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Trattare esperienze e ricordi traumatici

| TIZIANA CARENA

Tempo di lettura: 6 minuti

Trattare esperienze e ricordi traumatici
“Eye Movement Desensitization and Reprocessing” è un metodo psicoterapeutico per il trattamento di esperienze e ricordi traumatici, basato su rielaborazione e desensibilizzazione di memorie traumatiche, ma viene anche utilizzato per la prevenzione e la gestione di stress, ansia, fobie, depressione.

Abbiamo intervistato la psicologa Alessia Peretto dell’Università di Torino. Alessia Peretto fa anche l’orientatrice nella scuola secondaria di secondo grado.

Alessia Peretto, psicologa e psicoterapeuta in formazione, iscritta all’Ordine degli Psicologi del Piemonte.
Ha praticato attività sportiva agonistica per dieci anni: durante gli studi superiori, frequentando un liceo scientifico-tecnologico a indirizzo sportivo, e nel primo anno di università. È laureata in psicologia del lavoro e del benessere delle organizzazioni, con lode. Successivamente ha proseguito la formazione presso la Scuola di Specializzazione in Psicoterapia Cognitiva-Costruttivista del Centro Clinico Crocetta di Torino.
Altre specializzazioni: esperta in psicologia dello sport e della prestazione umana, preparatrice mentale nel tennis, consulente sessuale, consulente psicologa dell’orientamento e terapeuta EMDR.

Qual è la sua formazione e perché ha scelto questa specializzazione?

“Mi reputo una persona curiosa, accogliente, determinata e sportiva. Sono un’ex atleta agonista. Ho praticato nuoto puro per dieci anni, fino al primo anno di università. Durante il liceo scientifico ero indecisa tra medicina e psicologia, con la scoperta di cosa volesse dire studiare chimica e con la volontà di continuare uno sport agonistico, ho scelto psicologia e ora la mia professione è quella di psicologa.

Ho studiato tutti e cinque gli anni a Torino: triennale e magistrale in psicologia del lavoro e del benessere nelle organizzazioni (vecchio ordinamento). Durante l’ultimo anno di magistrale ho seguito un master in psicologia dello sport e della prestazione umana, poiché ero convinta di volermi specializzare esclusivamente in questa branca della disciplina psicologica. Ho iniziato a lavorare seguendo società sportive e atleti/e attraverso percorsi individuali. Grazie ai primi e alle prime sportivi/e ho potuto toccare con mano che il mio livello di conoscenze e competenze non era sufficiente ad accogliere la complessità della sofferenza e dei possibili obiettivi dell’essere umano; ciò mi ha spinta a proseguire la formazione con una scuola di specializzazione in psicoterapia ad indirizzo cognitivo-evoluzionista, della durata di quattro anni.

La clinica e la psicoterapia mi hanno da subito affascinata, mi hanno permesso di aumentare conoscenze e affinare competenze non solo professionali, ma anche umane! Infatti, nel percorso di formazione sono previsti anche una terapia personale e didattica, oltre a lavori di gruppo, role-play e prove pratiche. Il percorso di psicoterapia, il tirocinio di specializzazione (previsto nel piano di studi) e i primi e le prime pazienti, mi hanno portata a conoscere un’altra branca della psicologia: la psicotraumatologia. Da qui la formazione secondo il modello EMDR.

Attualmente sto continuando a formarmi e nello specifico in sessuologia e nel trattamento di disturbi del comportamento alimentare (DCA).”

Lo studente oggi che vuole scegliere questa professione quali attitudini deve avere, quali motivazioni?

“Dal mio personale punto di vista, le attitudini necessarie per chiunque voglia scegliere questa professione sono: curiosità, sia verso la disciplina che verso l’essere umano a 360 gradi; volontà di stare in relazione, sia clinica con i pazienti che professionale con colleghi/e e altri/e professionisti/e; umiltà per non cadere in interpretazioni preventive che non ci permettono di ascoltare l’altro al meglio.

La motivazione più importante, sempre secondo il mio parere, è la motivazione allo studio continuo, che sia tramite manuali, libri o corsi, l’importante è non rimanere fermi alle proprie conoscenze e convinzioni, ma avere fame di essere sempre aggiornati sulle ultime ricerche psicologiche, poiché la psicologia è una delle discipline più mutevoli, evolve di continuo, proprio perché si occupa dell’essere umano, anch’esso in costante trasformazione.

