Con una forza prorompente, e spesso cogliendo impreparati gli stessi insegnanti, l’AI è entrata di fatto nel mondo della scuola. Lo dimostra Future Report, un’iniziativa di ricerca qualitativa e quantitativa guidata dall’agenzia anglosassone indipendente per i giovani Livity e supportata da Google. La ricerca condotta quest’estate e pubblicata a settembre ha interessato 7000 adolescenti europei: oltre due terzi degli intervistati ha dichiarato di adoperare per lo studio strumenti di intelligenza artificiale. È per questo che non è più rinviabile una riflessione sul fenomeno e sui software ed applicativi progettati appositamente per l’apprendimento, al fine di supportare generazioni di giovani che presto si affacceranno al mondo del lavoro.
L’entusiasmo di costoro nei confronti di questi nuovi strumenti è palese se si confrontano le ricerche condotte in Italia su Google nell’ultimo anno: “Ai e scuola” hanno registrato un +90% e quelle per “AI e università”, fra giugno ed agosto 2025, si sono incrementate del +135% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Senza parlare delle ricerche su materie specifiche: +250% per “AI e chimica”, +120% per “AI e lingue” e +90% per “AI e matematica”. Stupefacente è un +460% per “AI e compiti” a testimonianza che gli strumenti di intelligenza artificiale sono in grado di offrire un apporto aggiuntivo per l’apprendimento.
Lo stesso Ministero dell’Istruzione e del Merito ha pubblicato il 29 agosto le nuove linee guida per l’introduzione dell’AI nelle istituzioni scolastiche. Esse si concentrano su tre aree:
- Principi, quali centralità della persona, equità, sostenibilità e tutela dei diritti fondamentali (privacy, non discriminazione, dignità)
- Requisiti etici e tecnici, che ribadiscono la necessità di supervisione umana, trasparenza, prevenzione dei biases e gestione responsabile dei dati
- Istruzioni pratiche per le scuole, dagli ambiti di applicazione (didattica, inclusione, amministrazione) fino alle misure di governance e e di monitoraggio.
Come è facile immaginare se gli strumenti di intelligenza artificiale sono percepiti dagli studenti come un alleato prezioso, dagli insegnanti vengono visti come una pericolosa scorciatoia che rischia di indebolire lo studio autonomo. Per ovviare a ciò due dei principali chatbot, Gemini di Google e ChatGPT di OpenAi, si stanno evolvendo e stanno per divenire dei veri e propri tutor interattivi. Coadiuvati da esperti di pedagogia e didattica e scienziati cognitivi hanno messo a punto due funzioni specifiche: Guided Learning (Apprendimento guidato) di Gemini e Study Mode (Modalità studio) per ChatGPT. Anche se gli approcci e le metodologie sono differenti, l’obiettivo è comune, ossia non fornire risposte immediate ma stimolare il ragionamento e la comprensione critica.
Confrontiamone brevemente le caratteristiche. L’apprendimento guidato di Gemini si basa sul modello LearnLM, una famiglia di modelli addestrati appositamente “per l’apprendimento” e integrati in Gemini 2.5 all’inizio del 2025. Tale funzione si ispira a principi consolidati come lo scraffolding (supporto graduale), la pratica del richiamo ed il rinforzo multimodale. In questo caso l’AI avvia una conversazione di tipo “socratico”, ponendo domande aperte al fine di scomporre argomenti complessi in passaggi più semplici e adattando il percorso di apprendimento in base alle risposte ricevute dallo studente. Inoltre è capace di interpretare i ruoli educativi esplicitati nel prompt (tutor, coach, autore di contenuti, etc.) e di sostenere il comportamento pedagogico anche senza ulteriori fine-tuning. Anche Modalità studio di ChatGPT si fonda sul “metodo socratico” offrendo stimoli guidati e risposte suddivise in sezioni chiare, rendendo accessibili tempi più articolati.
Le principali differenze sono più evidenti se prendiamo in considerazione le modalità attraverso cui le due piattaforme implementano tali principi. Mentre Gemini integra automaticamente nelle risposte immagini, diagrammi, flashcards, quiz, guide di ripasso e video tratti da YouTube, ChatGPT si concentra principalmente sull’interazione testuale, offrendo comunque un percorso personalizzato che tiene conto delle risposte precedenti. Inoltre, Gemini ha una funzione dedicata, attivabile tramite un apposito pulsante capace di trasformare una classica conversazione in un percorso di apprendimento guidato. Gli insegnanti hanno anche la possibilità di condividere un link che attiva esclusivamente questa funzionalità. La modalità studio di ChatGPT, invece, si presenta come opzione da attivare o disattivare liberamente dal menu “Strumenti”, palesando una maggiore flessibilità d’uso da parte dell’utente.
Entrambe si muovono orientate verso un futuro dell’istruzione potenziato dall’AI il cui obiettivo dichiarato è quello di rafforzare la comprensione profonda, sviluppando metacognizione e consapevolezza del proprio modo di apprendere. Il cambiamento di rotta è palese, da un’AI che svolge i compiti al tuo posto ad un’AI che ti insegna a farli da solo. E’ un indubbio cambio di paradigma che apre nuovi scenari ed offre grandi opportunità per studenti, docenti e formatori digitali.

Come ci ricorda la Coppa di Pitagora, non ha senso inseguire l’innovazione ad ogni costo né opporsi ciecamente. Essa si presenta come una lezione pratica di sobrietà, equilibrio e limite; punendo l’eccesso occorre recuperare il concetto greco di metriotes (giusto mezzo). Ogni strumento rivela il suo vero valore solo se mediato da una guida di riferimento: ieri come oggi questo ruolo spetta alle professioniste e ai professionisti della formazione.
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- Clemente Porreca
- Porreca Clemente, docente a tempo indeterminato presso l'I.I.S."Albert Einstein" di Torino. Laurea in filosofia ed insegnante nei corsi PNRR DM 65/23 e DM 66/23 su varie tematiche quali: applicativi informatici per l'inclusione, fake news, intelligenza artificiale, sicurezza in rete e cyberbullismo. Formatore ed esaminatore ICDL, DigComp, DigComp Edu
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