La catastrofe ambientale e il male del mondo

copertina_riconda-filosfia-attraverso-storia-filosofia-Un’intervista a un filosofo di lungo corso dell’Università degli Studi di Torino: Giuseppe Riconda, professore emerito. L’intervista, divenuta libro (G. Riconda, Una filosofia attraverso la storia della filosofia. Intervista a cura di M. Brignone, Milano, Mimesis, 2017), tocca tutti i punti più scottanti del presente – dal punto di vista della ragione filosofica. Riassumiamo i punti centrali della presentazione del volume.
Il problema fondamentale che emerge dalle relazioni dei partecipanti (Renato Grimaldi, Marco Brignone, Giovanni Ferretti, Andrea Poma, Claudio Ciancio, Francesco Tomatis, Massimo Mori) è quello della catastrofe del presente: la catastrofe ambientale, come ha rilevato Gianluca Cuozzo, è il punto di approdo di un processo che ci mette di fronte al problema del male nel mondo. Il male nel mondo è visibile dal significato profondo del disastro ambientale: esso ci dona una possibilità inattesa, la visione di un punto d’arrivo nel quale soltanto una rivoluzione profonda, filosofica, può invertire la tendenza attuale.
Strade che si dividono, tra religione e laicità
Qui le strade sembrano dividersi: per Riconda il male del mondo non può essere ridotto alla dimensione della finitezza, ma richiede il richiamo alla dimensione religiosa del peccato originale, seguendo una indicazione, come rilevato da Francesco Tomatis, derivata da Luigi Pareyson. Volgendo le spalle a Dio, l’uomo si è considerato il signore assoluto del creato, con piena libertà di disporre delle cose a proprio piacimento.
Ma la prospettiva religiosa non esaurisce la ‘diagnostica’ del male del mondo. Secondo Massimo Mori legare la filosofia alla dimensione religiosa significa porre il lògos – la ragione- di fronte a un argomento di cui esso non può parlare. Perché la ragione non può – come ha osservato Max Weber – dire quale sia il senso della vita, dell’essere nel mondo. Ciò non significa che una filosofia laica non sia in grado di sviluppare una critica della ragione strumentale, la vera signora di questo mondo, la ragione che egemonizza la tecnologia e i processi che hanno portato alla catastrofe ecologica; il senso della vita, in altri termini, non è necessariamente religioso o spiegato dalla religione.
Riconda, la trascendenza verticale
Quale delle due filosofie, quella religiosa e quella laica, forniscono migliori risposte alla crisi presente? Entrambe, ma in modo diverso: eppure in relazione a un medesimo fenomeno, la degenerazione dell’ambiente e del vissuto. Come soggetti razionali rispondiamo alla crisi con strumenti diversi, a seconda che siamo dotati o meno dell’inclinazione a guardare al di là dell’orizzonte dei fenomeni (trascendenza verticale) o a di là del presente immediato (trascendenza orizzontale). La prospettiva di Riconda si inscrive interamente nella trascendenza verticale; ma alla luce del tema pascaliano della “scommessa” su Dio, come ha evidenziato Claudio Ciancio, o, se si preferisce, alla luce dell’immagine di Schelling: il salto, l’abisso fra Dio e il mondo, dal quale è nato il mondo stesso. Il male viene a essere l’ombra della creazione divina, quasi l’immagine di “quello che Dio non ha fatto”, l’ombra della creazione tout-court. Un’ombra che interferisce nella vita in un processo che conduce al progressivo disvelamento o apocalisse, in cui quello che è appare per quello che è: l’ombra come ombra, l’essere come essere, il finito come finito, l’infinito come infinito. Ma il finito non è privo di relazioni con l’infinito, l’ombra dell’essere non è priva di relazioni con l’essere; il bene con il male, il male con il bene.
La continua lotta fra la luce e l’ombra
Per Riconda, la storia umana non è né progresso, né regresso: è la continua lotta fra la luce e l’ombra, il bene e il male, la lotta che conferisce il senso alla nostra vita e che configura il cosiddetto èschaton. Il punto finale, immaginabile, della storia umana sarà quello in cui il bene si affermerà sulla sua negazione. Ma, ovviamente, soltanto grazie al fattivo impegno del soggetto umano: un impegno sociale e politico cui la filosofia fa da fondamento.
Il libro ha il suo centro nella progressiva dissoluzione di una serie di forme di fiducia nei confronti dei miti politici e filosofici del tempo di guerra e del dopo-guerra, fino agli anni Settanta. Progressiva dissoluzione che ha messo capo a una eclissi dei valori di cui il movimento stesso del ’68 è stato soltanto un momento. La critica della società tecnocratica emersa dal trionfo del capitalismo dopo il 1989 non può avere, secondo Riconda altra base che quella etico-religiosa (p. 29). Ne consegue che soltanto una restaurazione di valori etico-religiosi può portarci oltre la crisi. Il paesaggio teoretico è quello del nichilismo e del “pensiero debole” che costituiscono una apologia dell’esistente (p. 30), un esistente al quale è necessario, invece, contrapporsi. Ma non è possibile contrapporvisi senza una ricognizione storica dei problemi che il pensiero ha trovato sulla sua strada.
Il pessimismo vede il male
Una strada sulla quale Riconda incontra Schopenhauer; non a caso: il pessimismo è “in qualche modo legato alla trascendenza” (p. 75): il pessimismo vede il male. E alla radice della religione c’è il bisogno di redenzione dal male, come affermano Schopenhauer e Scheler. La constatazione del male nel mondo può portare all’ateismo negativo, ma anche a un pensiero schiettamente religioso che può essere teologia negativa, cioè mistica; la teologia negativa può introdurre all’autentica esperienza religiosa; non a caso Riconda si rivolge al pensiero russo, di Solov’ëv e di Dostoevsky, legatissimo alla teologia negativa: qui l’anticristo – soggetto-chiave delle riflessioni legate all’ Apocalisse- non viene a portare “contrasti e guerre, ma riesce ad affermarsi corrodendo tutto dall’interno, banalizzandolo appunto” (p. 115). La banalità del nichilismo – nome filosofico dell’ anticristo- è la sua arma migliore, in una società di massa. E l’alternativa forte del nostro tempo è quella fra nichilismo e cristianesimo, fra il sì a questo mondo e il sì alla vita: la vita che non si risolve sul piano dell’orizzontalità, ma punta continuamente a trascendersi alla ricerca del senso dell’ “essere-qui”: “lo sforzo di realizzare il bene che lotta è una testimonianza che il male non ha vinto, e quindi ci può aprire alla speranza escatologica”(p. 148).
 
