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“La Terra non è nostra!” e altri insegnamenti del Covid visti dagli occhi di un bambino

| Redazione

Tempo di lettura: 4 minuti

“La Terra non è nostra!” e altri insegnamenti del Covid visti dagli occhi di un bambino

La situazione causata dal coronavirus può insegnarci molto: che l’uomo fa parte della natura; che per il benessere di tutti non servono bisogni inutili, ma sono essenziali la salute, le interazioni sociali e il rapporto con l’ambiente; e soprattutto che “la Terra non è nostra”. Ce lo ricorda Elia, un bambino di 10 anni. Sono cose semplici che però gli adulti sembrano dimenticarsi, riusciremo a farne tesoro nelle nostre azioni future?

Il blocco delle attività umane dovuto al coronavirus ha causato non pochi problemi: dalle problematiche psicosociali a quelle economiche, politiche e sanitarie… eppure ha permesso a tutti, o perlomeno ai più sensibili tra noi, di imparare molto sul rapporto uomo-natura.

Siamo parte della natura

Innanzitutto ha dato la possibilità di accorgersi di quanto l’uomo faccia parte della natura: non ne sta al di sopra. L’opinione pubblica, i social e i mass media si sono affannati nella ricerca delle cause del virus, del “colpevole”, di un capro espiatorio. “La colpa è della Cina”, “l’ha portato lui in Europa”, “che il virus sia un prodotto di laboratorio?”…perché l’umanità fa fatica ad accettare questa verità: gli esseri umani sono esseri fragili, vulnerabili, (naturali!) che fanno parte dell’ecosistema terrestre e che possono essere colpiti da malattie o disagi quando gli equilibri di questo stesso ecosistema sono instabili. Come è avvenuto in altri casi nella storia delle epidemie e come suggerisce la scienza, il SARS-CoV-2 potrebbe essere una produzione ecologica creativa, esito di un’evoluzione naturale spontanea, favorita dalle condizioni contestuali (e qui entra in gioco l’uomo, con le sue attività produttive e di consumo globalizzate e spesso poco attente agli equilibri ecologici). Insomma, è difficile accettare che in quanto esseri naturali, in fondo siamo nella mani della natura, e che se la trattiamo male, bé, la natura risponde. Se proprio abbiamo bisogno di procedere a piccoli passi, perlomeno potremmo iniziare a “scendere di un gradino” e trattarla come un nostro pari, darle diritto di parola e ascoltarla con attenzione. Riconoscerla in quanto primo fondamentale interlocutore per decidere delle nostre azioni.

Fermarsi ad ascoltare

Che siamo esseri naturali non è, in realtà, una verità così terribile. Basterebbe accettarla e riconoscere la natura come nostra maestra. I più sensibili tra noi, se ne hanno avuto la possibilità, hanno visto nel lockdown anche questa possibilità: fermarsi ed ascoltarla. Avere il tempo per cogliere la bellezza di una primavera che, molto più indisturbata del solito, si è risvegliata nelle nostre città. Il coronavirus ha dato infatti a molti esseri umani e alla Terra un attimo di respiro: con la diminuzione delle attività produttive e degli spostamenti umani, è diminuito anche l’inquinamento atmosferico, luminoso e acustico.
La quarantena ha dato l’occasione per fare una pausa, per riflettere sulla propria routine quotidiana e sui propri bisogni, per accorgersi che magari per stare bene non serve molto, quando si è in salute e si ha la possibilità di convivere e condividere con gli altri. Infatti, i più sensibili tra noi si sono anche accorti di quanto l’ambiente esterno e il contatto con gli altri possa mancare stando chiusi in casa; e di quanto le relazioni siano fondamentali per il benessere di tutti.

La voce del piccolo Elia

Per diventare consapevoli di queste cose non serve essere dei professori. In realtà, i più sensibili tra noi sono proprio quelli che probabilmente hanno patito di più la chiusura degli spazi d’incontro, quelli che subiranno gli effetti delle nostre condotte presenti nel futuro, quelli che spesso hanno meno voce in capitolo: i bambini.
Vogliamo quindi dare voce ad Elia, un bambino di 10 anni che in questa quarantena ha fatto delle riflessioni. E che con le sue parole ci aiuta a ricordarci di quanto, crescendo, gli adulti si dimentichino delle cose essenziali, tra cui il fatto che “La Terra non è nostra!”.

Il disegno di Elia

La Terra non è di nessuno perchè siamo tutti ospiti su questo pianeta. L’uomo sta piano piano distruggendo la natura e gli animali si stanno estinguendo, anche le foreste stanno scomparendo. Di animali rari ne esistono pochi; ieri guardando un documentario ho visto animali che non conoscevo. La natura sa come far vivere gli animali perchè se la leonessa non mangiasse le zebre, si estinguerebbe. La natura ha pensato a tutto addirittura di notte ci sono dei funghi e degli insetti che si illuminano. Ci sono animali che durano un giorno e in quel giorno fanno tutto quello che altri animali fanno in anni. Ci sono piante che si arrampicano, piante carnivore, piante che sono cibo per gli uccelli.
Gli animali hanno anche degli amici, dei fratelli, delle mamme e dei papà. Anche l’uomo fa parte della natura ma spesso la distrugge perchè inquina con le fabbriche, le macchine, gli aerei…
Nella preistoria la trattava bene adesso invece la sfrutta. La Terra si è arrabbiata e ci ha fatto un dispetto. Mentre gli uomini sono chiusi in casa, gli animali si stanno riprendendo i loro luoghi così l’orso beve alla fontana di Nago e a Torino la mamma papera con i suoi anatroccoli fa chilometri per raggiungere una fontana nel centro della città.” Elia.

Collegata al tema coronavirus, Elia ha scritto anche una poesia dal titolo “Il dispetto del mondo”.

La poesia di Elia

“Sembra un mollusco ma non lo è

ha la corona ma non è un re

è brutto, cattivo e invisibile.

E quello che sta facendo è un crimine,

ma noi abbiamo medici e infermieri in prima linea,

e insieme sono pronti a combattere la sua ira.

Ce la faremo,

ANDRÀ TUTTO BENE!

Noi lo sconfiggeremo insieme.

E quando tutto sarà finito 

potremo rivedere il mondo 

con il suo sorriso.”

Elia

Elia ci dice che se non rispettiamo la natura, la natura si arrabbia. Ma più di tutto c’è la speranza di riuscire a superare la crisi insieme. E dopo che la crisi sarà passata, “potremo rivedere il mondo con il suo sorriso”.
Ma potremo davvero? Forse, se avremo imparato qualcosa da questo momento storico, se riusciremo ad accettare una verità che in realtà abbiamo sempre saputo, fin dalla preistoria come dice Elia, forse allora saremo in grado di non contribuire a far scatenare l'”ira” della natura sui nostri figli, ma invece a rispettare il nostro Pianeta, stupirci delle sue bellezze e della meraviglia della vita, imparare a cogliere l’armonia degli equilibri ecosistemici e del nostro posto all’interno di essi.

Una particolare analisi del testo di Elia è stata fatta sul blog “Pillole concezionali”.

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".eco", rivista fondata nel 1989, è la voce storica non profit dell'educazione ambientale italiana. Intorno ad essa via via si è formata una costellazione di attività e strumenti per costruire e diffondere cultura ecologica e sostenibilità.