Darwin e il galateo

“Per concludere riteniamo di aver dimostrato che in natura esiste una tendenza di certe classi di varietà [animale] a un continuo e progressivo allontanamento dal tipo originale, un avanzamento al quale sembra irragionevole attribuire dei limiti definiti,  e che il principio che determina questo risultato nello stato di natura è lo stesso che spiega perché le varietà domestiche hanno una tendenza a tornare al tipo originale”.

Così scriveva Alfred Russel Wallace nel febbraio del 1858 in un manoscritto che inviò da Ternate, nell’arcipelago delle Molucche, a Charles Darwin che lo ricevette il 18 giugno seguente, un anno prima della pubblicazione dell’Origine della specie!
E Darwin ci perdette il sonno ed entrò in panico perché capì subito che in quel manoscritto era esposta una teoria sostanzialmente identica alla sua , intuita già nel 1838 e raccolta in progress nei Taccuini, in vista della pubblicazione della sua Grande Opera. Anche se Wallace non chiedeva di essere pubblicato, Darwin scrisse all’amico geologo Charles Lyell che più volte l’aveva esortato a pubblicare la sua teoria: “(…)il vostro avvertimento che sarei stato preceduto si è rivelato oltremodo vero, non ho mai visto una coincidenza più impressionante; se Wallace avesse avuto il mio abbozzo manoscritto del 1842, non avrebbe potuto farne un riassunto migliore ! (…) così tutta la mia originalità, qualunque essa sia, verrà fatta a pezzi(…)”. E poco dopo aggiungeva di non riuscire a convincersi di poter pubblicare onorevolmente, allora, una sintesi delle sue opinioni, anzi diceva: “(…) sarei disposto a bruciare tutto intero il mio libro piuttosto di essere tacciato da lui (Wallace) o da chiunque altro di essermi comportato in modo scorretto”.

La soluzione adottata e consigliata a Lyell fu quella di presentare nel luglio del 1858, alla Linnean Society, in un’opera congiunta, alcuni inediti di Darwin insieme al manoscritto di Wallace. Soluzione che fu accettata comunque tra mille scrupoli di Darwin ma con riconoscenza da Wallace che ancora nel febbraio del 1908, rimaneva dello stesso stato d’animo e ci tenne pubblicamente a sottolineare, allo scopo dichiarato di evitare crediti che gli venivano sovente attribuiti, che: ” l’unico fatto che mi associa a Darwin (…) è l’idea di ciò che oggi chiamiamo “selezione naturale” o “sopravvivenza del più adatto” (…) ci venne in mente indipendentemente e fu per la prima volta annunciata in modo congiunto davanti a questa Società cinquant’anni fa”. Quando si dice onestà intellettuale!

La pubblicazione dell’Origine della Specie nel 1859 e la personalità estremamente eclettica di A.R.Wallace avevano poi separato, infatti, le strade, anche scientifiche, dei due personaggi e la fama si distribuì quindi ben diversamente tra di loro.

Ma ci piace oggi ricordare così e divulgare nel 150° anno della pubblicazione dell’Opera darwiniana, questo passaggio biografico di Charles Darwin, che ci dà una misura della qualità morale dell’uomo e dello studioso all’altezza delle sue teorie che oggi sono al centro dell’attenzione culturale e mediatica.

Ricordare questa vicenda è anche un’occasione per rinfrescare la memoria di un “paesaggio” culturale e scientifico, accademico e non, dove avevano ancora diritto di cittadinanza comportamenti “cavallereschi”. Prima che il rumore mediatico, la gazzarra dei talk show e la silenziosa e devastante pratica del “tagliaeincolla” liquidassero qualsiasi galateo nell’esercizio della cultura e il mercato globale e la rete facessero della “intellectual property” un business emergente e dell’etica una faccenda da certificazione.

Riferimenti bibliografici
Wallace, 1891 (Autobiografia)
Federico Focher, L’uomo che gettò nel panico Darwin, Bollati Boringhieri 2006
Darwin F.1959, vol.1

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