“Road to Ischia 2025”: inclusività e partecipazione, Matteo Mazzoni racconta l’educazione ambientale con l’associazione Foresta Modello
Tempo di lettura: 5 minuti
Manca sempre meno all’evento “Comunità sostenibili e resilienti di terra e di mare: un arcipelago di sostenibilità” che si terrà ad Ischia dal 3 al 5 aprile 2025.
La conferenza è pensata per offrire uno spazio di confronto e collaborazione tra le realtà che hanno già intrapreso o desiderano avviare percorsi di sostenibilità, ma anche per tutte quelle persone che vogliono avvicinarsi alle tematiche di tutela ambientale.
L’obiettivo è sviluppare un evento che sia partecipato attivamente e che promuova iniziative bottom-up, pensate per essere applicabili a contesti differenti, accomunati da eventi climatici estremi sempre più violenti e frequenti, che mettono a rischio il patrimonio sociale e culturale delle nostre comunità.
Per promuovere soluzioni sostenibili e innovative, che affrontino le fragilità di questi territori e ne valorizzino le peculiarità culturali, economiche e ambientali, è necessario sviluppare un pensiero arcipelagico, un approccio partecipativo e interconnesso.
Per non arrivare impreparati ad Ischia, abbiamo deciso di condividere alcuni dei progetti che sono arrivati in redazione. Questo è solo un assaggio di quello che troverete ad Ischia!
Introduciamo Matteo Mazzoni, figura poliedrica che incarna la passione per l’ambiente e l’impegno per l’educazione. Laureato in Scienze forestali e ambientali e Architettura del paesaggio, guida ambientale escursionistica, Matteo lavora come educatore presso la Riserva naturale biogenetica di Vallombrosa e collabora attivamente con l’Associazione Foresta Modello delle Montagne Fiorentine ETS. Lo abbiamo incontrato per farci raccontare il suo percorso e le molteplici esperienze che lo vedono protagonista nella promozione di un futuro più sostenibile per il territorio fiorentino e non solo.

Dottor Mazzoni, potrebbe raccontarci brevemente il suo percorso formativo e professionale?
Certo. Il mio percorso è iniziato con la laurea in Scienze forestali e ambientali, proseguendo poi con la laurea in Architettura del Paesaggio, entrambe conseguite a Firenze. Successivamente, ho deciso di specializzarmi ulteriormente con un master in Outdoor Education a Bologna. Parallelamente agli studi, ho conseguito l’abilitazione come guida ambientale escursionistica, con una particolare vocazione per l’educazione ambientale. Dopo la laurea, ho avuto l’opportunità di lavorare per cinque anni all’interno dell’ex Corpo forestale dello Stato, ora Carabinieri forestali, proprio come educatore ambientale nella Riserva naturale di Vallombrosa.
Questa esperienza è stata fondamentale per mettere in pratica le mie competenze e per comprendere appieno l’importanza della divulgazione e dell’educazione ambientale. Da circa un anno e mezzo, lavoro per l’associazione Foresta Modello delle Montagne Fiorentine, un ente del terzo settore che si dedica allo sviluppo sostenibile del territorio attraverso la creazione di reti e collaborazioni tra i diversi attori locali.
Educazione ambientale sviluppo montano
Lei ha menzionato l’associazione Foresta Modello delle Montagne Fiorentine. Ci può parlare delle attività che state sviluppando, in particolare nell’ambito dell’educazione ambientale?
Con l’associazione Foresta Modello, stiamo portando avanti un progetto molto ambizioso di educazione ambientale rivolto a tutte le scuole del territorio dell’Unione dei Comuni Valdarno e Valdisieve, coinvolgendo numerosi soci e altre associazioni. Abbiamo sviluppato una serie di laboratori didattici per le scuole di ogni ordine e grado, dall’infanzia alle secondarie di primo grado, con l’obiettivo di estenderli anche alle secondarie di secondo grado il prossimo anno. Questi laboratori, condotti da esperti soci dell’associazione, affrontano diverse tematiche ambientali legate al territorio, promuovendo un approccio esperienziale e partecipativo. Oltre alle scuole, organizziamo attività di educazione ambientale anche per adulti, come passeggiate naturalistiche ed eventi aperti a tutti.
Un aspetto molto importante del nostro progetto è l’inclusività. Grazie all’acquisto di una carrozzina da trekking monoruota “Joelette Adventure”, possiamo offrire a bambini e bambine con difficoltà motorie la possibilità di partecipare alle nostre uscite didattiche e vivere pienamente l’esperienza nella natura. Questa carrozzina, che richiede l’aiuto di accompagnatori per essere spinta, ci permette di superare le barriere architettoniche e di rendere accessibili sentieri e percorsi che altrimenti sarebbero preclusi a molti. Inoltre, nell’ambito di un progetto più ampio, abbiamo messo a disposizione Joelette e altri strumenti didattici per l’educazione ambientale anche ad altre foreste modello del Mediterraneo, creando una rete di collaborazione e scambio di buone pratiche.
Parlando di rete e collaborazione, il suo lavoro sembra caratterizzarsi per un forte networking con il territorio e diversi stakeholder. Quali sono state le potenzialità e le difficoltà nel coinvolgere il territorio e i vari attori, sia nella fase di progettazione che in quella di attuazione dei progetti?

