Crisi economica e istruzione

Nell’aprile del 2000 i 164 paesi partecipanti al Forum mondiale dell’educazione, tenutosi a Dakar, si erano impegnati a garantire l’accesso all’insegnamento di base per tutti entro il 2015. L’impegno era stato ribadito pochi mesi dopo da tutti i 191 membri delle Nazioni Unite con la firma degli Obiettivi di Sviluppo del Millennio, in base ai quali l’istruzione primaria universale è diventata una delle priorità della comunità internazionale e delle politiche di sviluppo.

Il Rapporto Mondiale sull’Istruzione, redatto ogni anno da un gruppo di esperti dell’UNESCO, valuta i progressi realizzati in materia di istruzione. Intitolato “Raggiungere gli emarginati”, il rapporto 2010 sottolinea come negli ultimi dieci anni siano stati compiuti passi avanti in materia di istruzione, ma la recente crisi economica stia pesantemente minacciando gli obiettivi raggiunti.

Dal 1999 il numero di bambini analfabeti è diminuito e quello dei bambini che hanno concluso il primo ciclo di istruzione è aumentato. Nell’Africa sub-sahariana il numero d’iscrizioni scolastiche è quintuplicato rispetto agli anni ’90: tangibili, a riguardo, gli avanzamenti osservati in Bénin e in Mozambico. In Asia meridionale e occidentale il numero di bambini analfabeti è dimezzato. Anche le disparità tra i sessi in materia d’accesso all’istruzione sono diminuite: in Senegal il rapporto è di 85 ragazze su 100 ragazzi. Cifre di questo genere smentiscono l’idea secondo la quale i Paesi poveri non sarebbero in grado di registrare rapidi avanzamenti in materia di educazione.

Tuttavia, il rapporto annuncia le difficoltà che stanno affrontando i Paesi per raggiungere gli obiettivi adottati nel 2000, a causa soprattutto delle attuali contingenze economiche e dell’incapacità conseguente dei governi donatori di rimediare alle disuguaglianze e di mantenere gli impegni. «Oggi i Paesi ricchi sono occupati a risanare le proprie economie e i Paesi poveri rischiano, per la mancanza di aiuti, di vedere la propria situazione peggiorare sul fronte educativo – ha dichiarato Irina Bokova, Direttore generale dell’UNESCO -. Non possiamo permettere che una generazione di bambini sia privata della possibilità di accedere all’istruzione e di uscire dalla povertà».

Si ricorda che i ritardi nell’adempimento degli obiettivi nel campo dell’istruzione, conseguenza della crisi, saranno d’ulteriore ostacolo alla crescita economica, alla riduzione della povertà, alla tutela sanitaria e in altri settori. Soprattutto in Africa sub-sahariana, dove tali obiettivi sono da ritenersi prioritari, i piani di spesa per l’istruzione rischiano di subire tagli ingenti. L’attuale incapacità dei governi si manifesta soprattutto nei confronti della lotta alle disuguaglianze. Porre l’emarginazione al centro delle politiche di istruzione sembra l’unica via per garantire una scolarizzazione globale, secondo gli esperti.

A meno di cinque anni dal termine 2015 e alla vigilia della Conferenza internazionale del 2010 sugli Obiettivi di Sviluppo del Millennio, il Rapporto Mondiale esorta i Paesi ricchi e il G20 a trovare modalità per non ridurre gli aiuti ai Paesi in via di sviluppo. Si segnala, inoltre, che le possibilità di raggiungere i target fissati si stanno riducendo e che i donatori dovranno colmare un deficit di finanziamento pari a 16 miliardi di dollari all’anno per essere in grado di raggiungere l’obiettivo di accesso universale all’istruzione primaria nel 2015.

Sono 71 milioni gli adolescenti non ancora secolarizzati, mentre le disparità tra i sessi restano profondamente ancorate. Ci vorrebbero 10,3 milioni di insegnanti in più, nel mondo, per realizzare l’obiettivo di scolarizzazione primaria universale. E si registrano scarsi progressi nella diminuzione dell’analfabetismo degli adulti. Un fenomeno, quest’ultimo, che interessa oggi 759 milioni di persone, un terzo dei quali è rappresentato da donne. La malnutrizione infantile resta l’ostacolo maggiore all’avanzamento dell’istruzione: con la crescita della disoccupazione e il ritiro dei fondi da parte dei Paesi donatori le famiglie più vulnerabili sono costrette a ridurre le spese scolastiche o a ritirare i propri figli da scuola (178 milioni di bambini compresi tra i 0 e i 5 anni ne sono interessati e le cifre sono in aumento). Molti giovani escono dalla scuola primaria senza sapere né leggere, né scrivere.

Il rapporto precisa che la realtà è a volte peggiore dell’immagine presentata dalle statistiche. Si assiste, così, a un fallimento collettivo della comunità dei donatori, che non rispetta gli impegni a favore dell’istruzione di base (stagnanti dal 2004 e in diminuzione dal 2007). Alcuni grandi donatori (Francia, Germania e Giappone) si comportano con una certa illogicità, allocando più della metà del loro aiuto all’insegnamento secondario e superiore. La Spagna, invece, dal 1999 ha incrementato il proprio contributo a favore dell’istruzione di base del 78%.

Gli autori del Rapporto fanno appello al Segretario Generale dell’ONU affinché convochi quest’anno una Conferenza di donatori per tentare di colmare il deficit di finanziamento. Ispirandosi all’esperienza dei Fondi internazionali destinati alla sanità, chiedono agli Stati di adottare strumenti multilaterali più efficaci per l’istruzione finalizzati a ridurre il deficit, a estendere le opportunità di apprendimento e a garantire l’uguaglianza, prevedendo anche un piano di azione appositamente predisposto per migliorare l’efficacia dell’aiuto.

Fonte:
http://www.unesco.org/en/efareport/reports/2010-marginalization/

31 marzo 2010

eco 5

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