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Educazione digitale e controllo dell’età: le sfide dell’Unione Europea

| Clemente Porreca

Tempo di lettura: 3 minuti

Educazione digitale e controllo dell’età: le sfide dell’Unione Europea
L’UE ha lanciato un’app per la verifica dell’età basata sulla crittografia Zero-Knowledge Proof, che protegge i minori senza violarne la privacy. L’obiettivo è superare l’inefficace autocertificazione per contrastare cyberbullismo e rischi algoritmici, in linea con il Digital Services Act. Nonostante le critiche su una possibile sorveglianza di massa, l’articolo ribadisce che la tecnologia non sostituisce l’educazione: scuola e famiglia restano essenziali per formare cittadini digitali critici e responsabili.

Come direbbe Jean Baudrillard, viviamo in un’epoca di “iperrealtà”, in cui la differenza tra identità reale e digitale diventa sempre meno chiara. Tuttavia, il legame tra identità e rappresentazione è qualcosa che caratterizza tutta la storia della cultura occidentale, dato che Luigi Pirandello in Uno, nessuno, centomila descriveva il fatto che ogni singola persona si ritrova prigioniera delle immagini che gli altri hanno creato su di lui. Nel nostro ecosistema digitale, questa idea di molteplicità di identità assume una nuova dimensione e persino l’età — e in particolare l’età dei bambini — rappresenta qualcosa che deve essere controllato, protetto e, allo stesso tempo, salvaguardato da qualsiasi rischio per la privacy.

L’iniziativa dell’Unione Europea per la verifica dell’età online

Questo è il contesto in cui dovrebbe essere analizzata l’iniziativa della Commissione Europea per lo sviluppo di un nuovo strumento software (un’app per la precisione) per la verifica dell’età online, annunciata il 15 aprile dalla Presidente Ursula von der Leyen e dal Commissario europeo per la Sovranità Tecnologica Henna Virkkunen.

I limiti dei sistemi tradizionali di controllo dell’età

Fino ad oggi, la maggior parte delle politiche di controllo dell’età, attuate dai social network e dalle piattaforme digitali, si è basata solo sull’autocertificazione: dichiarare un’età falsa era sufficiente a bypassare qualsiasi restrizione imposta. In altri casi, l’uso di strumenti come la VPN (Virtual Private Network) permetteva agli utenti di aggirare sia restrizioni geografiche che personali. Una politica che col tempo si è rivelata totalmente inefficace, mettendo gli adolescenti a rischio di episodi sempre più frequenti di cyberbullismo, dipendenza da algoritmi e la possibilità di essere esposti a informazioni inappropriate.

Educazione digitale e responsabilità della scuola

Dal punto di vista di insegnanti e scuole, tuttavia, questo problema non può essere inteso solo in termini di politiche di sicurezza informatica, ma piuttosto come la responsabilità di insegnare alle giovani generazioni a utilizzare correttamente questi media. Questo perché, secondo Marshall McLuhan, in effetti, “il medium è il messaggio”. Ogni tecnologia trasforma il nostro stile comunicativo, così come il modo in cui pensiamo e interagiamo. I social network e le piattaforme digitali dovrebbero, quindi, essere considerati ambienti educativi a sé stanti.

Verso una regolamentazione europea uniforme

Negli ultimi anni, i paesi europei hanno seguito percorsi diversi, portando a una politica regolatoria incoerente e inefficace. Attualmente, l’UE cerca di risolvere questo problema utilizzando uno schema legislativo uniforme basato su sofisticate tecnologie crittografiche. Secondo lo scopo dichiarato, il compito è arduo: sviluppare uno “scudo digitale” in grado di garantire sicurezza online ai minori senza trasformare internet in una zona di eterna sorveglianza.

Il nucleo della tecnologia coinvolta è noto come Zero-Knowledge Proof (ZKP). Ciò significa che è possibile dimostrare l’autenticità delle informazioni fornite mantenendo i dati personali privati. Di conseguenza, il sistema può solo identificare se l’utente soddisfa o meno il requisito minimo di età, lasciando altre informazioni come il nome o la data di nascita della persona sconosciute.

Privacy, identità digitale e Digital Services Act

Si tratta di un cambiamento di paradigma significativo: da una semplice affermazione a una prova matematica della propria identità, e una maggiore enfasi sulle considerazioni relative alla privacy. E questa linea di pensiero, a sua volta, è coerente con la nuova legge UE – il Digital Services Act, che impone regolamenti più severi alle piattaforme online riguardo sicurezza, trasparenza e protezione dei minori.

Critiche e rischi del nuovo sistema

Secondo la Commissione Europea, l’infrastruttura tecnica è pronta ed è stata resa disponibile in formato gratuito ed open-source, il che consente ad altri Stati di applicare l’innovazione alle rispettive realtà. Tuttavia, la pubblicazione del codice sorgente ha già suscitato un certo interesse tra gli specialisti della cybersecurity che ne hanno messo in risalto i limiti e le lacune. Alcuni commentatori hanno osservato che l’annuncio avrebbe dovuto menzionare non solo il lancio del programma ma anche i test di sicurezza. Il più critico è Paul Moore, che definisce il sistema come una sorta di “panopticon digitale” ispirato all’opera del filosofo inglese Jeremy Bentham del XVIII secolo. Nonostante le critiche, l’implementazione del programma rappresenta comunque un passo avanti rispetto ai sistemi esistenti.

Tecnologia ed educazione: una sfida culturale

La questione non può essere risolta con un’opposizione riduzionista tra creatività e libertà. Il problema educativo va oltre una soluzione così semplice. Nulla può sostituire l’istruzione che insegnanti e famiglie offrono per formare cittadini digitali responsabili. Sebbene la tecnologia possa fornire strumenti per proteggere i minori, solo l’istruzione può coltivare la loro mente critica ed il loro senso di responsabilità.

Per dirla con Italo Calvino, “una delle lezioni dei tempi moderni è difendere la leggerezza senza perdere profondità”. Anche nel mondo virtuale, forse, la vera lezione dell’educazione sarà proteggere i giovani senza tradire libertà, consapevolezza e complessità di pensiero.

Scrive per noi

Clemente Porreca
Clemente Porreca
Porreca Clemente, docente a tempo indeterminato presso l'I.I.S."Albert Einstein" di Torino. Laurea in filosofia ed insegnante nei corsi PNRR DM 65/23 e DM 66/23 su varie tematiche quali: applicativi informatici per l'inclusione, fake news, intelligenza artificiale, sicurezza in rete e cyberbullismo. Formatore ed esaminatore ICDL, DigComp, DigComp Edu