Sforzo interpretativo dell’essere della verità
L’atmosfera del pensiero di Riconda, peraltro, si rivela pienamente nel lavoro del 2003, Pensiero metafisico ed ermeneutica edito in C. Ciancio, G. Cuozzo, A. Mina, A. Poma, F. Tomatis (a cura di), Roma Città Nuova Editrice, 2003, recensito dalla scrivente nella rivista “Filosofia” (Anno LV, fasc. I: gennaio-aprile 2004), edita da Mursia e diretta dallo scomparso prof. Marzio Pinottini: una vera testimonianza della centralità del pensiero metafisico per il “Centro Pareyson” di Torino. Il saggio ci immerge in quello straordinario “ozio” in senso classico che è il filosofare; ogni filosofia è sforzo interpretativo dell’essere della verità e la comunità filosofica quale si viene costituendo nella storia della filosofia si configura come comunità di esseri che hanno una vocazione comune e un destino comune. La filosofia, secondo la tradizione platonico-agostiniana, che abbiamo trovato in Guzzo, in Pareyson e in Stefanini, si riverbera in Riconda in una filosofia, appunto, attraverso una storia della filosofia.

Scrive per noi

TIZIANA CARENA
Giornalista, inizia l’attività saggistica per la rivista Filosofia. Vincitrice del Premio Gravina 2001 con l’opera Critica della Ragion Poetica di Gianvincenzo Gravina (Mimesis 2001); ancora sul Gravina pubblica per Brenner nel 2003. Tra i suoi scritti: Percorsi di storia della filosofia contemporanea (Hastaedizioni, 2005) e uno studio sul filosofo Vincenzo Gioberti (Accademia dei Lincei, 2005-2007).

TIZIANA CARENA

Giornalista, inizia l’attività saggistica per la rivista Filosofia. Vincitrice del Premio Gravina 2001 con l’opera Critica della Ragion Poetica di Gianvincenzo Gravina (Mimesis 2001); ancora sul Gravina pubblica per Brenner nel 2003. Tra i suoi scritti: Percorsi di storia della filosofia contemporanea (Hastaedizioni, 2005) e uno studio sul filosofo Vincenzo Gioberti (Accademia dei Lincei, 2005-2007).

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