Tengo a sottolineare soprattutto la disponibilità a collaborare con altri psicologi e psicologhe, ma anche con altri/e professionisti/e; penso che nessuna professione che si occupa di persone si possa svolgere in solitudine. È una bellissima professione, ma è d’obbligo chiedere e informarsi, oltre che prendersi sempre cura di chi presta le cure!”

Può spiegare in poche righe l’EMDR, una tecnica psicoterapica che utilizza la stimolazione oculare per trattare situazioni o eventi post-traumatici?

L’EMDR (“Eye Movement Desensitization and Reprocessing”) è un metodo psicoterapeutico strutturato per il trattamento di esperienze e ricordi traumatici. Il modello si basa sulla rielaborazione e sulla desensibilizzazione di memorie traumatiche, ma viene anche utilizzato per la prevenzione e la gestione dello stress, dell’ansia, delle fobie e della depressione.

Utilizza la stimolazione bilaterale alternata, destra-sinistra (movimenti oculari, suoni o tocchi), per permettere al nostro cervello di continuare la normale elaborazione degli eventi anche quando situazioni stressanti o traumatiche ostacolano questo naturale processo: l’EMDR aiuta il cervello a rielaborare le informazioni “congelate” in modo disfunzionale. In situazioni di forte stress, il nostro cervello secerne alcuni ormoni in quantità più elevate, tra cui il cortisolo; un eccessivo rilascio di questo ormone nel cervello può provocare un “congelamento” di alcune aree, che quindi non riescono a integrarsi con il resto delle reti neurali.

APPROFONDIMENTO EMDR
A cura di Alessia Peretto

Per trauma, in psicopatologia, si intende “un’esperienza minacciosa estrema, insostenibile e inevitabile, di fronte alla quale un individuo si sente impotente” (van der Kolk, 1996). Il termine trauma deriva dal greco e significa “ferita”; quando si parla di trauma psicologico si fa riferimento, in senso metaforico, a una ferita profonda “dell’anima”.

Non tutte le esperienze dolorose diventano necessariamente traumatiche: molto dipende dall’età della persona, dalle risorse personali, dal supporto ricevuto e dal significato attribuito all’esperienza vissuta. L’esperienza traumatica può assumere forme diverse. Comunemente si distinguono traumi singoli (detti “con la T maiuscola” o “T grande”), come incidenti, lutti o catastrofi, e traumi relazionali (detti “con la t minuscola” o “t piccolo”), derivanti da esperienze continuative, apparentemente di minore intensità ma ripetute nel tempo, come trascuratezza, abbandoni o vessazioni.

Il “T grande” deriva generalmente da uno stato di stress estremo ed è più facilmente identificabile, poiché connesso a eventi specifici. Per quanto riguarda il “t piccolo”, è utile effettuare un’ulteriore distinzione tra:
• trauma per omissione, inteso come trascuratezza, mancanza di protezione e di supporto;
• trauma per abuso (“mal-uso”), che può essere:
◦ fisico (mal-uso della forza);
◦ sessuale (mal-uso della sessualità);
◦ psicologico (come l’assegnazione al/alla bambino/a di ruoli o responsabilità non adeguati all’età);
◦ emotivo (insulti, mortificazioni, umiliazioni).

Il disagio psichico può essere associato a tutte queste tipologie di trauma. Nel caso del “T grande” ci si focalizza maggiormente sull’evento specifico; nel caso del “t piccolo”, invece, l’attenzione viene posta sui ricordi e sulle esperienze che fanno rivivere alla persona sensazioni ed emozioni traumatiche. A partire da tali esperienze, la persona può sviluppare convinzioni disfunzionali su di sé, sugli altri e sul mondo circostante. Si tratta di convinzioni secondo cui perseguire determinati bisogni, obiettivi o relazioni potrebbe comportare conseguenze negative per sé stessi o per gli altri.

Lo stesso Freud aveva avuto un’intuizione riguardo al potere dei ricordi: “Penso che quest’uomo stia soffrendo a causa dei suoi ricordi” (1895).

Disagi psichici come ansia, depressione, disturbi di personalità o disturbi alimentari, pur non essendo direttamente classificati come DPTS (Disturbo Post-Traumatico da Stress, DSM-5), possono in alcuni casi essere associati anche a esperienze traumatiche o relazionali difficili che hanno generato forte stress, senso di impotenza, abbandono o vissuti di disregolazione emotiva (Gonzalez, 2021).