Il coinvolgimento degli stakeholder è l’essenza stessa del modello “Foresta Modello”. La nostra associazione, come tutte le altre Foreste Modello nel mondo, nasce con l’obiettivo di creare connessioni e sinergie tra i diversi attori che vivono e operano sul territorio: enti pubblici, associazioni, imprese private, centri di ricerca e cittadini.
Non abbiamo incontrato particolari difficoltà nel coinvolgere le persone, perché c’è una consapevolezza diffusa dell’importanza di collaborare per affrontare le sfide ambientali e promuovere uno sviluppo sostenibile. La “Foresta Modello” funziona proprio come piattaforma di dialogo e di azione partecipata, dove ognuno può contribuire con le proprie competenze e risorse.
Certo, ogni progetto ha le sue specificità e le sue sfide. Ad esempio, in questo momento storico, stiamo riscontrando delle difficoltà nel settore della filiera del legno. Molte segherie del territorio stanno chiudendo, e questo crea un problema per la gestione sostenibile delle foreste e per la valorizzazione del legname locale. Per superare questa difficoltà, stiamo allargando la nostra rete, cercando collaborazioni con realtà anche al di fuori del nostro territorio, e puntando sulla digitalizzazione della filiera produttiva per renderla più efficiente e competitiva.

Per quanto riguarda le attività di educazione ambientale per adulti, il progetto “Tre Passi a Monte” è un esempio di successo di collaborazione e di coinvolgimento del territorio. Ogni escursione è organizzata grazie alla sinergia tra diversi soci dell’associazione – guide ambientali, aziende agricole, esperti forestali, associazioni culturali – e questo approccio multidisciplinare rende ogni esperienza unica e particolarmente attrattiva per i partecipanti.
Considerando i suoi studi sull’outdoor education, come vede l’evoluzione di questo modello pedagogico nel tempo e quali prospettive ci sono per il futuro?
Negli ultimi anni, stiamo assistendo a un rinnovato interesse per l’outdoor education, sia a livello nazionale che internazionale. Questo è un segnale molto positivo, perché l’educazione all’aperto offre innumerevoli benefici per lo sviluppo dei bambini e dei ragazzi, sia dal punto di vista cognitivo che emotivo e sociale.
Forse l’outdoor education non è mai realmente scomparsa dalla scuola italiana, ma spesso è stata relegata a iniziative sporadiche e individuali, legate all’impegno di singoli insegnanti. Ora, grazie anche al lavoro della Rete delle Scuole all’Aperto e all’impegno di diverse università, come l’Università di Bologna con il master in Outdoor Education, si sta creando una massa critica e una maggiore consapevolezza sull’importanza di integrare l’outdoor education in modo sistematico nella didattica.
C’è ancora molto lavoro da fare, sia a livello di formazione degli insegnanti che di supporto da parte delle istituzioni scolastiche e degli enti locali. Ma le prospettive per il futuro sono incoraggianti. Si sta diffondendo una nuova sensibilità verso l’importanza del contatto con la natura e dell’apprendimento esperienziale, e questo apre nuove opportunità per l’outdoor education e per la costruzione di una scuola più aperta, inclusiva e sostenibile.
Ultimi articoli
.Eco è la più antica rivista di educazione ambientale italiana. Un ponte fra scuola, associazioni, istituzioni e imprese
ABBONAMENTO INTEGRATO
Scrive per noi

- Redazione
- ".eco", rivista fondata nel 1989, è la voce storica non profit dell'educazione ambientale italiana. Intorno ad essa via via si è formata una costellazione di attività e strumenti per costruire e diffondere cultura ecologica e sostenibilità.
Dello stesso autore
Interviste4 Luglio 2026ActionAid: come cambia il volontariato giovanile tra clima, diritti e partecipazione
Libri23 Giugno 2026I giorni che hanno cambiato l’Italia
Attività 202611 Giugno 2026La Staffetta 2026 è arrivata: tra volontariato ambientale e sostenibilità
Attività 202610 Giugno 2026Studenti sul campo per tutelare il fratino
