Un giardino biologico nell’Alta Valsesia: piante alpine e biodiversità in un’ecosistema unico
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Angela Maria Vicario*
* Dirigente scolastico dell’Istituto Alberghiero Pastore di Varallo Sesia e Gattinara. Referente scientifica botanica, scrittrice e collaboratrice di giornali e riviste specializzate nel settore ambientale.
La mission del Giardino Botanico: tutela e conoscenza delle piante della Valsesia
La mission del giardino è quella di raccogliere, tutelare e far conoscere la piante della Valsesia: le specie che vivono su terreni acidi e ad un’altitudine tra 1600 e 1800 metri trovano naturalmente le loro condizioni ideali, quelle che abitano ecosistemi dell’orizzonte alpino oltre i 2000 metri oppure il piano montano inferiore, al di sotto dei 1400 metri, possono avere delle difficoltà e vanno seguite con particolare attenzione.

La prima regola è osservare l’ambiente, come si evolve, guardare come le piante si adattano e saperle riconoscere anche nel loro stadio “neonato” di plantule; si tratta di un lavoro di precisione e di grande attenzione. Il giardino è un sistema complesso, occorre far affidamento sui benefici derivanti dagli apporti naturali esterni che contribuiscono a mantenerlo sano: si cerca di attirare animali utili organizzando per loro dei rifugi, di inserire piante utili ad attirare gli insetti impollinatori, si lasciano degli angoli selvaggi ai margini del giardino in cui gli insetti ed in particolare le rare farfalle che vivono nel nostro ambiente possano completare il loro ciclo vitale.
Studiamo le consociazioni favorevoli, le piante che vanno d’accordo fra di loro e che si aiutano, è un settore di ricerca in cui moltissimo è ancora da scoprire. Timo e calendula ad esempio non si sopportano, il timo va invece d’accordo con la fragola di bosco.
Un’ecosistema complesso: sinergie e biodiversità

Si tratta di creare sinergie, di mantenere in ogni aiuola il massimo di biodiversità e quando possibile, associare piante come il tanaceto che tengono lontani gli insetti fitofagi. È poi importante trovare l’ambiente adatto per ogni specie: alcune vogliono pieno sole, altre una situazione intermedia ed altre ancora crescono soltanto in zone ombreggiate.
Dopo un po’ di anni, in genere 4 o 5, che le piante vivono nella stessa aiuola, non trovano più la ricchezza pedologica di cui hanno bisogno, deperiscono e i semi, dispersi dal vento o dagli animali, finiscono in altre parti del giardino: è importante osservare dove trovano le condizioni migliori ed assecondarle; se una pianta cresce in un luogo adatto sarà più sana e resistente a malattie e parassiti.
L’ecosistema suolo è importantissimo, i collemboli e gli altri animali del suolo lavorano per noi: quelli di alta quota sono specie particolari e vanno tutelati, per questo non avviene nessun apporto di suolo alloctono. Parte delle piante e delle erbe tagliate diventano compost, la maggior parte serve alla pacciamatura che mantiene l’umidità e temperature mitigate che permettono una vita del suolo esuberante e creano le condizioni ideali di tante piante alpine che vogliono la parte aerea al sole totalmente o parzialmente ma vogliono le radici e le zone del colletto ombreggiate, umide e senza grandi sbalzi di temperatura.
Nessuna aiuola è lasciata a terra nuda, le piante soffrirebbero per disidratazione nei periodi più secchi, l’escursione termica al suolo sarebbe eccessiva ed il substrato sarebbe dilavato in caso di piogge abbondanti ed insistenti.
Le piante che inserite sono di autoproduzione, ottenute da semi biologici raccolti in natura o scambiati con altri orti botanici alpini: si tratta di semi e di piante che non hanno mai conosciuto prodotti chimici di sintesi e questo favorisce lo sviluppo di micorrize, un sistema di simbiosi tra funghi microscopici e radichette delle giovani piante che rafforzano e favoriscono la vita anche in ambienti difficili come il nostro.

Il giardino si trova in prossimità di un conoide di valanga, ad ottobre i pali e le reti della recinzione vengono tolti per limitare i danni e ci fa piacere, durante la primavera d’alta quota vedere gli stambecchi che pascolano nel Giardino perché fa parte del ciclo della natura, l’importante è l’equilibrio tra tutti gli aspetti. Credo che il visitatore attento e sensibile si accorga di questa ricerca di equilibrio che si evidenzia nella bellezza mutevole e in continua evoluzione stagionale.
Di Dott. Angela Maria Vicario, Dirigente Scolastico dell’Istituto Alberghiero Pastore di Varallo Sesia e Gattinara. Referente Scientifica Botanica, scrittrice e collaboratrice di giornali e riviste specializzate nel settore ambientale.
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