L’EMDR interviene sulle cosiddette “memorie disturbanti” che, se non elaborate in modo adeguato, possono continuare a influenzare il presente della persona, manifestandosi attraverso sintomi psichici o psicosomatici. Nel modello EMDR il lavoro principale si concentra sui ricordi, poiché la loro elaborazione e riorganizzazione può favorire una riduzione della sintomatologia. Si agisce quindi sui ricordi che hanno contribuito allo sviluppo del disagio attuale.

Spesso il disagio psichico, soprattutto nei disturbi di personalità, è legato a traumi relazionali prolungati (“t piccolo”, ad esempio maltrattamenti infantili, negligenza cronica o relazioni disfunzionali) oppure a un ambiente di crescita invalidante e disfunzionale. In questi casi si lavora sia sugli eventi specifici sia su schemi di attaccamento disfunzionali (Bowlby, 1989) e convinzioni negative radicate nel tempo.

L’EMDR aiuta a rielaborare tali esperienze, facilitando l’integrazione delle memorie traumatiche con altre esperienze di sicurezza e con le risorse personali della persona. Si tratta quindi di un processo di rielaborazione e riorganizzazione adattiva delle esperienze immagazzinate in memoria.

Come si agisce? Le otto fasi del modello EMDR
FASE 1 – STORIA DEL PAZIENTE
Si svolge un’accurata raccolta anamnestica, con l’obiettivo di collegare i sintomi attuali alla storia di vita del paziente e agli eventuali eventi traumatici, oltre a indagare altri fattori che possono aver contribuito allo sviluppo delle problematiche attuali.
FASE 2 – PREPARAZIONE DEL PAZIENTE

Viene proposta una psicoeducazione sull’EMDR, focalizzandosi sulla spiegazione delle fasi del trattamento e sull’apprendimento di strumenti per la gestione delle emozioni (ad esempio il “luogo al sicuro”).
FASE 3 – ASSESSMENT (VALUTAZIONE)

Si identifica il ricordo target da cui partire, focalizzandosi sull’immagine peggiore, sulla credenza negativa relativa a sé stessi, sulle emozioni e sulle sensazioni fisiche associate.
FASE 4 – DESENSIBILIZZAZIONE

Mentre il paziente si concentra sull’immagine peggiore, sulla credenza negativa, sulle emozioni e sulle sensazioni corporee associate, si procede con la stimolazione bilaterale alternata.
FASE 5 – INSTALLAZIONE

Si rafforza la convinzione positiva che il paziente desidera sviluppare su di sé, sostituendola alla credenza negativa emersa nella fase precedente.
FASE 6 – SCANSIONE CORPOREA

Il paziente verifica la presenza di eventuali tensioni fisiche residue legate al ricordo traumatico. La stimolazione continua fino alla loro attenuazione o scomparsa.
FASE 7 – CHIUSURA

Si rassicura il paziente e si forniscono indicazioni rispetto a ciò che potrebbe emergere tra una seduta e l’altra, poiché il processo di elaborazione può proseguire anche dopo l’incontro terapeutico.
FASE 8 – RIVALUTAZIONE

Si valuta il lavoro svolto, verificando se i risultati ottenuti si mantengono nel tempo.

Bibliografia
• Bowlby, J. (1989):Una base sicura. Applicazioni cliniche della teoria dell’attaccamento, Raffaello Cortina Editore, Milano
• Gonzalez, A. (2021). EMDR ed elaborazione emotiva: Lavorando con pazienti con grave disregolazione. Mimesis
• Van der Kolk, B. A., & McFarlane, A. C. (Eds.). (1996). Traumatic stress: The effects of overwhelming experience on mind, body, and society. Guilford Press.

Scrive per noi

MARIO SALOMONE
MARIO SALOMONE
Sociologo dell'ambiente, giornalista e scrittore, Mario Salomone dirige ".eco" dalla fondazione (1989), è autore di saggi, romanzi e racconti e di numerosi articoli su quotidiani e riviste. Già professore aggregato all'Università di Bergamo, è Segretario generale della rete mondiale di educazione ambientale WEEC, che realizza ogni due anni i congressi del settore.