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Orlando a teatro: un omaggio a Virginia Woolf

| TIZIANA CARENA

Tempo di lettura: 3 minuti

Orlando a teatro: un omaggio a Virginia Woolf
Una recensione e riflessione sullo spettacolo Orlando, con la regia di Andrea De Rosa, in scena al Teatro Astra di Torino. Una storia antica riletta da Virginia Woolf che, attraverso la metamorfosi del protagonista, riflette su identità, amore e trasformazione.

Orlando

Dall’ omonimo romanzo di Virginia Woolf e dal carteggio di Virginia Woolf e Vita Sackville-West, edito da Donzelli, Scrivi sempre a mezzanotte.

Drammaturgia di Fabrizio Sinisi, traduzione di Nadia Fusini

Regia di Andrea De Rosa

Con Anna Della Rosa

Teatro Astra, Torino 10-15 febbraio 2026

Nella Poetica (50 a 38-50 b 5), Aristotele afferma che “Principio e quasi anima della tragedia è il racconto, al secondo posto i caratteri […] ed è imitazione di un’azione e soprattutto, a motivo di questa, di quelli che agiscono. Terzo […] è il saper dire le cose pertinenti”.

Il racconto è il monologo di un’anima, il carattere è il colore della passione, le parole sono quelle della vicenda di Orlando, rielaborata fantasticamente: nato uomo nel XVI secolo, vissuto per oltre quattrocento anni e poi misteriosamente trasformatosi in donna. Una curiosa e inopinata rielaborazione della figura del paladino resa immortale da Matteo Maria Boiardo, nell’Orlando innamorato (1483) e da Ludovico Ariosto nell’Orlando furioso (1516). Una metamorfosi, questa, che è narrata dalla protagonista, la scrittrice Virginia Woolf (1882-1941) alla luce del suo rapporto con la scrittrice Victoria Mary Sackville (1892-1962); è quest’ultima, nel rapporto, ad assumere le sembianze di Orlando che è uomo ma diventa donna.

La fluidità di genere è tema dei nostri giorni, ma non è ignoto alla cultura occidentale. Basti pensare all’antichità greca: alla connotazione dell’eros nel Simposio di Platone nel celebre discorso di Diotima (209 e 5-212 a 7); a quello che resta delle poesie di Saffo; la percezione del bello è “transgenere”, ma non può prescindere dall’individuazione in un corpo, quindi in una persona, singola e irripetibile, non necessariamente diversa per genere.
Sotto questo profilo, il romanzo di Virginia Woolf immerge il lettore in un’atmosfera “pagana”. Un recupero arduo, questo, che non poteva non essere assegnato, come compito, alla forma del monologo, il monologo di un’anima “che brucia” pronunciato da una assai intensa Anna Della Rosa.

La scena è suggestiva: un antico albero di quercia al centro di un prato verdissimo. Alle sue radici siede una figura femminile con un elegante cappello la cui foggia evoca la Edwarduan era. La complessità della cosa si deve al fatto che anche all’interno di un rapporto omoerotico si riproduce perfettamente la dinamica maschile/femminile: così Virginia desidera Orlando/Vita (cioè Victoria Sackerville) in una dimensione completamente sganciata dalla consueta dinamica maschio/femmina di natura genitale, proprio perché tale dinamica si esprime in un rapporto omoerotico.
Via via che il monologo si sviluppa, ripercorrendo la vita vissuta, piovono dall’alto fogli di carta con una cadenza sempre più intensa: è il ritmo della scrittura che insegue il ritmo della passione amorosa distendendosi nel tempo. Il tempo che fugge irrimediabilmente -“sed fugit interea, fugit irreparabile tempus”, come ha scritto Virgilio nelle Georgiche (III, 284), mentre la passione non riduce la propria intensità e il giorno della morte avanza a passi sempre uguali, ma inarrestabili.
Inarrestabile è, tuttavia, anche la spinta della passione verso l’immortalità attraverso la scrittura.

 Il monologo trascorre dalla gioia d’amore al tormento d’amore, alla gioia del narrare, al perentorio “Supponi che Orlando si riveli essere Vita e che sia tutto su di te!”.
Continuano a planare, dall’alto, i fogli, il segno che la scrittura consegnerà all’immortalità l’inconsueta vicenda, piovono, sino a ricoprire per intero il proscenio, anche le scarpe, le calze che la protagonista si è tolta – segno sinistro di quello che avverrà tra breve. La voce narrante muore. E, morendo, dice la data della propria morte: 28 marzo 1941.
In questa data Virginia Woolf si è suicidata.

Scrive per noi

TIZIANA CARENA
TIZIANA CARENA
Tiziana C. Carena, insegnante di Filosofia, Scienze umane, Psicologia generale e Comunicazione, Master di primo livello in Didattica e psicopedagogia degli allievi con disturbi dello spettro autistico, Perfezionamento in Criminalistica medico-legale. È iscritta dal 1993 all'Ordine dei Giornalisti del Piemonte. Si occupa di argomenti a carattere sociologico. Ha pubblicato per Mimesis, Aracne, Giuffrè, Hasta Edizioni, Brenner, Accademia dei Lincei, Claudiana.