Guardare il mondo con gli ‘occhi’ di una pianta: Il cespuglio errante fa tappa al bosco degli scrittori
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Siamo arrivati al penultimo giorno dell’edizione 2026 del Salone del Libro. L’appuntamento di oggi ci chiede uno sforzo particolare, quasi “non umano”: provare a osservare il mondo da un punto di vista diverso dal nostro, calandoci nei panni di un protagonista che accompagna silenziosamente la nostra quotidianità, ma di cui raramente ci interroghiamo davvero sui bisogni, sui tempi e sul linguaggio.
Un narratore inatteso: il viaggio della Salsola tragus
Al Salone Internazionale del Libro di Torino, presso il Bosco degli Scrittori, Dario Voltolini ha presentato il suo ultimo libro dialogando con Antonio Riccardi. Voltolini, docente e scrittore, ha raccontato il percorso creativo che ha portato alla nascita di un’opera definita durante l’incontro “leggera come una piuma e densa quanto un panetto di burro”.
La storia nasce da una premessa narrativa insolita, quasi destabilizzante, resa possibile proprio dal contesto editoriale di Aboca Edizioni: ribaltare completamente la prospettiva narrativa e affidare il ruolo di protagonista a ciò che meno ci si aspetterebbe da un narratore dinamico in viaggio per il mondo. Una pianta.
Ma quale pianta? È questa, racconta Voltolini, la prima vera domanda da cui prende forma il libro. Dopo aver preso in considerazione il fico “maledetto” da Gesù nei Vangeli, la scelta cade sulla Salsola tragus: quelle sfere secche che rotolano nel deserto spinte dal vento, diventate uno dei cliché più riconoscibili dei film western.

La scelta non è casuale. La Salsola tragus possiede infatti una strategia riproduttiva singolare: produce migliaia di semi e, una volta secca, si stacca dalle radici. A quel punto il vento la trascina per chilometri, disperdendo gradualmente i semi lungo il percorso. È un organismo costruito attorno al movimento, un viaggiatore involontario che attraversa paesaggi e confini.
Ed è proprio qui che il libro trova il suo centro narrativo. Il protagonista diventa un “individuo” errante, mobile, senza appartenenze stabili. Un cespuglio che gira il mondo, osserva, ascolta, parla e si pone domande.
Il punto di vista vegetale permette così di prendere una distanza radicale dall’essere umano e dal nostro antropocentrismo. Cosa vede un cespuglio? Come osserva gli esseri umani? Quali gerarchie, quali conflitti e quali contraddizioni emergono quando a raccontare il mondo è qualcosa che umano non è?
Guardare il mondo oltre l’antropocentrismo

Nel libro il cespuglio non ha genere, identità fissa o limiti definiti. Si rappresenta come vuole, vaga continuamente e sviluppa uno sguardo lucidissimo, quasi crudele nella sua capacità di osservazione. Proprio perché esterno all’umano, il suo sguardo diventa più nitido, cinicamente scalto, capace di cogliere dettagli che spesso sfuggono agli uomini stessi.
Nel suo viaggio entra in contatto tanto con la dimensione naturale quanto con quella culturale dei territori che attraversa. In Ucraina ascolta le voci della libertà, diventa testimone di violenze, segreti, macerie e residui di civiltà. Progressivamente assume il ruolo di una sorta di coscienza errante del mondo contemporaneo.
La natura come coscienza errante del presente
E allora cosa lascia questo libro? Forse, soprattutto, una domanda: è possibile imparare una comunicazione non umana? Voltolini sembra suggerire che ascoltare davvero la natura significhi, prima di tutto, mettere in discussione il nostro punto di vista antropocentrico, provando a guardare il mondo da prospettive che normalmente ignoriamo.
Continuate a seguire la rassegna di “.eco”, torneremo con gli incontri dell’ultima giornata del Salone del Libro. Intanto, trovate la nostra Guida al Salone.
Qui il programma del Salone del Libro.
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