Un mondo finto e inquinato
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Tempo fa abbiamo dato notizia della trasformazione di tre spazi scolastici di Como in prati artificiali. E abbiamo spiegato come l’erba di plastica, apparentemente comoda e più economica dell’erba vera, sia un pericolo per la salute (può essere causa di numerose e gravi patologie), un danno per l’ambiente già saturo di plastiche, microplastiche e nanoplastiche, un messaggio (dis)educativo pernicioso e perfino un costo maggiore complessivo, sia per l’installazione e poi la manutenzione, sia per lo smantellamento e lo smaltimento a fine vita.
Mondo finto contro natura
Responsabili della diffusione di prati finti sono i privati che mettono l’erba di plastica dove potrebbero esserci fiori e piante e magari anche un po’ di orto (sono molte le villette che sostituiscono il prato vero con un prato sintetico), ma anche pubbliche amministrazioni.
L’esempio dell’amministrazione del Comune di Como, infatti, non è isolato.
Qui nelle foto vediamo un centro civico di una grande città del Nord, dove convivono servizi pubblici (una biblioteca di quartiere, spazi e sale convegni) e attività private sia pure non profit. Insomma, un “polo culturale” dove troviamo un bistrot che offre opportunità lavorative “per persone vulnerabili e soggetti fragili” e associazioni che dicono di operare per “rendere migliore il mondo in cui viviamo”.
Tanto migliore che qualcuno ha avuto la bella pensata di sostituire l’aiuola del cortile con un tappeto sintetico e di ricoprirne anche l’intero androne, con risultato un po’ straniante e incongruo.
Il messaggio vorrebbe essere “state entrando in un polo culturale accogliente”.
Superficialità, ignoranza, sottovalutazione degli impatti sociali e ambientali
Le cause di tante decisioni che rendono peggiore il mondo in cui viviamo sono diverse e sarebbe interessante capire, caso per caso (la scuola, un polo “culturale”, uno stadio, una casetta di campagna,…) quali sono e quali prevalgono in un mix di stupidità e dolosità:
- dissociazione: tra valori dichiarati e pratiche reali, un segnale, insomma, che l’ecologia integrale è lontana dalla mente anche di chi fa del sociale la base per il suo “business plan”;
- ignoranza: non è una scusante in campo giuridico (“Ignorantia legis non excusat”), non lo è nemmeno in campo ambientale, dove purtroppo è molto diffusa;
- negazionismo: i problemi della salute umana e dell’ambiente sono marginali se non inventati dall’ideologia “verde”, chi se ne importa del clima quando c’è da sapere l’ultima sui Ferragnez;
- assuefazione all’artificializzazione del mondo o, meglio, complicità: il mondo artificializzato ci fa comodo, è talmente compenetrato nelle nostre vite che non ci facciamo nemmeno più caso e la tecnologia ci ipnotizza, che sia l’ultimo modello di smartphone o smartwatch o il miracoloso nucleare di nuova generazione che ci inonderà di energia o il razzo che ci porterà in un bel resort su Marte. L’elenco potrebbe continuare, perché gli imbonitori ci prospettano soluzioni prodigiose e tecnologiche per ogni problema, dal cibo all’energia, dalla mobilità alle cure.
Cinque buoni motivi per battersi contro l’artificializzazione del mondo
Bene dunque ricapitolare cinque buoni motivi per rifiutare l’erba sintetica, come epifenomeno della artificializzazione del mondo, che si manifesta anche con il consumo di suolo, la sostituzione di materiali naturali con materiali sintetici (in barba all’etichetta di presunta “sostenibilità”), la nostra dipendenza patologica con ogni tipo di apparecchiatura elettronica:
- Come spiegato nel precedente articolo sul caso delle scuole di Como, l’erba di plastica (così come altre forme di copertura, come quelle in gomma) presenta gravi criticità per la salute umana e per l’ambiente e consuma altri materiali, oltre alla plastica. Installazione, uso, smaltimento a fine vita: l’impatto è grave in tutte le sue fasi.
- L’erba di plastica copre il terreno, riducendo lo spazio per la biodiversità sia nel suolo, sia in superficie. Se serve a non rinaturalizzare uno spazio impermeabilizzato di asfalto e cemento si perde una grande occasione. La ricchezza di forme di vita di un prato (prezioso in città dove dovrebbero invece moltiplicarsi piccole oasi di natura) viene cancellata e senza fili d’erba, fiori, arbusti il risultato è povero anche sul piano estetico.
- L’erba sintetica viene dal petrolio: si fregano le mani Eni & C., le dittature e le autocrazie dei paesi produttori, l’aspirante dittatore Donald Trump. Crescono le guerre, si aggrava la catastrofe climatica, dilagano ingiustizie e disuguaglianze. Chi mette un prato finto ha molti delitti, sociali e ambientali, sulla coscienza.
- L’artificiale distrugge mestieri e professionalità lungo tutta una filiera. Scompaiono i giardinieri, i vivaisti, i botanici. Scompare il compostaggio. Scompare l’opportunità di esercitare un po’ di manualità, di abituare i bambini (se di scuola si tratta) all’avvicendarsi delle stagioni e alla cura di uno spazio verde, scompare l’opportunità (se di “polo culturale” si tratta, con tanto di bistrot “inclusivo”) di fare qualche lavoro che non sia servire al bar e spazzare il pavimento.
- Infine, il danno è mentale e culturale: ci abitua all’artificiale, distoglie mente e sguardo da spazi e ritmi naturali, ci disconnette dalle reti della vita, ci amputa il pensiero sistemico. Siamo forse già finti, cyborg o androidi, e viviamo in un mondo finto, in un Truman Show.
E tra finto e finito ci manca solo una “i”.
Altri articoli della serie “Tracce”: segni del passato regime fascista, segni di priorità al profitto anche nei servizi pubblici in via di progressiva privatizzazione.

TRACCE. Vedi intorno a te tracce di cambiamenti in corso, problemi ambientali, fenomeni sociali. Insomma, qualcosa che attraverso piccoli segni magari in genere inosservati possono “parlare” e darci spunto per riflettere sulla realtà, vicina e lontana? Mandaci la foto con un commento, usando come esempio e guida la bella rubrica su “.eco” del fotografo Roberto Besana con i commenti di Nello Rossi. Pubblicheremo foto e commenti su questo sito e le più significative sulla edizione a stampa trimestrale.
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- MARIO SALOMONE
- Sociologo dell'ambiente, giornalista e scrittore, Mario Salomone dirige ".eco" dalla fondazione (1989), è autore di saggi, romanzi e racconti e di numerosi articoli su quotidiani e riviste. Già professore aggregato all'Università di Bergamo, è Segretario generale della rete mondiale di educazione ambientale WEEC, che realizza ogni due anni i congressi del settore.
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