In piazza per il clima: la voce dei giovani torinesi torna a farsi sentire
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Lo scorso venerdì 11 aprile anche Torino ha risposto alla chiamata dello sciopero globale per la giustizia climatica, promosso dal movimento Fridays for Future. Centinaia di giovani hanno attraversato la città, da Piazza Statuto a Piazza Castello, per riaffermare il proprio diritto a manifestare e per riportare l’attenzione pubblica sulla crisi climatica.
In un periodo segnato da tensioni internazionali e da governi che, in molti casi, sembrano restringere gli spazi di espressione pubblica, il corteo ha voluto riaffermare un diritto fondamentale: quello a manifestare, a far sentire la propria voce. “Questo corteo non è una passeggiata, la nostra voce deve essere ascoltata” è stato il motto ripetuto più e più volte dai partecipanti.
La mobilitazione ha voluto ribadire nuovamente l’urgenza di investire in un futuro sostenibile. “Siamo arrabbiati per ciò che succede nel mondo – si legge nella locandina diffusa dal movimento – ma non dobbiamo farci prendere dalla paura: bisogna continuare ad avere speranza per un futuro giusto per tutti”.
Al centro della protesta stanno le richieste ormai consolidate del movimento: una transizione ecologica rapida e giusta, la fine dei sussidi al riarmo, una tassazione più equa per i “super-ricchi” e le aziende fossili e politiche in grado di affrontare realmente la crisi climatica e sociale. Temi che, per Fridays for Future, sono sempre più connessi anche a scelte geopolitiche e sociali.
“Avevano detto che non c’erano soldi per la transizione ecologica, ma gli 800 miliardi per il riarmo sono stati trovati.” Hanno sottolineato i manifestanti. “Alla guerra non possiamo rispondere con altre armi – scrivono ancora gli attivisti – e dobbiamo continuare ad investire fondi nella transizione ecologica e nella vita dei cittadini”. Una posizione che punta a contrastare quella della politica, in cui molto spesso la sicurezza viene associata al riarmo e al controllo, mentre “per noi la sicurezza è quella da eventi estremi sempre più intensi, come incendi, alluvioni o ondate di calore che stanno già facendo numerose vittime”.
Fridays for Future denuncia da tempo come la crisi climatica venga spesso minimizzata o ignorata, mentre le grandi aziende fossili continuano a generare profitti record. “La crisi climatica pare dimenticata e i suoi disastri sono trattati come normalità“, scrivono. Di fronte a tutto questo, la richiesta dei giovani è chiara: tornare a parlare della realtà, dei rischi climatici e sociali, e agire prima che sia troppo tardi.
Non solo Fridays for Future
Lo sciopero ha visto la partecipazione di numerose realtà: organizzazioni, associazioni studentesche, il movimento No TAV, sindacati e collettivi. Lungo il corteo, in diversi momenti, ci si è fermati per dare spazio agli interventi di queste voci, che hanno arricchito la mobilitazione con le proprie istanze.
La sezione torinese di Non Una di Meno ha dichiarato: “Riconosciamo nella violenza che devasta territori e corpi, umani e non umani, la manifestazione di un unico sistema oppressivo: capitalista, patriarcale e coloniale, che trasforma ogni forma di vita e di spazio in una risorsa da sfruttare”.
Davanti alla sede di Intesa Sanpaolo, sei manifestanti si sono sdraiati proni sull’erba. Una ragazza ha versato sulle loro schiene un liquido nero e denso, mentre un’altra elencava le rivendicazioni del gruppo. I manifestanti si sono poi trascinati simbolicamente fino all’ingresso del grattacielo. “Questo edificio rappresenta il modello distruttivo della società occidentale – ha affermato la speaker – Intesa Sanpaolo ha investito 80 miliardi in combustibili fossili dal 2015 a oggi”.
Davanti alle OGR, le Officine Grandi Riparazioni, sulla fiancata della locomotiva Frecciarossa esposta, sono apparse fotografie dei ministri Salvini, Nordio e Piantedosi, accompagnate da manifesti con il logo di Fridays for Future contro il DDL Sicurezza e il cosiddetto “decreto eco-vandali”.
Anche il mondo del lavoro ha portato la propria voce: Edy Lazzi, segretario generale della FIOM di Torino, ha chiesto migliori tutele normative, aumenti salariali e il rinnovo del contratto nazionale. “Anche noi, come lavoratrici e lavoratori metalmeccanici, chiediamo uno sviluppo giusto, equo e sostenibile”.
Il segretario della FILT CGIL Piemonte, Giuseppe Santomauro, ha invece denunciato la carenza di investimenti e riforme nel settore trasporti, che hanno causato “una sistematica riduzione dei servizi in termini di qualità e quantità”, rendendo il sistema regionale “largamente insufficiente e inadeguato alle necessità dei cittadini”.
Anche BDS Torino ha partecipato, il movimento per il boicottaggio, disinvestimento e sanzioni contro Israele, portando in piazza la questione palestinese: “In questa giornata di azione per la giustizia sociale e climatica – hanno dichiarato – vi chiediamo di alzare la voce per la Palestina. Da oltre un anno, 2,3 milioni di persone a Gaza stanno subendo un genocidio sotto gli occhi del mondo“. Sul furgone in testa al corteo sventolava la bandiera palestinese.
Davanti al Consiglio regionale, tre attivisti si sono seduti attorno a un tavolo indossando barbe finte. Uno striscione recitava: “Regione d’altri tempi – smog, cemento ed altri scempi”. Uno degli attivisti ha denunciato l’inadeguatezza della classe politica piemontese, ricordando come fino a pochi anni fa si negasse il ruolo umano nel cambiamento climatico. “Oggi – ha detto – i cittadini della regione devono affrontare in prima persona le conseguenze della crisi: fiumi prosciugati e montagne senza neve da un lato, alluvioni e grandinate distruttive dall’altro, nel silenzio delle istituzioni”.
Ad animare il corteo c’erano il duo Laparteintollerante, Lotta e Sharxx, che cantando hanno affermato: “Gli interessi di pochi ne uccidono tanti”.
Più che una semplice manifestazione, quella di venerdì è stata dunque un’occasione per rimettere al centro del dibattito pubblico la questione ambientale, con l’energia e la determinazione di una generazione che non ha intenzione di rassegnarsi all’inazione.
Nella galleria di immagini qui sotto, solo alcuni dei cartelloni preparati dai manifestanti.
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- Vittoria Blancato
- Vittoria Blancato è stata civilista dell'Istituto per l'ambiente e l'educazione Scholé futuro-WEEC Network ETS e ora continua a collaborare con noi. Già studentessa della laurea magistrale in Evoluzione del comportamento animale e dell'uomo (ECAU) presso l'Università degli Studi di Torino, è laureata in Scienze Naturali, ha sempre avuto la passione per la natura e gli animali. Durante il liceo, scriveva articoli per il giornalino d'istituto, sviluppando così un interesse per la scrittura. Nel tempo libero, ama leggere e fare passeggiate nei parchi.
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