configura come una testimonianza unica del nostro tempo, dove spettatrici e spettatori riescono a vedere con i propri occhi cosa significa davvero il cambiamento climatico.
Le fotografie e le riprese video riescono infatti a suscitare tante emozioni, generando una riflessione profonda sul nostro modo di vivere sul Pianeta Terra, a dimostrazione che arte e scienza funzionano bene insieme.
La mostra non si limita dunque a presentare un archivio fotografico ma, attraverso le numerose testimonianze della trasformazione dei paesaggi e delle conseguenze sulle specie, è un vero e proprio strumento di consapevolezza collettiva sull’urgenza della crisi climatica.
Tutte le informazioni relative a prezzi e orari sono consultabili sul sito del MaCa
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- Eleonora Possetto
- Eleonora Possetto è laureata in Lingue e in Turismo culturale e sostenibile ed è da sempre appassionata di letteratura, viaggi ed ecologia. Ha maturato esperienze di volontariato nel campo dell'ambientalismo e dei diritti civili ed è attualmente impegnata nel Servizio Civile Ambientale presso l'Istituto per l'ambiente e l’educazione Scholé futuro.
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